Bibbia su tavolo accanto chiave e cartello ingresso libero

Ho sempre cercato il Signore in ambienti adatti al silenzio ed alla preghiera. Ricordo che per molti anni, quando ce la facevo, salivo in un eremo abbandonato all’interno del bosco e lì mi fermavo un paio d’ore; pulivo la grotta dalle foglie d’autunno poi mi mettevo seduto ascoltando la Bibbia ed il vento tra i rami.

Recentemente mi capita di portare la Parola del Signore in una chiesa di Viterbo, ricavata da un antico locale medioevale al piano terra. Mi è stata data la chiave in modo da poter aprire il locale anche in qualche pomeriggio. L’altro giorno è stata la prima volta. L’ambiente è piccolo, sotto un antico arco tufaceo, silenzioso; l’unica luce che entra è quella del severo portoncino con sbarre di ferro. Mentre spazzavo alcune foglie davanti all’ingresso scuro mi sono ricordato di quando andavo all’eremo. Lì ero solo con la mia Bibbia e sentivo il Signore vicino; ma anche adesso capisco che mi è vicino. E’ come se tutto quanto fosse stato trasportato qui, in questo quartiere medioevale di questa chiusa città. L’unica differenza è che qui il Signore, proprio in questa indifferenza congenita, si espone di più e non solo a me; si offre in maniera più evidente alla gente che passa. Così ho scritto “ingresso libero” su un foglietto e l’ho incollato sul portoncino. Almeno chi passa da qui e vede il foglietto su questo portoncino con le sbarre, e sa che è libero di trovare Dio, gratuitamente.

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