Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

IL VIAGGIO DELL’UOMO E DELLA CHIESA VERSO DIO - 22 parte

 

(renzo ronca  - Tratto e aggiornato da ES2 - 17-5-10)

 

LINEA IDEALE: ACCENNI AL RAPPORTO DIRETTO CON DIO NELLA SOLITUDINE E NELL'ABBANDONO

 

 

    Ed allora, quale sarà quella via più breve che abbiamo disegnato? Di cosa sarà fatta se non di solitudine?

      Solitudine dal mondo, in primo luogo; ma anche solitudine interiore, come quando si digiuna. La Parola di Dio ci verrà a mancare, non perché Dio ci viene a mancare, ma perché e' la prova del deserto che tutti dobbiamo passare. Non si procederà più seguendo una ragione, una logica, una motivazione di buon senso: tutti i nostri ragionamenti saranno stravolti: resterà solo la fede. Chi si fiderà fino in fondo riuscirà a camminare nel deserto di queste cose morte che chiamiamo mondo e troverà il suo orientamento chiudendo gli occhi, guardando da dentro al cuore, per non vedere con gli occhi ciò che vedono tutti, cioè una modalità inconsistente e vuota chiamata falsamente realtà.

      A che vale allora fare questioni di gerarchie, di proibizioni, di santità delle regole, di fronte all'avvento di Cristo? Ognuno viva nel suo cuore la fede che ha appreso dal Signore e si sforzi d'amarlo sopra ogni cosa. Si sforzi ognuno di adempiere al proprio servizio, cercando sempre di capire qual'e' quello che Dio si aspetta da lui; non ciò che gli altri, o i suoi stessi ragionamenti si aspettano; ma quello che Dio stesso si aspetta.

      Eccola allora la nostra strada: solitudine, poche o nessuna consolazione se non quella dello Spirito Santo, attesa, servizio umile, preghiera continua con rendimento di grazie, intercessione per chi vorrebbe riconciliarsi col Signore, per chi sta male, per chi e' trattato ingiustamente. Soffrire con chi soffre -non insegnare a chi soffre regole pesanti-  soffrire con lui, pregare assieme a lui e piangere con lui cercando di riportare la speranza. Essere disponibili, preparare la strada a chi ha difficoltà, accompagnare le persone accanto a Gesù e poi umilmente diminuire, come fece Giovanni il Battista, affinché solo il Cristo possa esistere. Sforziamoci di non formare delle persone dipendenti da noi, dalla nostra chiesa; insegniamo, se proprio vogliamo insegnare, che solo il Signore e' il Signore e che noi non siamo nulla. Organizziamo pure le chiese in maniera efficiente e adattata al tempo che viviamo, ma che non sia idolo di se stessa considerandosi l’unica giusta. Siamo fratelli perché di Cristo e non perché di questa o quella denominazione. Sono ampiamente superate tutte le denominazioni: ciò che siamo o saremo e' solo in Cristo. Sua e' la Chiesa, sua e' ogni parola, ogni nostro gesto e ogni nostro pensiero. Noi rinunciamo ad ogni gestione autonoma, viviamo perché vive Lui ed esistiamo perché lo vuole Lui. Noi non siamo altro che piccoli servitori e neanche tanto capaci.

 

 

 
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