Il senso del peccato  (anonima) - 25-6-20

 

 

[Penso che l'assenza di Dio costituisca in ultima analisi il peccato, che da un punto di vista spirituale è assenza di vita. Avvicinarci al Signore è come tornare in vita- R.R.]

 

 

Sono giunta alla “conclusione” che sono veramente nel peccato e nata nel peccato, non come forma di condanna scagliata da Dio, quanto piuttosto come una forma generazionale (tipo genetica ma a livello spirituale); e perché ti dico questo:

mentre pregavo cercavo di rivedere tutta la mia vita e la prima cosa che si è palesata era proprio la forma del peccato che era già in me, quindi presente fin dalla nascita; non esiste un bambino che nasce senza questo peccato generazionale spirituale che esiste fin da quando è apparso il primo Uomo.

Il salmo 51

5 Ecco, io sono stato generato,

nel peccato mi ha concepito mia madre.

 

Contratto questo Peccato, in maiuscolo, ne consegue che tutto il resto verrà guastato, ma non come una sorta di fatalismo o predestinazione perché in mezzo a questo problema Dio ci ha dato il grandissimo dono del libero arbitrio. Il senso della nostra esistenza è questo: dobbiamo ricordarci che siamo peccatori, per natura, sia fisica che spirituale.

Ma non per questo significa che siamo tutti dannati e irrecuperabili perché Qualcuno ha corretto questa fatale traiettoria; e quelli credenti che sono morti prima della venuta di Cristo non si sono certo dannati (ne è la dimostrazione palese Gesù sul monte Sinai, dove appaiono Mosè ed Elia).

Arrivo però al dunque.

Sono stata battezzata nella ch cattolica appena nata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e questa azione avrebbe dovuto darmi luce e conforto lungo la mia vita, ma così non è stato.

Non ricordo assolutamente di essere mai stata vicina a Dio e ricordo bene che stavo sempre in fitte tenebre interiori spirituali. Perciò il battesimo con la fede prestata dai genitori, dal padrino e dalla madrina, non mi hanno tolto questo peccato originale.

Non ho assolutamente alcun ricordo del catechismo, di ciò che veniva insegnato, né detto. Tenebre fitte anche qui. Quindi perfino il catechismo è invalido.

Non avevo la minima idea di cosa andassi a fare mentre mi preparavo per la Comunione; sapevo che si riceveva l’Ostia, e fin lì arrivava la mia coscienza. Altre tenebre fitte. È la dimostrazione che tutto il percorso della strada di Cristo deve essere fatto con una coscienza vigile ed intelligente a quello che si sta per fare o “professare”.

La cresima, di questa ricordo le penosissime e vuotissime lezioni del catechismo di preparazione, di una sterilità e vuotezza unica che ricordo ancora oggi, oltre a non aver imparato nemmeno a capire come trovare es. Matteo Cap. 6 versetto etc…

sembra superfluo dirlo ma ti posso assicurare che non imparavo mai come trovare quei passi.

Anche qui molte tenebre e belle fitte.

Quando poi arrivai alla vera e propria Cresima, capii che non ricevetti in me nessuna Luce (Spirito S.) ma rimanevo ancora nelle tenebre.

Qualcuno, magari un cattolico, potrebbe obiettare: “O sei posseduta o non sei andata a confessarti”, eppure, neanche con il sacramento della riconciliazione ebbi modo di migliorare (anzi, a peggiorare drasticamente). L’unica cosa buona del sacramento della riconciliazione è l’esame di coscienza e l’invocazione fatta a Dio per il perdono dei peccati. Ma ripercorrendo la mia vita mi sono accorta che c’è un peccato alla base, che deve essere riconosciuto, per far funzionare tutto il resto… e cioè che siamo nati nei peccati e lo abbiamo contratto già fin dalla nascita.

Può sembrare cattivo, letto così, o assurdo, ma è la nostra condizione umana.

 

Poi tutto il resto: novene, rosari, pellegrinaggi (anche in un famoso luogo di culto che ebbi modo di saggiare come falsissimo) infinite preghiere come la madonna che scioglie i nodi(mai sciolti) o la preghiera che i santi padri raccomandavano e ne assicuravano la sua efficacia, che mai ho potuto constatare.

Sembravo insomma, irrecuperabile. E però calcola che non ho vissuto tutta la mia vita a pensare a queste cose, diciamo che c’è stata gradualità.

Quando poi mi sono decisa a confessare tutto, dall’inizio alla fine, credevo di aver trovato la panacea di tutti i mali, e invece paradossalmente, da lì peggiorò tutto.

La cosa più grave è che il mio peggioramento è avvenuto in un processo di continua manipolazione mentale perché si viene a dire: “Bisogna scontare ecco perché si soffre in quel modo, fare sacrifici, opere, e pregare molto e accettare supinamente questo triste destino, quanto al tuo stato di vita tu cosa senti? Questo o quello? Ebbene devi pregare pregare pregare per capire”; quindi, oltre alle pratiche spirituali univo anche quelle corporali (digiuno ad es.)

Neanche lì le cose sembravano darmi una benché minima parvenza di salvezza.

Questa è per me una enorme grazia perché ad alcuni Dio li lascia nelle loro fantasie, invece io sono rimasta sempre realista.

Tutte queste cose non funzionavano affatto, anzi danneggiavano addirittura alcune sfere private, con il veleno delle “consacrazioni”, spesso ripetute.

 

La mia conversione era già in atto, ma posta in maniera sbagliata.

E per capirlo ho dovuto attraversare questo processo di contaminazione e purificazione nel contempo.

 

Cercavo di badare alle cose spirituali rivolgendomi a cose vuote spesso questi idoli (madonne, vari quadri ritenuti come miracolosi perché muovevano gli occhi al cielo a detta delle testimonianze, preghiere a persone passate oltre , reliquie, immaginette, diari di visionarie, santini) tutta questa fitta coltre di nebbia non faceva che peggiorare la situazione, facendomi perdere il contatto con la realtà e legandomi ad una realtà diversa, che andava oltre, e che con il senno di oggi, capisco che non si doveva oltrepassare. Siamo qui sulla Terra e da qui dobbiamo partire senza strani ausili, manierismi o facilitazioni. La parabola del ricco epulone lo dice chiaro e tondo. Non c’è comunicazione, non per una mancanza o dimenticanza da parte delle anime, ma per esplicita volontà e limite di Dio.

Partire poi da Gesù C. soltanto è il culmine della maturità spirituale (e ancora ci devo arrivare) e che ci rende veramente credenti.

 

Poi… altre cose:Chi sarebbe l’Autorità? Riflettevo nella preghiera. L’autorità è ovviamente l’unica e sola, lo Spirito Santo… che ha guidato anche la chiesa cattolica senza dubbio, con le sue varie ramificazioni di approfondimento per la ricerca della Verità…Perché non ci ho pensato prima credendo addirittura che lo Spirito santo avesse bisogno di stampelle?

Mc cap. 1:15 “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo”; questa è l’unica autorità dettata dallo Spirito Santo, mediante il Battesimo. Lo Spirito Santo non ci ha detto: “Credi a Pietro e a tutto quello che dice perché è la Pietra”, oppure “Segui Paolo”, ma piuttosto fece dire a Maria: “Fate tutto quel che vi dirà” Gv cap.2:5

 

E’ Gesù Cristo stesso l’autorità. Mediatori… quali mediatori se Lui si definisce l’unico mediatore fra Dio e l’uomo?

Quanto alla supposta verità di “santi padri” che lasciano il tempo che trovano; […]

Dare eccessiva  importanza a queste figure significa essere non-credenti. Non si può infatti essere “luterani”, “calviniani”, “agostiniani”, “domenicani”; tutte queste asserzioni sono infantili. Dovremmo essere unicamente dello Spirito Santo e di Cristo Dio, come diceva Paolo. Al massimo si può simpatizzare per una linea di pensiero, ma la Verità non ha bisogno di simpatie.

Credo che il Battesimo fatto con coscienza (quindi età della ragione) sia quello più efficace per togliere il peccato originale. [...]

 

 

 

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