Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

IL TEMPO TERRENO E IL TEMPO DI DIO

La terminologia umana: antropoformismo biblico; “Io-sono”: un  presente continuo

 di Renzo Ronca - (tratto e aggiornato da ES3 -2001)

 

Un amico lettore ci pone un’interessante quesito: “Se Dio non ha avuto un inizio essendo eterno, prima di creare l’universo e l’uomo, come manifestava il suo amore?”  Forse è il momento di provare a sospingere il nostro pensiero molto lontano. Faremo delle ipotesi; prendetele per quello che sono e se qualcuno ci vorrà correggere o migliorare sarà sempre il benvenuto.

 

 

La terminologia umana - antropoformismo biblico

Tutto il nostro linguaggio è naturalmente concepito e realizzato per noi stessi, ovvero per delle creature che si muovono, parlano e agiscono sulla terra.

Siccome l’uomo cambia, anche il linguaggio ne risente e si trasforma col passare degli anni; tuttavia per quanto trovi nuove forme e significati, rimane sempre una espressione, una manifestazione dell’uomo.

L’uomo ha dei limiti ed il linguaggio pure. Di questa limitatezza dobbiamo sempre tenere conto quando parliamo di concetti religiosi.

Di tutto ciò che è divino noi non abbiamo terminologie adeguate; per poterlo fare  dobbiamo dunque “inventarci” dei ragionamenti complicati e contorti, che non sempre danno l’idea giusta di ciò che uno ha in mente.

Una “scorciatoia” per semplificare il tutto consiste nel proiettare su ciò che non conosciamo (Dio in questo caso) alcune qualità umane fisiche e morali come “Egli vede, pensa, si pente, decide, è geloso, osserva, dice…” Questa attribuzione viene definita "antropoformismo biblico" e ci facilita la comprensione del concetto che vogliamo esprimere semplificandolo al massimo, ma rischia di deviarci da un approfondimento serio, in quanto nessuna terminologia è adeguato a Dio. Inoltre l’uso ripetitivo e poco appropriato di questi termini potrebbe “umanizzare” troppo il divino rendendolo banale.

D’altra parte quando vogliamo farci intendere dal bambino usiamo dei modi infantili per rapportarci a lui; il modo d'esprimersi cambierà poi al crescere del bambino, fino alla maturità.[1]. Dunque non abbiamo molte scelte: usiamo pure il linguaggio che più ci è congeniale, ma ricordiamoci sempre che “Dio non è un uomo, perché possa mentire, né un figlio d'uomo, perché possa pentirsi.”[2] Egli si esprime in moltissimi modi che spetta a noi cercare e approfondire.[3]

Gesù stesso rappresenta il primo anello di congiunzione: Egli è come una porta[4] che da un lato si apre sulla terra  e dall’altra si apre nel cielo.[5]

Egli ci prepara alla conoscenza della presenza divina in noi stessi con lo Spirito Santo che nella maturità cristiana ci permea e ci avvolge.

Le Scritture bibliche rappresentano una specie di binario su cui scorrere, ed una fonte da cui bere, tenendo conto ovviamente dei limiti delle parole.

Lo Spirito di Dio ci aiuterà a penetrare ed approfondire i concetti al di là dell’aspetto letterale.[6]

Abbiamo dunque, schematizzando al massimo, alcune “età” nell’uomo viste attraverso la Bibbia:  Concepimento;[7]  Infanzia;[8]  Adolescenza;[9] Maturità;[10] Anzianità;[11] ed è logico che la consultazione delle Scritture risenta di queste differenze in base alle frasi che andiamo a leggere.[12]

 

“Io-sono”: un  presente continuo

Esodo 3:13-15 Allora Mosè disse a DIO: «Ecco, quando andrò dai figli d'Israele e dirò loro: "Il DIO dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi mi dicono "Qual'è il suo nome?", che risponderò loro?». DIO disse a Mosè: «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: "L'IO SONO mi ha mandato da voi"». DIO disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "L'Eterno. il DIO dei vostri padri, il DIO di Abrahamo, il DIO d'Isacco e il DIO di Giacobbe mi ha mandato da voi. Questo è il mio nome in perpetuo. Questo sarà sempre il mio nome col quale sarò ricordato per tutte le generazioni".

Leggiamo con calma questa frase. Mosè, vedete, chiede il nome di Dio. La risposta di Dio è sconcertante, non risponde con un nome vero ma con un modo di essere.  L’Io sono, ovvero Colui che esiste, che “è”. “Questo è il mio nome in perpetuo” dice il Dio di Abramo e di Isacco. Sulla terra non abbiamo un termine che esprima questo presente continuo nell’eternità; I primi tempi si collegano con gli ultimi nello stesso concetto: «Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio, e la fine», dice il Signore «che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente»[13].  Si intravede un tempo diverso dal nostro; un tempo dove passato, presente e futuro sono in un perfetto insieme davanti a Dio. Tentiamo di spiegarlo meglio:

 

 

 

 

                                        

Una linea retta, orientata, dove in un qualsiasi punto troveremo da una parte il passato, di fronte il presente e dall’altra il futuro. Ora prendiamo la linea e immaginiamo di piegarla (per maggiore facilità osservate le figure successive):

       

 

 

 

 

Schematizziamo un eterno presente. Pensateci bene. Vedete nel terzo disegno il cerchio. Immaginate di trovarvi al centro e di osservare un punto della circonferenza, poi un altro punto…. Qualsiasi punto della circonferenza avrà la stessa distanza dal centro. E’ sparito il “passato” e non trova posto “il futuro”, eppure sono entrambi presenti, nella stessa circonferenza. Passato presente e futuro sono tutti insieme “sotto gli occhi” di un ipotetico osservatore che si trovi al centro del cerchio. Ma cos’è per noi la circonferenza se non l’eternità? E cos’è il centro se non Dio stesso?

 

La nostra ipotetica circonferenza esterna rappresenta il tempo, ovvero le epoche storiche. Questo significa che Adamo, Isaia, Gesù, Paolo, Giovanni sono “alla stessa distanza” da Dio. Ovvero identici davanti a Lui. Ma non solo loro, anche la generazione dei nostri nonni, dei nostri genitori, e persino noi stessi siamo “al presente” davanti a Dio. E non solo noi, anche il futuro, risulta allo stesso livello, ovvero “presente continuo”; dunque anche i nostri figli e perché no, anche i figli dei loro figli che non sono ancora nati… Provate a pensarci senza farvi venire il capogiro: dal primo uomo fino all’ultimo, dal primo secondo della creazione fino alla fine dei tempi, tutto perfettamente “presente” davanti a Dio!

In questa ipotetica prospettiva le parole del Signore acquistano un significato più profondo:

  

Apocalisse 1:8 «Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio, e la fine», dice il Signore «che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente».

 

Tutto questo discorso serve a meditare sulla relatività del tempo terreno rispetto a quello di Dio. Ecco allora che la domanda del nostro amico “Dio, prima di creare l’universo come manifestava il Suo amore?”  Deve arricchirsi di nuove valenze. Davanti a Dio infatti il “prima” e il “dopo” non hanno senso. "Egli è".

 

Noi come esseri umani limitati in un corpo e ristretti un una "dimensione terrena" non possiamo capire la profondità di queste aperture. Con l’aiuto di Dio riusciamo un poco ad intravedere, ipotizzare, immaginare…  ma ad un certo punto dobbiamo fermarci; abbiamo bisogno di esempi. Ci vogliamo provare? 

[per ulteriore approfondimento vedi anche: "Dimensione umana e dimensioni di Dio"]

 

L’ambiziosa domanda è “come agisce Dio?”  Pensiamo all’uomo creato “ad immagine di Dio”.

Ci deve essere qualcosa in piccolo che ci indichi una via… Pensate al sogno, alla fantasia… Nel sogno noi non siamo legati allo spazio né al tempo. Ciò che pensiamo sembra esistere veramente. In quel mondo misterioso ed illusorio pensiamo di volare e voliamo, pensiamo ad una persona ed è lì davanti a noi… Nella fantasia succede qualcosa di simile: la mente suscita immagini che certe volte “viviamo” come esperienze quasi vere con grande emozione. Ecco, da questi sprazzi di mistero possiamo intuire la grandezza di Dio. Noi abbiamo una certa “creatività”, ovvero la facoltà di immaginare elaborare nuove idee e poi di riprodurle in senso pratico. Dio non percorre tutti questi passaggi: pensiero, creazione, realizzazione, sono un tutt’uno.

In Isaia dice: “come ho pensato, così sarà, e come ho deciso, così accadrà”[15]

 

L’Eterno è per noi, per la nostra logica terrena, un assurdo: infatti “L’Io-sono” è allo stesso tempo “prima” e “dopo”. Non esiste un “prima” e un “dopo” staccati, con degli altri spazi in mezzo, se non nella nostra limitata concezione lineare del tempo.

Egli nella Bibbia parla il nostro linguaggio come il papà o la mamma quando si fanno piccoli per comunicare coi neonati, ma crescendo saremo istruiti, e lo Spirito Santo quando sarà il momento ci trasformerà, così potremo parlare come esseri spirituali e non più carnali.  Dio è il Dio dei vivi e tutti da Adamo all’ultimo uomo che deve ancora nascere sono vivi davanti a Lui; “Infatti, quando gli uomini risusciteranno dai morti, né si ammoglieranno né si mariteranno, ma saranno come gli angeli in cielo. Riguardo poi alla risurrezione dei morti, non avete letto nel libro di Mosè come Dio gli parlò dal roveto, dicendo io sono il Dio di Abrahamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Egli non è Dio dei morti, ma Dio dei viventi.”[16]

 

 Più avanti proveremo a parlare di come si inserisce la nostra preghiera nell’eternità, in questo tempo eternamente presente  (continua)

 

 

 

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[1] Se ci fate caso già nel linguaggio della Bibbia, soprattutto all’inizio, si vede questo tentativo di Dio di arrivare a noi nella forma più diretta e semplice possibile appoggiandosi ad esempi diretti della nostra vita. Egli suscita persone comuni che esprimono con semplicità ed efficacia i Suoi pensieri nel linguaggio del loro tempo e nella loro natura e nel loro carattere.

[2] Numeri 23:19

[3] Giobbe 33:14 "Dio infatti parla in un modo o nell'altro, ma l'uomo non ci bada"

[4] Giovanni 10:9 "Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo".

[5] Giovanni 14:7-10 "Se mi aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; fin da ora lo conoscete e l'avete visto». Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù gli disse: «Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: "Mostraci il Padre?" Non credi che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso. Il Padre che dimora in me è colui che fa le opere".

[6] 2Corinzi 3:4-6 "Or questa fiducia noi l'abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita".

[7] L’uomo ricorda poco di questo misterioso periodo di nove mesi nel grembo materno. Rapportatelo (con le dovute cautele) al periodo in Eden, al  “paradiso perduto” all’origine verso cui tendiamo a tornare.

[8] Dio è visto come un bambino vede il proprio papà:  piuttosto lontano, pauroso, severo ma presente, dalla voce che intimorisce ma che rassicura e protegge

[9] La percezione diretta di Gesù. Il seguire dell’uomo il proprio Maestro, non sempre del tutto compreso, ma con un  primo timido sviluppo di un’attività, di una scelta

[10] L’Età dello Spirito Santo, dell’elaborazione interiore degli insegnamenti, del radunarsi insieme, dell’agire in forma piena e decisa

[11] Non è più importante agire quanto contemplare, pregare, percepire… La parte fisica dell’uomo lascia spazio allo Spirito puro che sempre più lo trasforma in vista del passaggio finale

[12] Una piccola riflessione: dire “Il Dio del Vecchio Testamento è più duro, poco incline al perdono, parla sempre di morte e di guerre… ecc.” non è esatto. Se il colore del linguaggio (nella sua esteriorità)  come abbiamo visto, è la trasposizione  di ciò che è umano, allora sarebbe più giusto dire “L’uomo del vecchio testamento era più duro, poco incline al perdono, sempre in mezzo alle guerre…”

[13] Apocalisse 1:8

[15] Isaia 14:24

[16] Marco 12:25-27

 

 

 

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