«Coraggio, sono io; non abbiate paura!»  - di Filippo - 11-6-18

 

22 Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente. 23 Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo. 24 Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. 25 Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. 26 E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. 27 Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» 28 Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull'acqua». 29 Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull'acqua e andò verso Gesù. 30 Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» 31 Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» 32 E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò.(Matteo 14:22-32)


Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente.

Alcune ore prima, Gesù, con soli cinque pani e due pesci aveva sfamato più di cinquemila uomini.

I discepoli avevano assistito al miracolo, e con ogni probabilità, erano rimasti talmente entusiasti di quello che avevano visto, da farsi prendere da una forma di eccitazione tale che, se il Maestro non li avesse obbligati a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, questo loro stato d’animo li avrebbe potuti condurre a ragionamenti contrari riguardo al messaggio che Gesù voleva dare del Regno di Dio.

Gesù conosceva il cuore ed i sentimenti dei Suoi compagni e voleva insegnare loro a fuggire le facili esaltazioni, le grida festose. Desiderava che rimanessero con i piedi per terra perché sapeva che le forze contrarie erano tante ed il rischio di disorientamento più che concreto.

Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo.

Gesù si ritira sul monte in preghiera. E se ne sta tutto solo.

Tutte le volte che Gesù si avvicina ad un momento importante della propria missione, si allontana dalla confusione; si ritira in disparte “sul monte” o “in luoghi solitari”, e prega. Lascia che il silenzio e la solitudine siano i soli compagni della preghiera. Raccoglie tutto il suo essere e si mette in ascolto, profondo, di se stesso e del Padre. In questa preghiera Egli trae la forza per vivere il suo ministero e la sua missione fino in fondo; quella stessa forza che è poi in grado di ritrasmettere ai suoi discepoli, come una grande antenna satellitare che, una volta ricevuto il “segnale” dal cielo, lo distribuisce su tutta la terra.

Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario.

Nel frattempo i discepoli, in piena traversata, in mezzo al lago di Tiberiade (Mar di Galilea), diretti verso Cafarnao, si imbatterono in una tempesta. Il vento era contrario e la barca era sbattuta dalle onde.

Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare.

Ma alla quarta vigilia, cioè verso le quattro del mattino, Gesù, capì che i suoi discepoli erano in difficoltà e li raggiunse camminando sull’acqua.

E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono.

I discepoli non riconobbero subito Gesù e, pensando di vedere un fantasma, furono colti da un grande spavento e gridarono.

Siamo esseri umani, pertanto abbiamo una visione troppo umana per spiegarci le cose.

Quando siamo in balia delle nostre “tempeste” ed il vento ci soffia contro, spesso, il coraggio ci abbandona. Ci sentiamo soli ed indifesi e, quando ci guardiamo attorno, non vediamo che fantasmi, ovvero gli specchi delle nostre ansie e delle nostre paure. E su questo “mare” che perdiamo le nostre battaglie, vinti dalla violenza delle onde incessanti che agitano le nostre barche.

In tutta questa tremenda confusione non ci accorgiamo di chi “veramente” ci cammina a fianco, neanche quando Costui vince la forza degli elementi per venirci incontro.

Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!»

La presenza di Gesù allontana ogni paura: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» La sua voce rassicura. Non calma ancora il vento, ma da quella forza e quella determinazione necessaria a Pietro di gridare verso di Lui: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull'acqua».

Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull'acqua e andò verso Gesù.

Pietro riconobbe Gesù e fu proprio per questo che gli chiese di poterlo raggiungere sulle acque; non per dimostrare a se stesso ed ai suoi compagni di poter camminare sulle acque come Gesù, ma di essere in grado, per mezzo di Gesù, di superare le proprie paure con la fede. In forza del comando del Maestro tutto è possibile, pensò Pietro. Scese dalla barca e camminando sull’acqua andò verso Gesù.

Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!»

Ma non aveva fatto i conti con la sua fragile condizione di essere umano.

Fintanto che aveva tenuto lo sguardo fisso su Gesù niente gli era stato impossibile: stava vincendo le forze della natura è stava realmente camminando verso il Maestro, ma non appena abbassò gli occhi, e si guardò intorno, ebbe paura del vento impetuoso e cominciò ad affondare. La preghiera di supplica: «Signore, salvami!»  fu subito accolta da Gesù.

Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»

Gesù non attese che Pietro affondasse nella sua debolezza, ma subito gli stese la mano ed afferratolo lo trasse fuori dall’acqua. Allo stesso modo, ancora oggi, Dio non ci lascia affondare nelle nostre difficoltà: soprattutto quando, apparentemente, ci vediamo sbattuti dal forte vento contrario e non abbiamo più speranze di raggiungere sani e salvi la riva, ecco che Qualcuno ci cammina accanto e con la sua voce rassicurante ci dice: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!»

Dio conosce le nostre mancanze, le nostre debolezze; sa che a volte cadiamo, ma se allunghiamo la nostra mano verso di Lui, troveremo la Sua sempre pronta ad afferrarci e a rimetterci in piedi.

Spesso, però, siamo noi a rifiutare il suo aiuto per ignoranza, presunzione e poca umiltà. Per questo abbiamo poca fede e scarsa perseveranza e, dunque, dubitiamo della Suo conforto e della Sua potenza.

 E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò.

Appena Gesù salì con Pietro sulla barca, il vento si calmò.

Quando Gesù sale sulle nostre barche, o meglio, quando noi Gli permettiamo di salire, anche gli elementi della natura e le forze avverse cessano di agire contro di noi. La navigazione diventa tranquilla e la destinazione sicura.

Nessuno potrà rapirci dalla Sua mano.

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. (Giovanni 10: 27-29)

In conclusione:

Con la grazia del Signore vorrei fare un invito a tutti i lettori. Mi piacerebbe tanto che tutti assieme elevassimo un preghiera per tutti i nostri fratelli che si trovano in difficoltà e che ci sforzassimo, con le nostre possibilità, di dare loro una mano.

In quanto tralci di una stessa vite, non possiamo e non dobbiamo rimanere distanti dalle altrui sofferenze. Gesù, nel brano che abbiamo appena finito di leggere, dopo aver pregato e reso grazie al Padre, non rimase sul monte, ma, vincendo le forze avverse, andò in soccorso dei propri fratelli.

Mettendosi in cammino sulle acque, mostrò a loro il vero fenomeno soprannaturale: il miracolo dell’amore!

 

 

indice rifless. bibliche n. 2    -    Home

 

 

 

 

Questo sito ed ogni altra sua manifestazione non rappresentano una testata giornalistica sono scritti NON PROFIT, senza fini di lucro, per il solo studio biblico personale di chiunque lo desideri - vedi AVVERTENZE