santificare il sabato che significa? - da "AVVICINIAMOCI AI COMANDAMENTI BIBLICI IN MODO RAGIONATO" parte 8 - di Renzo Ronca - 25-1-19

 

 

 

(segue)

 

Es 20:8 Ricòrdati del giorno del riposo PER SANTIFICARLO. 9 Lavora sei giorni e fa' tutto il tuo lavoro, 10 ma il settimo è giorno di riposo, CONSACRATO al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; 11 poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE HA BENEDETTO IL GIORNO DEL RIPOSO e LO HA SANTIFICATO.

 

 

Già parlammo l’anno scorso in modo molto semplice della differenza tra “santificazione” e “consacrazione”,[1] ora si tratta di approfondire.

 

«In genere [l’ebraico] kadosh è tradotto con 'santo' (…) Una traduzione più corretta di kadosh sarebbe sacro nel senso di 'separato'. Kadosh è qualcosa o qualcuno che si è distinto dal resto, nel bene o nel male».[2]

 

«Più volte ricorre nella Bibbia l'imperativo "Siate santi, perché Santo Sono Io il Signore".

Tra le tante interpretazioni che sono state date a questo monito è significativa quella di Rashì (Troyes 1040-1105 - nel suo commento a Levitico 19; 2), forse il più autorevole dei commentatori della Bibbia. Egli, infatti, interpreta il termine ebraico "Kadosh", "santo", nel senso di "distinto", "differenziato", "diverso" e vede, dunque, nelle parole di Dio non solo una giustificazione della diversità, ma la diversità come dovere esistenziale.»[3]

 

Chi è chiamato da Dio ed accorda questa chiamata seguendoLo, non può non essere diverso da come era prima nel luogo da cui è stato invitato ad uscire. “Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò (Gen 12:1)”.  Anche noi tutti che crediamo, rispondiamo in primo luogo a questa richiesta di Dio di ”uscire” dalle nostre sicurezze terrene  per camminare nell’incerto e sconosciuto cammino della fede. Questo primo passo è già santificazione, separazione, diversità.  

Se seguire il Signore fosse solo passare da un spazio ad un altro, se si limitasse a questo spostamento fisico, sarebbe restrittivo.  Il luogo da cui usciamo noi credenti per seguire il Signore non è solo un paese una famiglia una tribù una nazione, ma il mondo intero. E per quanto superi la nostra immaginazione, anche questo è restrittivo, piccolo, e sotto il richiamo di Dio ci si aprono scenari ancora più ampi.

 

La chiamata di Abramo e poi la nostra sono servite per iniziare a comprendere il rapporto personale Dio-uomo. Questo invito ad uscire dall’acquisito,[4] rappresenta il primo uscire da un sistema chiuso e irrimediabilmente corrotto. Seguendo Dio siamo adesso di fronte ad una dimensione diversa e sconosciuta: la santificazione del sabato riguarda una profonda riflessione sulla SANTIFICAZIONE DEL TEMPO.

 

«La Bibbia si interessa più del tempo che dello spazio. Essa vede il mondo

nella dimensione del tempo, e dedica maggiore attenzione alle generazioni,

agli eventi, che ai paesi, alle cose; si interessa più alla storia che alla

geografia. Per comprendere l'insegnamento della Bibbia, bisogna accettarne

la premessa che il tempo ha per la vita un significato almeno pari a quello

dello spazio; che il tempo ha un significato e una sovranità propri.

Nell'ebraico biblico non esiste un equivalente della parola "cosa". La

parola davar, che nell'ebraico posteriore è venuta a indicare la cosa,

nell'ebraico biblico significa: discorso, parola, messaggio, resoconto, notizia,

consiglio, richiesta, promessa, decisione, sentenza, tema, storia, detto,

espressione, affare, occupazione, atti, buone azioni, eventi, modo, maniera,

ragione, causa: non significa mai " cosa". E un segno di povertà linguistica o

non piuttosto l'indizio di una visione del mondo non distorta, cioè del non

identificare la realtà (derivata dalla parola latina res, cosa) con il mondo delle

cose? […]  E infatti dove si potrebbe trovare la somiglianza con Dio? Lo spazio non

ha alcuna qualità in comune con l'essenza di Dio. Non vi è abbastanza libertà

sulla cima di una montagna; non vi è abbastanza gloria nel silenzio del mare.

La somiglianza con Dio può essere trovata invece nel tempo, che è eternità

mascherata.»[5]

 

Già. Noi che siamo stati creati “a somiglianza di Dio”, crescendo, aneliamo a Lui, a un Essere illimitato, che si espande in continuazione in una creatività continua; e cosa può assomigliarGli di più del tempo?

Assomigliare però non significa essere identico. Noi non abbiamo idea né di Dio né del significato di eternità. Non è un tempo più lungo, ma un “tempo diverso” (non c’è un aggettivo adatto) che racchiude in sé il ns tempo terreno.

 

Dio è nell’eternità, ma ha creato il tempo. Il tempo è una creazione. “Dio non ha creato il mondo nel tempo, ma con il tempo” (G. Depeder).  Dio è entrato nel tempo in Cristo Gesù, e annichilendo se stesso ne ha accettato la legge fino in fondo, cioè la morte in questo sistema di cose. Dio Padre non può essere visibile comprensibile in questo sistema limitato di cose essendo Lui stesso illimitato, allora è qs sistema di cose che dovrà cambiare trasformarsi finché non sarà del tutto santificato attraverso Cristo.[6] Essere TUTTO santificato significa per esempio che non solo lo spazio sarà santificato ma anche il tempo terreno; e queste mondo santificato non sarà più quello di adesso. Gesù ha iniziato aprendo la strada della conversione; tornerà per il giudizio delle nazioni e per realizzare il Suo regno che ha annunciato. Poi solo quando alla fine del millennio sarà distrutto ogni residuo di peccato e non ci sarà più nemmeno Satana, allora finalmente, in una terra nuova completamente santificata nello spazio nel tempo e in quant’altro in essa vi sia, scenderà la Gerusalemme celeste e con lei sarà finalmente Dio stesso, per inaugurare l’eternità di tutto il creato.

Il sabato è una finestrella che ci introduce a riflessioni sublimi che vanno in questa direzione.

 

Fig.1

 

Nella fig.1 proviamo ad immaginare il nostro percorso di santificazione in un disegno che vorrebbe rappresentare schematicamente più dimensioni: dalla dimensione “spazio” a destra in basso, passiamo a quella del tempo; da quella attraverso una specie di “finestra temporale” ci prepariamo a passare nell’eternità.  

Noi viviamo quasi essenzialmente una vita in cui diamo importanza solo allo spazio; santificare un luogo è come santificare un oggetto. Non è l’oggetto che racchiude Dio. C’è di più. Il primo passo allora è quello di comprendere che esiste il tempo, anche se sfugge alla nostra percezione al nostro controllo. Già la scoperta che noi viviamo un tempo lineare[7] è utile, almeno per renderci conto dei nostri limiti in confronto alle dimensioni in cui Dio riposa.

Sapendo che esiste il tempo poi, dovremmo cercare di inserirlo in qualche modo nella nostra vita di fede. Se da terreni infatti saremo un giorno trasformati in eterni, allora occorre predisporci, prepararci, avviarci a questo ingresso nell’eternità. Il sabato è quello che ci serve per avviarci a questo ingresso. 

Abbiamo detto che santificare il sabato è “mettere a parte” quel tempo terreno che va dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato. Ma che significa “mettere a parte”? Da cosa dobbiamo metterlo a parte e soprattutto dove possiamo inserire questo tempo speciale?

Il “da cosa” possiamo capirlo: dai ritmi di questo sistema di cose, tutti protesi a conquistare spazio per poter avere di più. Nel sabato quindi ci sganciamo da tutte queste tensioni, evitiamo il possesso delle cose del mondo, evitiamo l’affermazione del nostro “Io”, ci fermiamo ed alziamo lo sguardo. Non cercare di avere di più, ma cercare di essere, semplicemente.

Per capire “dove” situare, o è situato, il tempo del sabato è più difficile. Abbiamo capito che con il riposo sabbatico il concetto di tempo terreno viene ritagliato, messo a parte, diversificato da quello che abitualmente è vissuto e conosciuto sulla terra sulla terra; ma se si ritaglia questo tempo e si incolla da un’altra parte, non corriamo il rischio di farne un altro recinto, di limitarlo? Ed in effetti il rischio c’è. Se in questo tempo sabbatico, che con le forbici abbiamo separato dal resto della settimana, cominciamo ad immettere regole regolette, elenchi di doveri su ciò che si può o non si può fare, prolungando e soffermandoci solo sull’osservanza di questo legalismo, cosa abbiamo ritagliato? Niente, anzi abbiamo solo peggiorato un giorno, infatti in questo modo anche il sabato sembrerebbe un giorno di pesante “lavoro” il lavoro consisterebbe nella fatica di cercare di osservare ciò che non devo fare: “non devo fare questo non devo fare quello..”, aggravato per di più dal timore di fare inavvertitamente qualcosa che dispiace all’Eterno. E dove troveremo quella serenità spirituale santa che invece distingue questo giorno?

Per cui al di là del “dover fare” proveremo a restare nel “non fare” senza la tentazione di riempire tutto con mille divieti.

Non è per niente semplice.

 

Col sabato entriamo in una specie di anello di congiunzione, di collegamento, una finestra di “tempo sabbatico” che non è più il “tempo terreno” ma non è nemmeno eternità. E’ come stare con i piedi per terra ma con lo spirito nel cielo.

Apprendere questo modo di essere nel sabato, non più legato all’orologio alla paura della morte, calma la nostra anima; così questa si lascia plasmare dallo Spirito di Dio.

“il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo” spiega il comandamento (Es 20:11), ed in questo giorno lo Spirito Santo effonde in modo particolare la sua benedizione dando serenità alle nostre anime. Nel ri-conoscimento del riposo di Dio, ecco che Dio ri-conosce noi, il nostro diritto al riposo per i meriti acquisiti da Cristo. Benedicendo quel “tempo intermedio” del sabato, che non è più solo terreno e che prelude all’eternità, il Signore benedice tutti quelli che in esso trovano sintonia e pace.

(continua)


 

[1]

Da “Santificazione e consacrazione: le semplici attivita’ di ogni cristiano mentre vive normalmente la sua vita – niente ‘voti’ complicati” - http://www.ilritorno.it/rifl_pillole/473_santificazione_e_consacrazione-semplici.htm

 

[2]

 Di rav Gianfranco Di Segni -  https://www.facebook.com/paginebraiche/photos/parole-kadoshin-genere-kadosh-%C3%A8-tradotto-con-santo-una-traduzione-pi%C3%B9-corretta-d/597059520332085/

 

[3]

Da “E DIO CREO’ LA DIVERSITA’” – Roberto Della Rocca – http://www.morasha.it/zehut/rdr02_diversita.html

 

[5]

Lo Shabbath - Il suo significato per l'uomo moderno - di Abraham Joshua Heschel

 

[6]

Zaccaria 14:20 “In quel giorno si leggerà sui sonagli dei cavalli: Santità al SIGNORE! Le pentole nella casa del SIGNORE

saranno come i bacini davanti all'altare.”  Proprio come il sommo sacerdote, il cui turbante recava l’iscrizione “Santo al Signore” era messo a parte per il servizio divino, allo stesso modo gli oggetti più comuni, come i sonagli decorativi dei cavalli, il vasellame e le pentole saranno considerati santi quanto le coppe dell’altare usate per i sacrifici. Non vi sarà più bisogno di distinguere tra sacro e profano. Nel glorioso regno del Messia ogni cosa sarà messa a parte per il servizio del Signore. (MacArthur)

 

[7]

Vedi il ns dossier PDF  “IL TEMPO TERRENO E IL TEMPO DI DIO” (12 pagine)

 

 

 

 

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