“SETTANTA VOLTE SETTE” una formula matematica in cui si calcola l’amore di Dio ed in cui si stabilisce la verità del perdono.  – di Filippo – 13-4-18

 

 

 

 

 

(Matteo 18:21-35)

21 Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» 22 E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. 23 Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. 25 E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato. 26 Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto". 27 Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: "Paga quello che devi!" 29 Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò". 30 Ma l'altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito. 31 I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l'accaduto. 32 Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; 33 non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?" 34 E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. 35 Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello».

 

Qualche tempo fa una mia cara collega mi ha chiesto: “Filippo, ma come posso fare a perdonare una persona che mi ha fatto molto male? Ho tante volte provato a farlo, e per un certo periodo mi ero anche convinta di esserci riuscita, poi quando ho ricevuto l’ennesimo grave torto i miei sentimenti, verso questa persona, si sono irrimediabilmente compromessi e adesso faccio fatica a trovare in me la forza di perdonarla.”

Per questa domanda e per tante altre che toccano questo argomento, non esiste mai una risposta precisa ed immediata, in grado di spiegare in poche parole come il perdono risulti, non soltanto possibile, ma direi soprattutto necessario per ogni vero cristiano.

La lettura di oggi sarà in grado di darci sicuramente degli spunti di riflessione importanti.

Esaminiamo la domanda di Pietro e a seguire riflettiamo sulla risposta che da Gesù: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?»

E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.»

 

Perché Gesù risponde con questo numero esageratamente grande? Lo spiegherà meglio più avanti, ma adesso ci basti sapere che il numero 7, di per se, rappresentava, e rappresenta ancora oggi per gli ebrei, il numero divino della completezza; l’averlo moltiplicato per 70 volte significava solo una cosa: sempre!

Pietro era già convinto di dimostrare al Signore una benevolenza straordinaria perdonando “sette volte” il fratello, ma Gesù lo invita ad alzare l’asticella: il limite massimo non è più il sette, ma il “settanta volte sette”.

Per spiegare il motivo di tale affermazione, Gesù racconta una parabola sul regno dei cieli, paragonandolo ad un re che, volendo aggiornare i suoi conti, dopo aver tirate le somme, si accorse che uno dei suoi servi gli era debitore di circa diecimila talenti. L'uomo, non avrebbe mai potuto pagare una somma così grande, così il re ordinò che, per saldare il debito, fosse venduto lui, la moglie, i suoi figli e tutto ciò che possedeva.

Prima di continuare con la storia vorrei fissare la nostra attenzione sulla somma che il servo avrebbe dovuto restituire; diecimila era la cifra più alta in lingua greca ed il talento la misura più grande: diecimila talenti corrispondevano all’incirca a più di 300 tonnellate di oro e di argento. Un talento corrispondeva a 6.000 giornate lavorative; 10.000 talenti a 60.000.000 di stipendi. Per pagare questo debito il servo avrebbe dovuto lavorare quasi 200.000 anni. Eppure il servo, anche nella disperazione, si mostrò incredibilmente ottimista, supplicando e promettendo al suo signore di restituire tutto, se solo gli fosse stata data una possibilità.

Ma “Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito."

Il re aveva appena compiuto un’opera straordinariamente grande ed irripetibile: non si era limitato a ridurre il debito in base alle concrete capacità contributive del servo, ma lo aveva cancellato completamente.

Perché si era comportato così?

Perché il re aveva perfettamente compreso la condizione del suo servo; si era reso conto che nonostante tutti gli sforzi, l’uomo non sarebbe mai stato in grado di risarcirlo fino in fondo.

Il suo non era stato tutto sommato un atto di giustizia, ma soprattutto una dimostrazione di grazia smisurata.

Il servo però non si mostrò così altrettanto compassionevole come il suo re: appena ne ebbe l’occasione, raggiunse uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari “e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: "Paga quello che devi!" L’uomo lo supplicò di concedergli una proroga, ma fu tutto inutile. Il servo lo fece subito imprigionare finché non avesse pagato tutto il debito.

Perché quest’uomo si era comportato così? Cos'è che non era riuscito a capire?  Inoltre il suo comportamento non gli avrebbe, di certo, fatto recuperare la somma reclamata, perché come poteva un uomo confinato in prigione guadagnare del denaro per poi restituirlo? E poi “cento denari” (qualche centinaio di euro al cambio attuale) erano niente, se paragonati ai diecimila talenti che avrebbe dovuto restituire al re.

Sappiamo tutti come finirà la storia, ma quello che ci interessa, adesso, e ritornare alla domanda che avevamo lasciato precedentemente in sospeso: perché Gesù rispose a Pietro: “non perdonerai tuo fratello fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette?” Ora, ci è tutto più chiaro. La cifra è esagerata perché esagerata è stata la grazia di Dio, nel momento in cui ha deciso di perdonare l’uomo dai suoi peccati, attraverso il sangue prezioso di suo Figlio.

Gesù non è venuto nel mondo per giudicare; cioè per incassare la grande “somma” di denaro che Gli spettava, ma per servire; per salvare; per estinguere, definitivamente, i peccati dell’uomo nella propria carne, attraverso il sacrificio della croce. Quando noi non perdoniamo il nostro fratello, ci macchiamo di un grave peccato, perché non ci rendiamo conto che in quel momento ci stiamo trasformando in dei giudici spietati; assetati di una giustizia che non ci appartiene. E diventiamo come quel servo che non si era reso conto dell’immensa ed immeritata grazia che il suo signore gli aveva concessa e quanto insignificante era “la somma” che tentava di rivendicare da un suo conservo.

E’ questo il ragionamento che ci deve spingere al perdono incondizionato, non certo il fare affidamento alle sole nostre forze o convinzioni. Questo è un altro aspetto che a volte tendiamo a sottovalutare: cioè, ci attribuiamo delle capacità e dei meriti che non possediamo, ne forse potremo mai possedere. Il perdono è un dono di Dio, che si riceve e che si trasmette al nostro prossimo così com’è. Non siamo tenuti a fare delle aggiunte: e cosa potremmo aggiungere alla grazia di Dio?

Non ci dobbiamo sforzare di riuscire a perdonare il prossimo con le nostre virtù, con il nostro finto buonismo. No! Non è così che Dio ci vuole. Se è vero che Gesù è venuto sulla terra per caricarsi dei nostri peccati è altresì vero che è anche venuto per sollevarci dal peso di una croce che non saremmo mai stati in grado di poter sopportare. E’ su quella croce che noi dobbiamo fare affidamento; è ai piedi di Gesù che dobbiamo consegnare il nostro perdono. Un perdono che si carica di significato e si rende perfetto quando è vissuto con Lui, in Lui e per mezzo di Lui.

 

Quelli che seguono sono solo alcuni versetti sui quali possiamo meditare, per approfondire l’argomento del perdono.


“Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno”. Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” (
Matteo 6:12-15)

 

“Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli, vi perdoni le vostre colpe. [Ma se voi non perdonate, neppure il Padre vostro che è nei cieli perdonerà le vostre colpe].”  (Marco 11:25-26)

“Siate misericordiosi come è misericordioso {anche} il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato.” Date e vi sarà dato; vi sarà versata in seno una buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi». (Luca 6:36-38)

 

 

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