STABILIRE MEGLIO IL 2 COMANDAMENTO BIBLICO TRA LE CONFUTAZIONI DEI CHERUBINI D'ORO E DEL SERPENTE DI BRONZO - da "AVVICINIAMOCI AI COMANDAMENTI BIBLICI IN MODO RAGIONATO" parte 18 - di Renzo Ronca – 8-3-19

(segue)

Come abbiamo detto la volta scorsa, essendo quello che stiamo trattando un argomento ampio, e visto che anche in base ai riscontri lo stiamo elaborandolo di giorno in giorno senza sapere come sarà la prossima volta, occorre procedere più che mai lentamente, passando e ripassando sullo stesso concetto come fa un incisore sul legno, fino a far risaltare la figura in modo più evidente possibile. Meglio ripetere una volta in più le cose se questo ripassare  ci fa estrarre la verità biblica in modo più evidente.

La prima conseguenza di questa insensata manipolazione dei comandamenti,[1] cioè della mancata proibizione di rivolgersi agli spiriti dei morti, è la forte ripresa dell’attività satanica, questa volta in modo più capillare, individuale, per tentare di controllare in modo globale più persone possibili. Stiamo parlando di un fenomeno ancora oggi molto sottovalutato che si chiama SPIRITISMO.

Ma prima di approfondire questa strategia satanica, occorre  stabilire meglio il centro del comandamento in base a quello che pensiamo essere lo Spirito di Dio. 

 

STABILIAMO MEGLIO IL COMANDAMENTO EVITANDO LE APPROSSIMAZIONI

E’ necessario “pulire bene” eliminare il più possibile la tentazione  dell’approssimazione, della faciloneria, della superficialità. Infatti per molti credenti il secondo comandamento biblico è “quello della proibizione delle immagini”. Da qui poi partono per le questioni pseudo-teologiche. In realtà lo sarebbe se il comandamento finisse a Es 20:4

Es 20:4 Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.

 

Ma non finisce lì, e va letto anche con il proseguo:

 

5 Non ti prostrare davanti a loro e non li servire….

Come il primo comandamento non può stare senza il secondo che lo completa, così il secondo non può essere letto in maniera divisa ma va letto l’insieme di quanto c’è scritto: “Non ti fare sculture e immagini e non ti prostrare davanti ad esse e non le servire...

 

Questa dicitura  apre una infinità di possibilità che, sc me,  non abbiamo sviluppato abbastanza. Non ci sono solo le immagini e le sculture fisiche, tangibili, colorate, ma anche e soprattutto quelle mentali e spirituali. Tutto questo concorre poi a formare l’idolo. Quando ci inginocchiamo davanti ad una statua o una icona d’oro, e magari ci facciamo il segno della croce con l’acqua santa, non sono riprovevoli davanti a Dio solamente gli atti fisici in se stessi (comunque condannabili), ma anche i significati che noi diamo a quella statua o a quell’icona o al segnarsi o all’acqua “santa”.

 

“e non le servire….” Qualunque sia questo atto di genuflessione fisica o di significato spirituale, il Signore specifica che non ne dobbiamo diventare servitori. A noi è consentito servire Dio, non è consentito di prestare servizio (sudditanza, adorazione, idolatria ecc.) a qualsiasi altro essere o oggetto. Non si tratta di una opzione discutibile, si tratta della volontà di Dio, se uno vuole seguirla. Inginocchiarsi davanti a un pezzetto d’osso di un morto (che magari la chiesa considera “reliquia” di un “santo”) è un peccato grave perché quello che rimane davanti a noi è solo un pezzetto morto. Se in esso poi ci vediamo un essere spiritualmente vivo (come il sangue che in certi casi sembra rivivere) e che risiedendo già vicino a Dio (?) sia in grado di esaudire una nostra qualsiasi richiesta, allora commettiamo doppio peccato, perché non si arriva a comprendere il comandamento col nostro solo buonsenso, e nemmeno con pretesi miracoli, ma con l’ubbidienza al comandamento, che apre alla fede in chi ci ha dato il comandamento, e quindi apre alla grazia:

 

“….perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, 6 e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.” Questa tre righe non sono aggiunte retoriche trascurabili: spiegano in maniera elementare ad un popolo elementare l’amore di Dio proteso verso chi si fida di Lui; e spiegano sempre in maniera essenziale il giudizio di Dio che verrà alla fine verso chi se ne infischia e fa come gli pare.

 

Tutti i dieci comandamenti sono di per se stessi un sunto compatto e perfetto di quello poi che Dio stesso rivelerà in tutto resto della Bibbia, nulla è da scartare o da rendere in modo “più facile”. Nemmeno una virgola. Lo stesso Gesù lo conferma:

«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. 18 Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. (Matteo 5:17-18)

 

LE CONTESTAZIONI AL SECONDO COMANDAMENTO BIBLICO

 

Quando non si sa bene cosa dire per giustificare una mancanza, invece di correggerci andiamo a cercare le cose più assurde; si ricorre spesso a ragionamenti fantasiosi oppure all’applicazione di apparenti contraddizioni bibliche. Di solito l’osservanza degli evangelici al secondo comandamento biblico viene contestata con due esempi: quello dei cherubini d’oro sopra il coperchio dell’arca e quello del serpente di bronzo, al tempo di Mosè.

 

I CHERUBINI D’ORO

Nel primo caso, di solito viene detto: “Se Dio voleva vietare le immagini e le statue e l’inginocchiarsi davanti ad esse, perché allora fece costruire i due cherubini sul coperchio dell’arca?”

Proviamo a dare qs risposte:

1) Il comandamento non proibisce le statue o le immagini. Il comandamento proibisce le immagini e le statue quando ad esse si rende un culto, come ad esempio quello di accendere ceri e candele alle persone morte (santi), chiedere loro delle grazie nelle chiese o portarli in processione, ecc.

2) Nell’arca (davanti attorno dentro) che era posta nel Luogo santissimo, era la presenza del Signore (Shekhinah).[2]

 In pratica c’era la presenza di Dio vero, non interessavano gli angeli. Il culto era riservato solo all’Eterno; infatti anche nella “tenda di convegno”[3] era Lui che parlava a Mosè sopra l’arca, tra i cherubini.[4]  

La presenza di Dio era qualcosa di difficilmente identificabile umanamente e alquanto pericolosa per chi non fosse debitamente preparato e santificato, e tale presenza non era confinata in alcuni centimetri. Nel Luogo santissimo del santuario appariva SOLO al Sommo sacerdote (prefigurazione di Gesù), unico che potesse entrare in quel luogo, e non era legata o condizionata dalla raffigurazione dei cherubini o altro. Vi erano altre raffigurazione di angeli nel santuario anche nel Luogo santo adiacente, accessibili questi anche agli altri sacerdoti ma non al popolo[5], ma a nessun disegno era riservato un qualsiasi culto.[6]

Quando Israele si abbandonò all’idolatria (ad es. al tempo di Ezechiele, intorno al 607 a.C.)

Dio permise la distruzione di Gerusalemme e del suo tempio ed anche dei cherubini.

L’idolatria non fu specificamente per i cherubini decorativi, ma per quello che i cherubini dovevano ricordare, cioè che all’Eterno era dovuta l’unica adorazione. L’uomo infatti li aveva già incontrati quando fu cacciato dall’Eden e la loro raffigurazione voleva ricordare all’uomo proprio la potenza dell’Eterno e la gratitudine per il fatto che Lui si fosse reso di nuovo disponibile alla grazia.

IL SERPENTE DI BRONZO

Un’altra contestazione frequente riguarda il serpente di bronzo costruito per ordine di Dio da Mosè.[7]  Anche qui, come in tutta la Bibbia è inutile che ne parliamo se prima non ci predisponiamo ad entrare nella mentalità di quel popolo in quel tempo. La Bibbia non è stata scritta pensando a noi occidentali nel nostro tempo, altrimenti Dio avrebbe usato un altro linguaggio ed altri tipi di esempi, ma fu pensata per un popolo particolare in un ambiente particolare e in un tempo particolare. Allora chiunque vuole conoscere il pensiero di Dio e farne tesoro deve prima di ogni altra cosa entrare in questa mentalità studiarla e pregare lo Spirito Santo che lo illumini. Dio ha sempre guidato il popolo di Israele, un popolo dal “collo duro”[8] che come un bambino testardo e caparbio aveva bisogno di molte correzioni. In una delle sue solite ribellioni contro Dio gli furono mandati dei serpenti velenosi; alla loro richiesta d’aiuto Dio disse a Mosè di mettere su un palo un serpente di bronzo, e chiunque lo guardava aveva salva la vita. Pensiamo ad un messaggio molto semplice per un popolo semplice e pratico: il serpente velenoso ti può mordere ed uccidere ma tu se guardi questo serpente sul palo puoi salvarti. Molto ci sarebbe da dire sul simbolo del serpente, ma credo possa bastare una frase dell’apostolo Giovanni:

«E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna» (Gv 3:14-16)

Il serpente dunque era un facile esempio per far capire come in Cristo sarebbe arrivata la salvezza verso chi era avvelenato dal peccato. Che poi il pezzo di bronzo non era assolutamente un idolo e che non lo doveva assolutamente diventare lo dimostra il fatto che quando gli uomini cominciarono ad offrire profumi e a formare un culto a questo pezzo di rame, fu fatto distruggere dal re Ezechia:

“[Ezechia] Soppresse gli alti luoghi, frantumò le statue, abbatté l'idolo d'Astarte, e fece a pezzi il serpente di bronzo che Mosè aveva fatto; perché fino a quel tempo i figli d'Israele gli avevano offerto incenso; lo chiamò Neustan”. (2Re 18:4)

 

Se noi ragionassimo di più su quanto avvenuto nel passato dell’uomo studiando la Bibbia non commetteremmo sempre gli stessi peccati davanti a Dio.

Dobbiamo farcene una ragione: l'uomo tende sempre ad idealizzare tutto!! Figuriamoci che sarebbe stato se avessimo ritrovato un pezzetto del legno dell'arca o del bastone di Aronne o magari le stesse tavole della Legge!  Pensate ai culti ancora oggi della "sacra sindone" o della casa di Loreto, ecc.

Ci sono radici complesse dentro l'uomo che lo spingono a questo, e dobbiamo tenerne conto. Il divieto insegnato e ripetuto nelle chiese allora è la nostra unica difesa.

 

La difficoltà maggiore per poter capire gli insegnamenti del Signore sta proprio in noi stessi, il nostro smisurato “ego”. Se infatti quel popolo fu dal “collo duro”, che dovremmo dire di noi occidentali così intelligenti democratici filosofi, sempre pronti a metterci a discutere attorno a un tavolo per trovare accordi,  per poi fare ognuno come gli pare? Forse se avessimo avuto un “collo duro” avremmo avuto la giustificazione di un limite caratteriale, ma così come siamo oggi cosa ci contraddistingue se non l’orgoglio la superbia l’arroganza la presunzione? Abbiamo tutto meno l’umiltà, l’ubbidienza, la consapevolezza di essere di statura molto piccola di fronte a Dio.

 

"A chi parlerò, chi prenderò come testimone perché mi ascolti?
Ecco, il loro orecchio è incirconciso,
essi sono incapaci di prestare attenzione;
ecco, la parola del SIGNORE è diventata per loro un obbrobrio,
non vi trovano più nessun piacere." (Geremia 6:10)

(continua)

 

 


[1]

Stiamo trattando della GRAVITÀ DELL’ASSENZA DEL SECONDO COMANDAMENTO BIBLICO eliminato nella versione catechistica cattolica: ovvero giocare nell’ambiguità teologica di poter “venerare” le persone morte chiamate “santi”, quando poi nella pratica questo “venerare” significa anche pregarle normalmente per ottenere delle grazie.  Quelli che accettano qs tipo di menomazione dei dieci comandamenti si trovano come in una casa senza più tetto, senza più porte, dove può entrare ogni forma di spirito o demone, come abbiamo accennato la volta scorsa.

 

[2]

18 Farai due cherubini d'oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio; 19 fa' un cherubino per una delle estremità e un cherubino per l'altra; farete in modo che questi cherubini escano dal propiziatorio alle due estremità. 20 I cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; avranno la faccia rivolta l'uno verso l'altro; le facce dei cherubini saranno rivolte verso il propiziatorio. 21 Metterai il propiziatorio in alto, sopra l'arca; e nell'arca metterai la testimonianza che ti darò. 22 Lì io mi incontrerò con te; dal propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull'arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d'Israele. (Esodo 25:18-22)

 

[3]

Tenda di convegno: luogo provvisorio, prima della costruzione del santuario mobile,  in cui Dio si incontrava con Mosè.

 

[4]

E quando Mosè entrava nella tenda di convegno per parlare con il SIGNORE, udiva la voce che gli parlava dall'alto del propiziatorio che è sull'arca della testimonianza fra i due cherubini; e il SIGNORE gli parlava. (Numeri 7:89)

 

[5]

Questa gradualità di accesso al Luogo santissimo era molto importante e indicava come Dio chiamasse il Suo popolo ad un cammino di santificazione progressivo composto di varie fasi.

 

[6]

Per approfondimenti sul Santuario vedi il ns dossier IL PERCORSO DELL’UOMO NEL SANTUARIO DI MOSÈ COME IL CAMMINO DELLA NOSTRA VITA    (PDF pg 62)

 

[7]

5 Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d'Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c'è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». 6 Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d'Israeliti morirono. 7 Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. 8 Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». 9 Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. (Num 21:5-9)

 

 

[8]

Popolo dal collo duro Esodo 32:9; Esodo 33:3; Esodo 33:5; Esodo 34:9; ecc. ecc.

 

 

 

 

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