MISTICA PREGHIERA DEL CUORE COSA ACCOGLIERE E COSA RESPINGERE – P.8  - Conclusione personale 2 - di Renzo Ronca -8-9-18

 

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A fronte di quanto abbiamo detto ci si potrebbe chiedere: "E ALLORA COSA DOBBIAMO FARE, EVITARE QUESTE PREGHIERE E NON ISOLARCI DAL MONDO?"  Assolutamente no! Ma bisogna “usare il sale”.

Una vita da pellegrino elemosinando qualcosa per mangiare non è la vita del cristiano maturo (scusate ripeto: è solo la mia opinione); questa era la vita del figliol prodigo in crisi, poco prima della conversione. Poi tornò ad una vita sociale organizzata.

“Infatti, anche quando eravamo tra di voi, vi ordinavamo questo: se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi.” (2Tessalonicesi 3:10) diceva Paolo, molto più provocatoriamente di me, verso chi esercitava il diritto di vivere delle offerte senza lavorare. Non è che quello che viveva delle offerte senza lavorare peccasse, è solo che Paolo la pensava diversamente. Ed anche noi.

Del resto, a saper vedere bene, la natura stessa ci viene incontro:  quando siamo anziani diminuisce l’attività fisica ed aumenta il nostro desiderio di restare in silenzio, pregare, riflettere… tutte cose che nessuno più ci impedisce di fare. La vecchiaia è un’età che può apparire difficile ma che ci permette di approfondire la spiritualità senza fatica: i figli sono grandi hanno la loro vita, il lavoro servile è finito e se siamo fortunati abbiamo anche una piccola pensione... forse anche una casa…. Potremmo dire allora anche questo: facciamo ogni cosa bene a suo tempo e nel modo in cui la Provvidenza di Dio ci presenta. Il Signore sa quello di cui abbiamo bisogno, sia fisicamente che spiritualmente.

 

Un ritiro spirituale è molto spesso necessario, anzi persino indispensabile. La ricerca del silenzio e della preghiera in solitudine nella soavità di rapimenti spirituali è fondamentale per la nostra anima, essa si rigenera, ma dobbiamo fare come i tre apostoli chiamati da Gesù sul monte: salire, contemplare, poi scendere (nel mondo) e servire. Salvo poi risalire quando è necessario. E’ in questa alternanza, in questo dosaggio tra sublime spiritualità e sacrificio del dovere che, secondo me, va organizzata la nostra vita; che poi, prima di essere nostra è Sua.

Poi nello specifico quando salire, quanto restare, quando scendere e perché, non hanno uno standard. Sono risposte che ognuno troverà nel confronto con lo Spirito Santo: dipenderà dalla volontà di Dio, dalla nostra, dalla età, dalla missione in cui siamo inseriti, da un futuro prossimo che potrebbe esserci rivelato al  momento.

 

La preghiera di lode, la preghiera del cuore, ed altre simili che mantengono una certa ripetitività basata sulle Scritture, vanno bene se usate come approccio, come controllo, come rete protettiva verso le distrazione le ansie le preoccupazioni, ma POI dovrebbero aprire alla contemplazione del Divino, all’ascolto. In un certo senso la nostra attenzione a noi stessi, al nostro corpo alla nostra persona al nostro “io” deve andarsene ed aprirci al “silenzio vivente” di Dio, quello spazio dove solo Lui è, ma sorprendentemente dove noi in Lui esistiamo ancora. Dopo questo, quando piacerà a Dio (ma a noi dispiacerà sempre) dovremo “tornare sulla terra”.

 

Nella pratica per recitare queste preghiere ci sono diverse brevi espressioni scritturali utili: “Lode a te Signore” “Signore pietà” “Signore Gesù pietà di me” “Confido in te o Dio” “Ricordati di me Signore” “Signore liberami dal male” ecc.  Non dobbiamo fissarci su una parola specifica, un aggettivo. Sono espressioni che possiamo ripetere pensando il più possibile a quanto diciamo (o mentalmente o anche con la voce). Queste si regolano da sole in base al ns respiro o al ns cuore. All’inizio ci distrarremo in continuazione, ma la regolarità di queste preghiere ci farà bene. Il tempo varia per ciascuno di noi: da pochi minuti a un’ora o due al giorno, ma non c’è una regola. L’obiettivo, secondo me, è che sarà lo stesso Spirito Santo a regolare, quantificare, organizzare le preghiere verso Dio.

Personalmente quando attraverso prove difficili non riesco subito a pregare con parole libere, non ce la faccio sempre ad aprirmi, allora  ripeto spesso “Signore Gesù, pietà di me” (“Signore Gesù” inspirazione, “pietà” espirazione) poi quando mi calmo, apro di più i pensieri e le parole della preghiera per me e per gli altri. Quella più comune, in stato “normale” è la preghiera di lode. Poi cerco spesso un silenzio calmo interiore, calmo come il mare senza vento; e poi in quella calma provo ad ascoltare le “parole di Dio”. Quasi sempre non sono parole intese come suoni verbali che trasportano un significato, ma sono brevi locuzioni dirette, brevi significati diretti, brevi input divini che poi acquistano nella mia coscienza un significato che, per grazia dello Spirito Santo, la mia mente può tradurre in forma cosciente. E’ così che può avvenire una forma di preghiera intesa quasi come “dialogo”, come scambio tra l’infinito ed il finito, tra l’eternità e l’umano, tra Dio e l’uomo, tra il Risorto e te.

 

Lo scopo di ogni preghiera ispirata da Dio non è solo la perfezione personale nella santificazione/consacrazione fine a se stessa, ma assieme a questo è anche la preparazione dell’0anima nostra agli eventi che stanno per accadere, sia sulla terra che nel cielo. Il Signore torna e desidera che la Sua Chiesa sia pronta. Lo sposa, nel rituale ebraico (1), non si preparava solo per rendersi bella, ma si rendeva bella ed era vigilante perché il suo sposo l’avrebbe rapita e portata alla casa del padre dello sposo. L’obiettivo era lo sposo e il matrimonio con lui non la bellezza di se stessa. Ora noi crediamo che il rapimento sia vicino e che il ritorno di Gesù Cristo sia vicino; questo è il fulcro attorno al quale si muove il resto.

  

 

(1) Può essere utile il ns: LO SPOSO (Gesù) E LA SPOSA (La "Chiesa" cioè  tutti i credenti giustificati x fede) – RAPIMENTO VICINO – PREPARIAMOCI, in http://www.ilritorno.it/ULTIMI-TEMPI/107_sposo-a-rapim-prepar.htm

 

 

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