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Parliamo della storia, della legge o della resurrezione? di Renzo Ronca - 22-12-09
[imm da giovani.org]
Attenzione non ho detto “quale Gesù pensiamo di predicare”, ma “quale Gesù predichiamo”. Faccio questa differenziazione perché quasi tutti i credenti pensano di diffondere la figura giusta di Cristo, l’unica possibile, ma spesso non si rendono conto di proiettare invece l’immagine che hanno loro di Gesù; ovvero un figura non sempre corrispondente a quella che lo Spirito di Dio suggerisce. Facciamo il punto allora per confrontarci e trovare possibilmente lo stesso tipo di testimonianza da dare. Nessuno pensi di trasmettere solo quello che dice con le parole, egli trasmetterà agli uditori ciò che ha dentro. Ad esempio se uno è in uno stato di grande pace, non importa tanto la scelta delle parole che dirà, chiunque l’ascolterà recepirà un piacevole senso di pace. Lo stesso dicasi per il contrario: se uno dentro ha una rabbia profonda per un torto subito e che non ancora perdonato, potrà dire le parole più belle, ma ciò che l’ascoltatore “sentirà” sarà solo un senso di mancata giustizia. Se vi ricordate parlammo in passato di questa evangelizzazione con l’esempio dei “vasi comunicanti”[1]. Vi son tanti bravi credenti che parlano benissimo dei consigli della Scrittura e si studiano su come applicarli. La cosa è buona, ma secondo me non è proprio il centro del Vangelo. Questo lo facevano anche gli israeliti e lo facevano meglio di noi formando tante regole comportamentali, però non riconobbero il Cristo. Altri studiano molto la veridicità storica di Gesù, dimostrando con bravura che è veramente esistito e che veramente ha fatto questo ha fatto quello… Anche questa è una cosa buona ma alla fine si parlerà solo della storicità di Gesù. Chi invece è davvero “nato di nuovo” in Cristo ha già in se stesso la presenza del Risorto. Ecco allora che non potrà parlare d’altro che di quello che ha dentro: resurrezione e Spirito Santo. Trasmetterà quello che ha conosciuto, dunque quello che è vero. In lui si avvererà il desiderio di adempiere la maturità della fede cioè concetti del tipo: “Perciò d'ora in avanti noi non conosciamo nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così. Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove. (2 cor 5:16-17) Non conoscere nessuno più secondo la carne è un difficile punto d’arrivo, non di partenza; non è facile per nessuno, ma chi ha conosciuto il Cristo vivo, è in questa direzione che comunque si avvia. Se è distratto da altre cose che riguardano le persone e la legge allora non è ancora “nato di nuovo”, anche se pensa di esserlo. Infatti il resto, tutto il resto, non ha alcuna importanza:il dono delle lingue, la persona divorziata, quello che fa i digiuno, chi mangia la carne, il nome di Dio, la gonna ed il velo per le donne, i giorni festivi, ecc ecc. Adesso è più facile capire quale Gesù dobbiamo predicare? Bene vi prendo in parola e ammesso che siamo tutti d’accordo nel predicare (e vivere) Gesù risorto, vorrei subito mettervi alla prova senza un attimo di respiro: “non dovendo più conoscere nessuno secondo la carne” se si avvicinasse alla nostra chiesa un “trans” che ci dicesse -io ho ricevuto lo Spirito di Dio- come dovremmo comportarci? Scrivetemi pure e parliamone.
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[1] Nel dossier “Evangelizzare oggi” a pag 15 di questo indirizzo (formato pdf) http://www.ilritorno.it/es/eshtml/dossier/d1_ev-og.pdf
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