AVVICINIAMOCI AI COMANDAMENTI BIBLICI IN MODO RAGIONATO - PARTE 1 - di Renzo Ronca - 9-1-19

 

 

 

Esodo 31:18

Quando il SIGNORE ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della testimonianza, tavole di pietra, scritte con il dito di Dio.

 

Deuteronomio 9:10

il SIGNORE mi diede le due tavole di pietra, scritte con il dito di Dio, sulle quali stavano tutte le parole che il SIGNORE vi aveva dette sul monte, parlandovi dal fuoco, il giorno dell'assemblea.

 

I comandamenti, le “dieci parole” sono forse tra gli argomenti più conosciuti e commentati della storia dell’uomo. La Bibbia ce li presenta in modo potente, solenne, “scritti col dito di Dio”. Le “tavole” vengono consegnate al popolo che l’Eterno si era scelto in un momento in cui quello stesso popolo si era ribellato ed era regredito allo stato idolatrico:  "Il popolo vide che Mosè tardava a scendere dal monte; allora si radunò intorno ad Aaronne e gli disse: «Facci un dio che vada davanti a noi; poiché quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che fine abbia fatto».2 E Aaronne rispose loro: «Staccate gli anelli d'oro che sono agli orecchi delle vostre mogli, dei vostri figli e delle vostre figlie, e portatemeli». 3 E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d'oro e li portò ad Aaronne. 4 Egli li prese dalle loro mani e, dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!» 5 Quando Aaronne vide questo, costruì un altare davanti al vitello ed esclamò: «Domani sarà festa in onore del SIGNORE!» 6 L'indomani, si alzarono di buon'ora, offrirono olocausti e portarono dei sacrifici di ringraziamento; il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi. 7 Il SIGNORE disse a Mosè: «Va', scendi; perché il tuo popolo che hai fatto uscire dal paese d'Egitto, si è corrotto; 8 si sono presto sviati dalla strada che io avevo loro ordinato di seguire; si sono fatti un vitello di metallo fuso, l'hanno adorato, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: "O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto"». (Esodo 32:1-8)

 

Anche oggi, in un momento storico così difficile come quello che stiamo attraversando, probabilmente anche noi, che vorremo conoscere e seguire il Signore, ci troviamo perplessi in una specie di deserto da attraversare, dove confusione ribellione corruzione e idolatria sembrano quasi gli unici comportamenti che manifestano i popoli della terra. Le genti hanno provato di tutto ma non non riescono a governarsi; così le folle disordinate cercano un capo forte che le guidi in tutto. In assenza di questa guida seguono l’impulso del momento, tutti contro tutti, degenerando sempre più a stati perversi animaleschi.

Per questo, per chi ancora crede in Dio, forse vale la pena di tornare ancora una volta alla riflessione sui dieci comandamenti; non per farne un altro idolo però, come già successe, bensì per ragionare meglio sul loro significato più profondo, in attesa del vero Governo del Signore che sta per manifestarsi.

 

Vorrei iniziare questo “avvicinamento ragionevole” partendo da quelle idolatrie che sembrano piccole ed insignificanti, ma che nel loro diabolico intento mirano a un sovvertimento ampio di tutta la legge di Dio.

Questo piano destabilizzante che sa insinuarsi nelle piccole cose per arrivare alle grandi, ha lo scopo di mettere sempre più il popolo di Dio in stato di antitesi contro Dio stesso, o di “peccato”  e quindi di estraneità alla grazia, conquistata a caro prezzo dal Cristo.

Le persone che in una maniera o nell'atra seguono questo piano dell’ingannatore troveranno la condanna alla fine dei tempi. Sappiamo infatti che vi sarà un giudizio finale e tale giudizio sarà basato proprio dall’aderenza o meno della nostra coscienza e dei nostri comportamenti alla legge di Dio. Ho detto “aderenza coscienza e comportamenti”: non basta infatti essere d’accordo con il Signore o con quanto dice,  è necessario mettere in pratica questo accordo teorico con il “fare”.[1]

 

Se infatti è vero (parlo il linguaggio dei credenti cristiani) che la salvezza viene dalla fede e non dalle opere, è altrettanto vero che le opere sono la diretta conseguenza della fede. Una fede che non produca un comportamento pratico conseguente sarebbe inutile. Uno non può dire di avere fede se la sua “nuova nascita” non lo porta a modificare il suo vecchio comportamento. E cosa può portare questa nuova nascita se non il desiderio di aderire ai comandamenti di Dio che sono stati istituiti per il nostro bene? Che ci si riesca o meno è un altro discorso, infatti solo Cristo l’ha adempiuta completamente, ma che il credente ami la legge di Dio e desideri applicarla è un fatto certo.

 

Proviamo allora a ragionare su uno dei comandamenti, il quarto[2] che oggi viene pressoché ignorato da quasi tutte le chiese cristiane:

 

Quarto comandamento: “Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo. “9 Lavora sei giorni e fa' tutto il tuo lavoro, 10 ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; 11 poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato”. (Esodo 20:8-11)

Come vedete si parla del giorno di sabato

Secondo me per capirlo meglio sarebbe bene partire da quello che ci si presenta oggi, la domenica, la cui festività è stata aggiunta in epoche relativamente recenti ed ha assunto nel mondo una importanza tale da rimuovere il sabato.  Ci verrà spontaneo dire “ma dài.. un giorno vale l’altro…”,  eppure se ci avviciniamo al meccanismo che ha prodotto la sostituzione, senza portarci appresso le tradizioni, comprenderemo che c’è di più di quello che pensiamo.

 

(continua)

 

 

 

 

 


 

[1]

«Perché mi chiamate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico?  (Luca 6:46)

 

[2]

Quando si parla di numerazione dei comandamenti ci riferiamo alla esposizione  biblica in Esodo 20:1-7 o Deuteronomio 5:6-21. La numerazione cattolica è una evidente modifica non autorizzata, visto che, tra l'altro, rimuove il 2 comandamento e ne divide in due un altro per far tornare il conto di dieci. Vedi CONFRONTO TRA I COMANDAMENTI

 

 

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