I FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO E LA NOSTRA PERSONALITA’

-Gabriella Ciampi – 20 luglio 2020

 

Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro,

porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla (Giov 15:5)

 

Premetto che mi avvicino a questo tema con grande umiltà: non posso parlare dello SS senza chinare il capo e ammirare la sua potenza libera e trasformante nel “soffiare dove vuole” (Giov 3:8).

La mia riflessione oggi è su come questa potenza trasformante può entrare nella nostra vita di credenti, nella quotidianità, affinché sia chiaro dentro di noi e nel nostro modo di vivere, l’effetto della rinascita attuata in noi cristiani.

Nelle sue lettere, Paolo parla dei doni dello SS e lo fa in due occasioni, nella 1 Corinzi 12:4 dove scrive dei doni dello Spirito, e in Galati 5:22 in cui parla dei frutti dello SS.

Brevemente occorre chiarire che non si tratta della stessa cosa: mentre i doni dello SS sono di Dio, il quale li elargisce a chi Lui ritiene degno affinché vengano messi al servizio della Chiesa con obbedienza, sapienza e discernimento da parte di chi li riceve, i frutti dello SS sono i nostri, sono nostra responsabilità. Cioè noi, in quanto credenti, siamo potenzialmente portatori di “frutti” ma sta a noi farli crescere, conservarli, impiegarli nella vita.

Paolo cita 9 frutti: AMORE, GIOIA, PACE, PAZIENZA, GENTILEZZA, BONTA’, FEDE, MANSUETUDINE E AUTOCONTROLLO (Gal 5:22)

·        Dal punto di vista psicologico, interiore, nelle relazioni, nella vita pratica, cosa significa e cosa comporta essere portatori di frutti dello SS?

Amore, Gioia e Pace riguardano delle condizioni interiori, il nostro stato d’animo. Chi ha fede, chi vive vicino a Dio, in proporzione alla propria maturità spirituale, sentirà in sé questi sentimenti in modo costante anche se non sempre con la stessa intensità. Certamente siamo persone non sempre stabili, non sempre tranquille, il nostro animo spesso si intristisce, è sensibile a variazioni, reagisce a dolori di varia natura. Ultimamente tanti soffrono di depressione e di ansia, due disturbi molto emblematici di questa epoca difficile, soprattutto in tale frangente di pandemia. La fragilità prende il sopravvento e con essa la paura che porta l’individuo o a sprofondare in un nero senso di impotenza (il cosiddetto “male oscuro”), oppure ad una preoccupazione incontrollata che stravolge la lettura della realtà mostrando pericoli anche dove non ci sono, soprattutto rispetto al futuro, e gettando nell’immobilità del panico.  In entrambi i casi scompare la speranza, la possibilità di salvezza.

(In questi casi, per il credente, dove sta il cuore nuovo, la rinascita a Vita nuova?)

Pazienza, gentilezza e bontà ci richiamano ad osservare come ci rapportiamo agli altri. Quanto abbiamo da lavorare su questa vigna! Quanto aiuto ci serve per proteggere questi frutti, per farli crescere! Pensiamo a come ci rapportiamo agli altri, a come siamo suscettibili alle parole, a quanto siamo spesso orgogliosi e presuntuosi, a quanto poco spazio diamo alla compassione. La compassione: sembra che non ci sia più questo sentimento, che in fondo è un atteggiamento, diventa un comportamento, perché porta a star vicini, a condividere, a piangere insieme, ad abbracciare l’altro nonostante la sua diversità.

Riflettiamo anche un momento su come il tempo di pandemia ci sta influenzando in queste tre cose. Ci sentiamo presi dal timore del contagio e quindi tanto facilmente accettiamo la distanza, l’allontanamento, il distanziamento, che, mentre ci proteggono dal virus cattivo, ci risparmiano la fatica del contatto e del confronto con il prossimo.

Ripeto: in questi casi, per il credente, dove sta il cuore nuovo, la rinascita a Vita nuova?

Fede, mansuetudine e autocontrollo, le tre grandi qualità che tante volte vediamo applicate nel Vangelo dal nostro Maestro e che noi dovremmo imitare sempre.

Eccetto la fede, la mansuetudine e l’autocontrollo possiamo pensare che siano caratteriali, c’è chi è  più impulsivo e chi meno, chi ha un maggior autocontrollo e chi no. Ma la questione sta proprio qui, infatti si parla di responsabilità nella gestione dei frutti. E’ nostra responsabilità avere consapevolezza dei nostri difetti, delle nostre carenze, e impegnarci per correggerci; curare il frutto malato, eliminare quello rovinato. È necessario credere che è possibile cambiare alcune parti del proprio carattere con la volontà, sapendo che ci vuole molto impegno e molta fatica, ma che possiamo trasformarci per avvicinarci alla natura di Dio.

Si tratta di un percorso di crescita personale che coincide con la crescita spirituale, la favorisce, e che porterà la persona a vivere praticamente in modo nuovo (ad essere ri-generata), mettendo a frutto i doni che lo Spirito di Dio le ha riservato e a non sprecarli, a non lasciare che si rovinino.

 

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