La promessa del Signore

La promessa del Signore

« E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi » (Giovanni 14:3)
nota musicale nel cielo

L’incoraggiamento appena letto:  “Abbiate tra di voi un medesimo sentimento” (Rom. 12:16), costa un certo impegno perché ci costringe ad uscire dal nostro egocentrismo e a raccordarci con gli altri; è tuttavia indispensabile per poter essere buoni cristiani. La nostra fede infatti si esprime concorde nella fratellanza, non siamo mai veramente soli. Per questo Gesù ha fondato la Chiesa; e la Chiesa richiede ascolto, armonia, umiltà, ordine, pace, amore, servire. Noi infatti siamo individui psicologicamente complessi e tendenzialmente instabili; se fossimo lasciati senza guida dall’alto, non sapremmo stare né da soli né in compagnia. E’ solo con un Maestro “accordatore”, come lo Spirito Santo, che potremo imparare ad essere “intonati” in questo insieme, saldamente piantati sulla Roccia che è il Cristo.  Avere un medesimo sentire è un punto d’arrivo, una maturità che inizia nel saper ascoltare. Non a caso l’invito ad ascoltare è la prima parola di Mosè quando introduce il decalogo al suo popolo:  “Mosè convocò tutto Israele e disse loro: Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo davanti a voi; imparatele e mettetele diligentemente in pratica. (Deuteronomio 5:1); Ed è anche la dichiarazione di fede del popolo ebraico quando, quasi in risposta, recita lo shemà (=ascolta) “Shemà Israèl, Adonài Eloènu, Adonài ehàd” “Ascolta Israele, Il Signore è nostro Dio, il Signore è uno”   (Deuteronomio 6:4).

Noi cercheremo di approfondire l'ascolto prima di tutto di Dio, poi di noi stessi, poi degli altri in famiglia, quindi dei fratelli in comunità:

a) Ascoltare Dio non è imparare a memoria la Bibbia ed applicare la Legge, ma è un rapporto rispettoso e dolce col Signore, che ci metta in grado di recepire e scambiare il Suo amore col nostro e di tradurlo all’esterno in atti pratici;

b) Ascoltare se stessi è saper discernere le componenti carnali e spirituali che si agitano, fermentano, spingono dentro noi stessi; poi sotto la guida dello Spirito Santo saperle disciplinare ed organizzare nelle espressioni di tutti i giorni;

c) Ascoltarsi reciprocamente in famiglia è forse la parte più difficile perché oggi il suo significato sta degenerando in nome di un “progresso sociale” molto discutibile. Inoltre tutti noi siamo esseri in via di trasformazione fisica e spirituale; di conseguenza non c’è mai uno “stop” agli equilibri che si formano, si rafforzano o si affievoliscono o entrano in contrasto dentro una famiglia. Nonni che devono capire ed accettare la vecchiaia; giovani che scoprono le forti emozioni dell’adolescenza; genitori che devono sapersi fare più piccoli per dare spazio…  Non è facile; tutto dipende se al centro della tavola c’è il Signore; solo in questo caso saremo aiutati giorno per giorno a crescere e maturare;

d) Ascoltarsi tra fratelli nelle chiese è molto bello, quando diamo spazio anche agli altri per parlare, quando ci abbassiamo, quando ci intoniamo nei canti con le altre voci, quando preghiamo per i bisogni di tutti e lo Spirito Santo ci conduce come fossimo un’anima sola.

Questo ascoltare che noi abbiamo suddiviso in quattro sezioni, in realtà nel cristiano maturo dovrebbe essere vissuto come una continuità d'armonia. 

L’armonia "normale", per definizione è la “consonanza di voci o di strumenti; la combinazione di accordi, cioè di suoni simultanei, che produce un’impressione piacevole all’orecchio e all’animo” (Treccani). 

L’armonia di Dio coi Suoi figli in una chiesa, in un cuore, in un tempio, è l’ascolto che va oltre l’udito e l’espressione. E’ la percezione tramite sensi carnali e quelli spirituali di una pienezza simile a quella musicale, ma infinitamente più estesa, fatta di grazia e di commozione gioiosa o struggente.

Avere un “medesimo sentimento” nel canto nell’adorazione in chiesa è molto più di una perfetta sinfonia di cento strumenti, molto più di un perfetto coro di cento voci che innalza il suo canto all’Onnipotente. E’ tutto questo, più un sublime coro di creature angeliche, che insieme, come in una dimensione parallela, superando lo spazio ed il tempo, si incontrano e si sovrappongono in una miriade di accordi celestiali. (1)

Abbandoniamo allora ogni eccessivo personalismo, facciamoci piccoli tra gli altri fratelli, consegniamo la voce del nostro cuore allo Spirito Santo  che, come un direttore del coro, saprà inserirla ordinatamente in questa meravigliosa armonia.

 


(1) L’immagine suggerita non è una prosa poetica per abbellire lo scritto, ma è riferita ad un fatto vero: ci fu un profondo sogno-visione notturno, che ebbi molti anni fa, in cui mi fu mostrato l’interno di una chiesa, come siamo soliti vederne, con diverse persone in adorazione che cantavano le lodi a Dio; poi quel canto si fece sempre più bello e accanto a quella chiesa “normale-terrena”, come una dimensione parallela, potei contemplare ed ascoltare come un altro coro di creature davvero angeliche che cantavano all’unisono le stesse lodi ma in forma “celestiale”, in un insieme a fianco della prima chiesa, ma in modo così bello, sublime ed elevato, che non potrei spiegare.

 

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