Gesù consola persona abbattuta

C’è una “Santa cena” che viviamo in noi stessi spiritualmente quando, dopo le amarezze  di ogni giorno, dopo esserci raccolti in Cristo, continuiamo a vivere. Non è sempre facile accettare serenamente questo mondo così come è ridotto. Mai come in questi momenti la morte e la vita, l’accettazione sofferta della volontà di Dio che è come morire al mondo, e i nostri desideri umani che sembrano soffocare, contrastano nella loro drammaticità. Contrastano vicinissimi, così vicini che sembrano nel nostro cuore una cosa sola. E noi infatti così siamo: morti e insieme vivi, distrutti e insieme vincenti… Siamo una estrema fragilità che però in Cristo diventa forza:

"2Corinzi 4:7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. 8 Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; 10 portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; 11 infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. 12 Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi. 13 Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, che è espresso in questa parola della Scrittura: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo, perciò parliamo, 14 sapendo che colui che risuscitò il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà comparire con voi alla sua presenza. 15 Tutto ciò infatti avviene per voi, affinché la grazia che abbonda per mezzo di un numero maggiore di persone moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio.

16 Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. 17 Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, 18 mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne."

 R.R.

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