TRASFIGURAZIONE DI GESU' - riflessione di Filippo - 16-8-18

 

 

 

Marco 9:1-9

1 Diceva loro: «In verità vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbiano visto il regno di Dio venuto con potenza».
2 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse soli, in disparte, sopra un alto monte. E fu trasfigurato in loro presenza; 3 le sue vesti divennero sfolgoranti, candidissime, di un tal candore che nessun lavandaio sulla terra può dare. 4 E apparve loro Elia con Mosè, i quali stavano conversando con Gesù. 5 Pietro, rivoltosi a Gesù, disse: «Rabbì, è bello stare qua; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». 6 Infatti non sapeva che cosa dire, perché erano stati presi da spavento. 7 Poi venne una nuvola che li coprì con la sua ombra; e dalla nuvola una voce: «Questo è il mio diletto Figlio; ascoltatelo». 8 E a un tratto, guardatisi attorno, non videro più nessuno con loro, se non Gesù solo.
9 Poi, mentre scendevano dal monte, egli ordinò loro di non raccontare a nessuno le cose che avevano viste, se non quando il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti.

 

 

Per qualche tempo, devo dire, questo passo mi è stato difficile da comprendere in tutte le sue sfumature. Ad esempio, la frase “…alcuni di voi non moriranno finché non avranno visto il Regno di Dio che viene con potenza” mi ha destato qualche perplessità, perché non riuscivo a capire chi erano i destinatari di questa solenne promessa fatta da Gesù. Tutto mi è diventato più chiaro nel momento in cui ho capito che Gesù si rivolgeva ai suoi apostoli prediletti: Pietro, Giacomo e Giovanni. Questi tre, secondo la parola data, non sarebbero morti prima di aver visto, appunto, la gloria di Dio.

La Scrittura dice: «Sei giorni dopo», «Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce».

Per intendere meglio il passo interroghiamoci su cos’era successo sei giorni prima?

 

Sei giorni prima, Gesù aveva domandato ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che io sia?» e loro avevano risposto: «Alcuni dicono che sei Giovanni Battista, altri, invece, che sei Elia, o uno degli antichi profeti risuscitati». Poi Gesù chiese loro: «E voi? … Chi pensate che io sia?» Rispose Pietro: «Tu sei Cristo, il Salvatore promesso da Dio!»

E’ su questa folgorante ed improvvisa professione di fede di Pietro che Gesù inizia a parlare della sua passione.

Raccontò loro di quanto avrebbe dovuto soffrire, di quanto sarebbe stato disprezzato, dai capi dei giudei, dagli anziani, dai capi sacerdoti e dai dottori della legge, e di come sarebbe morto e poi risuscitato il terzo giorno.

Disse anche: che chi lo avrebbe voluto seguire, avrebbe dovuto smettere di pensare a se stesso e, restandogli vicino, avrebbe dovuto portare la propria croce ogni giorno.

Fatta questa breve premessa, credo che ci verrà più facile comprendere il motivo per cui Gesù, sei giorni dopo, si trasfigurerà di fronte a loro.

Ma arriviamoci per gradi, come vuole la stessa Scrittura.

 

La tradizione identifica il luogo dove sarebbe avvenuta la Trasfigurazione con il monte Tabor, in arabo Gebel et-Tur ("la montagna"). Un colle rotondeggiante ed isolato della Galilea, alto circa 400 metri sulla pianura circostante.

Andarono, dunque, per rimanere soli e pregare. Giunti sulla vetta, gli Apostoli, probabilmente stanchi, si distesero sull’erba. Non sappiamo se fosse giorno o notte: la Scrittura non è chiara in merito, ma da una ricostruzione dell’evangelista Luca sembrerebbe che Pietro e gli altri due, furono presi dalla sonnolenza, ma riuscirono comunque a rimanere svegli; videro Gesù in un corpo glorioso, con abiti splendenti e bianchissimi, in conversazione con due uomini: erano Mosè ed Elia, parlavano con Gesù del suo destino che si sarebbe dovuto compiere in Gerusalemme.

Mentre Mosè ed Elia stavano per andarsene, Pietro, tutto confuso e senza rendersi conto di ciò che stava dicendo, esclamò entusiasta: «Maestro, com’è bello stare qui! Facciamo tre tende: una per te, una per Mosè ed una per Elia!» Pietro stava ancora parlando quando “apparve una nuvola che li avvolse con la sua ombra, e dalla nuvola si fece sentire una voce: "Questo è il Figlio mio, che io amo. Ascoltatelo!".

Quando la voce tacque, Gesù era di nuovo solo con i suoi discepoli.

 

Con l’episodio della trasfigurazione è evidente che Gesù abbia voluto regalare ai suoi discepoli la possibilità di vedere, ancora in vita, quello che solo da morti e resuscitati i loro occhi avrebbero potuto ammirare. Aveva aperto, per loro (ed anche per noi), uno squarcio sull’infinito; su una dimensione senza tempo che gli è sempre appartenuta come Dio. In altre parole, stava dando una breve dimostrazione della Sua gloria regale, di ciò che Egli era ed era sempre stato.

 

La presenza di Mosè accennava a tutta la storia del popolo eletto, alla Legge; quella di Elia faceva riferimento al grande Profeta che aveva cercato di rinvigorire lo spirito di un popolo che si era lasciato inquinare dalle dottrine pagane.

Il passato, il presente ed il futuro, per pochi istanti, vennero fusi in un tempo indefinito di gioia incontenibile che Pietro ed i suoi compagni non avrebbero mai voluto fermare. Ne fu la dimostrazione quella esclamazione di Pietro verso Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè ed una per Elia». Ma la Scrittura, continuando dice: “Egli non sapeva quello che diceva”.

Pietro non si rendeva conto che bisognava che il Figlio dell’uomo soffrisse, subisse la morte e poi risuscitasse il terzo giorno. Il Maestro era venuto con l’esplicito compito di morire quale propiziazione per il peccato di molti. Non avrebbero potuto trattenerlo perché questa era la Sua missione; salvare il mondo pagando il prezzo del peccato con il proprio sangue, con la propria vita.

Gesù stava mostrando la vera opera del Messia, compiuta nella volontà di Dio; una vita perfetta fatta di ubbidienza, sofferenza, rifiuto, morte e risurrezione. Insomma una vita spesa interamente nell’amore per il prossimo.

 

La trasfigurazione è stato un dono, ma anche una promessa. Carne e sangue devono essere necessariamente trasformati, prima di poter entrare nel cielo o vedere la gloria di Dio. I corpi dei discepoli non subirono questa trasformazione, ma ebbero il privilegio di un anticipazione del Regno di Dio, per essere testimoni della Sua gloria.

Attraverso la loro testimonianza e come se Gesù ci avesse voluto dire: “Figli miei, non abbiate paura. Io sono con voi. Le sofferenze sono passeggere, hanno un tempo, ma la gioia che gusterete quando sarete nel mio Regno sarà indescrivibile e durerà in eterno”.

Questo fu il Suo atteggiamento, per tutto il tempo che rimase sulla terra: come un servo umile e fedele, puntò esclusivamente a compiere la volontà di Dio Padre. Accettando di morire sulla croce, di una morte vergognosa, pur di donare il sommo bene della salvezza a quanti avessero accolto il Suo sacrificio: la Sua sofferenza in cambio della nostra vita eterna, il Suo dolore in cambio della nostra gioia senza fine.

 

Mi sono permesso di pubblicare le due immagini e metterle l’una accanto all’altra perché le ritengo estremamente significative. In quella di sinistra viene rappresentato l’episodio della trasfigurazione, in quella di destra quello della crocifissione di Gesù. Perché le ho volute mettere a confronto? Perché tutte e due fanno parte di un unico grande “disegno”: nella prima Gesù è elevato nel punto più alto della Sua gloria celeste, mentre nella seconda nel punto più basso in cui un uomo possa arrivare. Entrambi, però, rappresentano lo stesso Gesù.

 

E se Gesù oggi ci chiedesse: «E voi? … Chi pensate che io sia?». Noi, cosa Gli risponderemmo?

 

 

 

 

Vorremmo lasciare questa domanda aperta per riprenderla in un secondo tempo. Se qualcuno intanto si sente di rispondere ci farà piacere e potrà essere di edificazione anche per altri. Scriveteci a: mispic2@libero.it

 

 

 

 

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