Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

ASCOLTARE DIO, CHE VUOL DIRE? PERCHE’ E’ BENE? –  RIFLESSIONI SUI SIGNIFICATI - udire, ascoltare, sentire, consapevolezza, scelta, coerenza, ubbidienza, etica, fedeltà, patto, convenienza, eternità - daLA GRANDE RESPONSABILITA’ NEL CRISTIANESIMO DI CHI PARLA E DI CHI ASCOLTA NEI TEMPI IN CUI VIVIAMO” - PARTE 7 - di Renzo Ronca - 26-6-17

 

 

 

"Ascoltate la mia voce; sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che io vi prescrivo affinché siate felici" (Geremia 7:23)

 

 

(segue)

 

Tutta la Bibbia si basa su un dialogo cercato da Dio con l’uomo, dove il dire e l’ascoltare si alternano, si incontrano, si perdono, si ritrovano…

Tutti possiamo “udire”, cioè abbiamo o possiamo avere la capacità di distinguere i suoni. Ma “ascoltare” è qualcosa di più: nell’ascolto è presente la nostra volontà e dunque esercitiamo la scelta di voler capire. Ascoltare significa: “trattenersi di proposito ad udire attentamente, prestare la propria attenzione o partecipazione a qualcosa in quanto oggetto o motivo di informazione o di riflessione o anche di devozione” (Devoto-Oli).

 

Del resto tutto ciò che “entra” in noi  attraverso i sensi o attraverso la mente produce degli effetti, o per meglio dire coinvolge diversi elementi del nostro essere. In questo caso, quando siamo coinvolti in modo più articolato usiamo la parola “sentire”:  “sentire In senso ampio, avvertire un qualsiasi stato di coscienza indotto in noi dal mondo esterno attraverso i sensi o un qualsiasi stato affettivo insorgente nell’animo. Nella varietà degli usi e delle particolari accezioni, i significati fondamentali del verbo si possono ricondurre a questi tre: avvertire una percezione; avvertire una sensazione; provare un sentimento” (Treccani). Tuttavia nel “sentire”, anche se più coinvolti fisicamente, manca spesso una scelta della nostra volontà. E’ facile far sentire agli altri quello che vogliamo: Pensate ad un film: Possiamo sentire passivamente diversi stati emotivi a prescindere dal nostro diretto volere: allegria rabbia riso paura pianto desiderio dolore ecc.

Ecco allora quanto è importante l’ascolto attento, mirato, voluto, di un concetto, di una insegnamento, di una verità…

 

Questo sistema di cose corrotto e corruttore, usando dei sottili sistemi psicologici basati sulla perfetta conoscenza delle nostre reazioni emotive, fa in modo di afferrare la nostra attenzione, di imprigionare il ns ascolto. Infatti se pensate ai mass media, il nostro sembra un “libero ascolto”, ma in realtà è una prigione psicologica passiva simile al lavaggio del cervello, dove, in certe condizioni, non possiamo far altro che “sentire” ciò che si vuole che noi “sentiamo”. Di conseguenza, chi sa pilotare le nostre emozioni, può facilmente prevedere e guidare il nostro comportamento.

 

Il serpente nell’Eden usò uno di questi sistemi per avvicinare Eva e per indurla ad accettare un ragionamento ambiguo. L’accettazione di quel modo di pensare estraneo, alieno, diverso dal modo di pensare di Dio, produsse una sostanziale modifica di tutto il programma “sano” “buono” che era nell’essere umano, il quale finì per seguire vie “non buone”, che lo portano alla morte.

Ancora oggi al di là delle parole superficiali della fede superficiale, il mondo segue la linea dettata dall’astuto serpente: dal quotidiano agli alti gradi delle massonierie o cose simili, si adora un dio diverso, quello che porta convenienza egoistica, piacere, “sapienza e luce” senza ubbidienza. Con certi discorsi di scienza estrema, di politica falsamente democratica o di dubbie conquiste sociali o di religione filosofica o di ricerca del “bene” come piacere personale, il Dio biblico creatore viene esiliato dall’uomo e mostrato come un tiranno. Così l’uomo ancora oggi, nell’illusione di poter sperimentare scorciatoie per la felicità, segue le strade dell’emozione o della sapienza facile, trovando alla fine solo la morte, cioè l’assenza della Vita eterna, che è appunto solo nel progetto di Dio.

 

Avete visto, abbiamo incontrato una parola importante che è ”UBBIDIENZA”.

Mettiamola insieme alle altre parole importanti che abbiamo incontrato: ascolto, volontà, scelta…. e continuiamo a riflettere insieme.

 

Ora se c’è una “volontà attenta d’ascolto” ci sarà pure alla fine una CONSAPEVOLEZZA di quanto abbiamo ascoltato, giusto? La consapevolezza è appunto avere piena coscienza di un fatto, avere tutte le informazioni necessarie e piena conoscenza non solo del significato ma anche delle responsabilità che esso può comportare (Trecc.).

E cosa ci porterà la consapevolezza di quanto ascoltiamo?  Questa consapevolezza non può produrre altro che una SCELTA. Possiamo seguire o no quanto ci è stato detto, accettarlo come buono o rigettarlo perché inutile o dannoso. Se decidiamo di si, cioè di seguire quanto ci è stato detto, allora giudicheremo implicitamente il contenuto come “buono”, “vero”, utile, positivo per la nostra vita. Va da sé che un contenuto opposto o diverso non sarà più ritenuto “buono” utile o positivo “vero”, ma per ovvi motivi sarà il suo contrario, ovvero “cattivo” inutile, deleterio, falso.  Se un contenuto viene accolto ecco che “entra in circolo” per così dire insieme a tutte le altre cose buone che sono in noi. Tutto questo “movimento in circolo” o elaborazione interiore, possiamo chiamarlo ETICA, o MORALE. Tutte queste cose buone trattenute ed elaborate nella nostra coscienza sono preziose perché costituiscono il nostro essere e il nostro vivere; esse elevano il nostro modo di pensare, rendendolo sempre più simile al modo di pensare del Signore.

 

Ma decidere di seguire un contenuto che giudichiamo buono e vero, presuppone una COERENZA, cioè una conformità nel tempo a quanto abbiamo scelto. Potremmo dire anche una FEDELTA’ all’impegno preso.

 

Ora uno che ha scelto di credere in Dio significa che considera Dio come vero, buono, giusto.

Ci fu un PATTO con Dio, c’è ancora?

Il patto è un accordo importante tra due o più parti, in cui tutti si impegnano a seguire nella pratica certi impegni sottoscritti. Nel patto tra Dio e il Suo popolo sul monte Sinai (detto anche Oreb o Horeb) l’Eterno offriva protezione e vita eterna, ma chiedeva FIDUCIA ed UBBIDIENZA. Dio ha mantenuto il Suo patto ma noi?

La fiducia o fede si manifestava nell’accoglienza (ubbidienza) di alcune leggi che Dio stesso aveva preparato per il bene dell’uomo (non per il bene di Dio, che è già “Sommo Bene” e non ha bisogno di nulla), per il vivere felice dell’uomo, benedetto sulla terra.

Quanto è importante l’ascolto!

Dio ascolta sempre l’uomo e cerca sempre di dargli ciò che è bene per lui. Lo ama al punto tale da dare, per lui, la vita del Figlio. Ma noi ascoltiamo Dio?

 

Non a caso la preghiera forse più importante di Israele è: “Sh'ma Yisrael Adonai Elohenu Adonai Echad” che significa: “Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE” (Deuter 6:4). Lo stesso invito “Ascolta” che si trova all’inizio decalogo ripetuto da Mosè:

“Mosè convocò tutto Israele e disse loro: Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo davanti a voi; imparatele e mettetele diligentemente in pratica. 2 Il SIGNORE, il nostro Dio, stabilì con noi un patto in Oreb.. (Deuter 5:1-2)

Quante volte il Signore ci ripete di ascoltare per il nostro bene: "Ascoltate la mia voce; sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che io vi prescrivo affinché siate felici" (Geremia 7:23)

Ma dov’è l’ascolto che Gli è dovuto? Dov’è la nostra coerenza di fede? Dov’è la nostra ubbidienza?

Noi che non sappiamo nemmeno ascoltare l’altro quando ci parla perché subito pensiamo a cosa dire per sopravanzarlo, noi che abbiamo dimenticato l’uso prezioso di questo dono dell’ascolto, ci permettiamo pure di essere orgogliosi, superbi, duri di cuore…

E’ solo nel RISCOPRIRE L’ASCOLTO, esercitarci ad ascoltare la voce di Dio che possiamo ritrovare la nostra morale, il senso del giusto, l’orientamento necessario per capire la differenza tra bene e male.  Non si può amare niente e nessuno se prima non si accoglie dentro al cuore. Accogliere l’altro, ascoltarlo con attenzione non solo in quello che dice ma anche nel percepire i suoi bisogni non è un atto impulsivo di passionalità. Amare non è solo impulso passionale, ma è farlo entrare dentro al cuore, rinunciando al nostro “ego”.

Tutta l’armonia della nostra vita, la sua direzione, parte dall’ascolto di Dio.

 

E quanto pare difficile alla nostra mente occidentale “ascoltare Dio”! Quasi come sembrò a Pilato che di fronte alla parola “Verità”  pensò ad una filosofia e non capì che la Verità era invece quella Persona che gli stava davanti.

Già. E’ così semplice che sembra un’offesa alla nostra intelligenza! Dio è un Essere vivente che ci dice “ascolta!” Se il vicino di casa o il pizzicagnolo ci dicessero “Ascolta” noi l’ascolteremmo, ma se ce lo chiede Dio ci voltiamo dall’altra parte dicendo “si figuriamoci…”

Comportandoci con tanta leggerezza ci dimentichiamo di due cose:

1) quell’”ascolta” non è una preghiera che Dio rivolge all’uomo nella speranza che l’uomo questi dall’alto del suo orgoglio della sua autonomia Gli conceda udienza. Anche se nella Scrittura è spesso sotto forma di una esortazione, quell’”ascolta” è un AVVERTIMENTO POTENTE E SOLENNE che ci può sconvolgere: non è  “Ascolta ti prego e mi farai contento” ma è piuttosto: “Ascoltami se vuoi vivere!”;

2) Il cammino attuale del mondo e della maggior parte delle persone è verso la morte, non verso la vita. Chi non ascolta Dio è già destinato alla morte. La morte non è la punizione di un dittatore perché non gli ubbidiamo, ma è esattamente il contrario: non aver ascoltato il Dio dell’eternità ci ha immesso in una percorso di morte, senza uscita. Nessuno, ma proprio nessuno, ci può salvare se non lo stesso Dio (e a caro prezzo, un prezzo di sangue!). Quindi ”ascolta Dio se non vuoi morire” è una cosa che sorprendentemente riguarda più noi che Dio. Detto in modo terra-terra Dio non ci guadagna niente se decidiamo di ascoltarLo oppure no; Lui vive lo stesso, è già nell’eternità perché è eterno. Ma quelli di noi invece che pensano che la vita sia tutta qui, sono già come morti. Credo allora che tutto sommato ci convenga l’ascolto del Signore, riscoprire il patto, trovare la coerenza la fede, sforzarci di ubbidire a quelle leggi che regolano l’universo. E’ per questo che siamo stati creati: per vivere nell’universo per sempre, non per vivere qualche decennio in una terra che abbiamo rovinato.

(continua)

 

 

 

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