Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

MATTEO CAPITOLO 5 - subito lezioni di Gesù sulla maturità

La rivoluzionaria predicazione di Gesù si collega alla legge mosaica senza cambiarla, ma salendo un gradino di sapienza, ci pone mature responsabilizzazioni da meditare bene.

di Renzo Ronca 4-1-10

 

 

 

 

 

 

 

Gesù dopo il battesimo e la conferma da parte del Padre e la discesa dello Sp Santo è stato provato nel deserto ed è uscito vincitore dallo scontro con Satana. Inizia così a predicare, guarire liberare e a formare la Chiesa chiamando a sé, per nome, direttamente quelli che poi la continueranno. Il capitolo 5 è il primo discorso pubblico di grande interesse che dà una rivoluzionaria spiegazione del Suo insegnamento rispetto alle Scritture bibliche.

Pur essendosi radunate grandi folle (4:25) Gesù parla ai Suoi discepoli (5:1), ovvero a chi è interessato e disposto a seguirLo. Egli dà una specie di programma di quello che sarà la Sua missione sulla terra ed il Suo insegnamento di base.

Per prima cosa, nelle beatitudini solleva e mette in evidenza ciò che agli occhi del mondo è disprezzato, dando motivazione e speranza agli afflitti da varie prove, rivelando in chiaro quanto importanti siano, davanti a Dio, certe situazioni e certi stati d’animo; sono situazioni che hanno la loro gloria proiettata nel futuro, quando il regno di Dio, iniziato da Gesù, sarà reale su tutta la terra (quando Gesù tornerà e governerà realmente con la Sua sposa-chiesa).

Pur non modificando il passato scritturale né una riga della legge, che conferma in tutto (5:17), Egli la riprende punto per punto e la proietta arditamente verso una specie di “esasperazione” (avete udito che fu detto… ma io vi dico..)  stravolgendo il concetto di “nemico” e di “odio” (v.43-44…) e spingendo le azioni degli uomini verso la perfezione pratica (v.48).

La logicità del ragionamento è molto articolata ed investe un lungo spazio (il discorso di Gesù si estende anche nei capp. 6 e 7) che però adesso è troppo lungo da vedere nella sua complessità. Molto interessante è comunque il versetto 7:12  «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti>. Da cui si vede la responsabilizzazione dell’uomo nell’uso della legge, che non è più una norma di un codice staccato, ma è insita nel cuore e dètta un comportamento responsabile e rispettoso. Gesù è come se facesse salire un gradino nella scuola dei discepoli dicendo: “non solo eseguire senza capire, ma agire con consapevolezza e partecipare alle cose di Dio”. Con Gesù si passa dalle scuole dell’obbligo all’università, dove hai la libertà di farti il tuo piano di studi, frequentare, elaborare, proseguire, oppure fermarti quando vuoi. L’università ti dà degli strumenti, dei mezzi, delle possibilità, delle chiavi di evoluzione e di maturità, non ti dà degli obblighi.

L’apparente appesantimento della legge dunque (avete udito che.. ma io vi dico che.. vv. 5:17-48) risulterà una “provocazione educativa” alle coscienze dei discepoli che si troveranno a dire “ma come posso io essere così perfetto? E’ impossibile”. Ciò è voluto, infatti nei capitoli successivi Gesù spiegherà che proprio perché è impossibile all’uomo, l’uomo si dovrà “arrendere alla grazia” e così potrà superare le difficoltà e i limiti della sua natura terrena camminandovi sopra come un ponte, che si chiama fede. Fede alla portata di tutti purché si riesca a passare per la porta stretta (7:13), che consiste nell’adorare Dio in Spirito e verità, in un rinnovamento completo della mente che fa morire il nostro “ego”, confidando umilmente e semplicemente solo nei meriti di Cristo, dove nulla ci è dovuto, ma tutto ci è concesso solo per un gesto d’amore di Cristo, che donò la Sua vita per questa ns libertà.

Dio infatti ha mandato il Suo Figliolo proprio come Colui che evolve, compie, adempie  la Legge stessa e dona poi la grazia, ovvero l’appoggio all’uomo per poter a sua volta adempiere l’impossibilità umana delle azioni perfette. In pratica Gesù stesso è l’adempimento  della Legge, se l’uomo in Lui confida e non confida più solo in se stesso.

Questo concetto non fu facile allora da capire e non lo è nemmeno oggi perché tendiamo tutti ad avvalerci del nostro concetto di “giustizia” di “bene”.

Seguire Gesù infatti non è cancellare le impostazioni bibliche, ma mostrare la fedeltà nel seguirle come figli ubbidienti e rispettosi.

 

Molto importante è il v.5:13 «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.>  Gesù tramite se stesso inizia un’opera in cui ci trasmette (prima direttamente e poi per mezzo dello Spirito Santo) il “sapore” di Dio, il “carattere benigno” di Dio.

Ma gestire tale dono di sapienza nel mondo non è come nella magìa: il “sapore” arriva da Cristo e si potrà trasmettere solo con la fede di chi segue un cammino vero e proprio, come un discepolo di Gesù, in modo mansueto (5:5). Essere davvero Figli di Dio non significa solo capire, ma anche mettere in pratica quanto ci mostra Gesù ad esempio nell’operare fattivamente per la pace, non per la guerra (5:9).

Il Signore potrebbe fare tutto da solo ma preferisce agire per mezzo dei suoi discepoli e spargere il Suo sapore tramite loro, per tutto il mondo. I discepoli saremmo anche noi e dovremmo noi stessi diffondere la Sua luce attraverso le “buone opere” non attraverso il nostro senso di giustizia (5:16).

 

In conclusione, secondo me, attraverso questo capitolo il Signore ci parla di maturità e ci dice “attenti, se seguite certe regole senza capirle ne potreste essere schiacciati. Il superamento delle regole stesse non si ha nell’esasperazione del vostro concetto di giusto-sbagliato, ma nella messa in pratica del carattere di Gesù”

 

(vai a Matteo cap 6)

 

 

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