Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

MOVIMENTI DI RISVEGLIO DA RISVEGLIARE

 

 - di Renzo Ronca - 1-10-16 - h. 17,15 -

 

 

  

 

Per errori umani quasi tutte le comunità invecchiano e cadono nelle abitudini che indeboliscono la fede e che diventano legge. La frequenza diventa piatta ed esteriore e si poggia pian piano sull’efficientismo dell’organizzazione.

Anche Lutero all’inizio diede il via al più grande e serio movimento di risveglio cristiano dell'epoca che portò alla riforma protestante. Ma ogni movimento di risveglio viene quasi sempre assorbito dalla routine.

Sia lode a Dio che sempre sollecita  e corregge il Suo popolo con nuovi  impulsi di rinnovamento.

 

I movimenti di risveglio di ispirazione pentecostale per esempio, di cui abbiamo parlato, sono nati semplici, agili, capaci di andare dritti allo scopo, cioè in grado di raggiungere SUBITO le anime ferme soffocate da tradizioni pesanti o imbrigliate da legami maligni. Queste comunità guidate direttamente dallo Spirito Santo riescono ad agire presto e bene nel cuore di chi ascolta; mettono immediatamente il credente in uno stato di pace e di gioia con l’Eterno in virtù del sacrificio di Cristo; nel nome di Gesù liberano dal male e portano sempre una nuova nascita di consapevole scelta.

I primi evangelisti di questo tipo nelle comunità che si andavano formando avevano una fede forte essenziale e semplice, poca o nulla teologia, grande decisione, discernimento degli spiriti, manifestazioni potenti da parte dello Spirito Santo che li sosteneva. Le liberazioni avvenivano e la gente si convertiva subito, perché sentiva immediatamente la presenza buona ed edificante del Signore nelle assemblee e nei culti.

 

Purtroppo però questi movimenti, nati per ricordare al mondo che lo Spirito Santo c’era ed era attivissimo, a nostro parere rischiano oggi di segnare il passo per diversi motivi tra cui:

 

a) Una eccessiva  frammentazione denominazionale;

b) Burocratizzazione organizzativa;

c) Uso schematico vecchia maniera dei carismi, senza tener conto del periodo che stiamo vivendo che precede di poco il rapimento e il ritorno di Gesù;

d) Possibili infiltrazioni del maligno nell’uso dei doni dello Sp S.;

e) Culti lunghissimi pieni di tutto a volte impossibili da seguire;

f) “Protagonismo e mestiere”

 

a) Una eccessiva  frammentazione denominazionale;

Dal primo risveglio pentecostale a Los Angeles (1906) da cui partì per l’Italia, sembra, il primo missionario pentecostale Giacomo Lombardi, le comunità di tipo pentecostale nel nostro Paese sono oggi tantissime e divise in varie sotto-denominazioni. C’è il desiderio e forse la tendenza dei più sensibili a collaborare, ma non so se questo si traduce in fattive unioni o si tratta invece di apparenti unioni, dove infine ognuno non mette mai in discussione la propria identità dottrinale (praticamente un discutibile mini-ecumenismo evangelico). Resta il fatto che tanta diversità, a mio parere, non sempre è buona perché indebolisce il corpo di Cristo e non da una buona testimonianza di come dovrebbe essere la Chiesa: “Ora, fratelli, vi esorto, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a non aver divisioni tra di voi, ma a stare perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire. 11 Infatti, fratelli miei, mi è stato riferito da quelli di casa Cloe che tra di voi ci sono contese. 12 Voglio dire che ciascuno di voi dichiara: «Io sono di Paolo»; «io, di Apollo»; «io, di Cefa»; «io, di Cristo». 13 Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?” (1 Cor 1:10-13)

 

b) Burocratizzazione organizzativa;

Quando i fedeli diventano tanti, perdono agilità hanno bisogno di organizzarsi in continuazione; non avendo molti contatti con le chiese tradizionali, per forza di cose i nuovi responsabili devono cominciare a fare anche loro delle regole. Così da “movimento innovatore” si diventa facilmente “struttura ecclesiastica”, perdendo le caratteristiche immediate del “risveglio evangelico”. Da come si sono messe oggi le cose non se ne uscirà senza il coraggio dell’umiltà, senza “morire un poco a se stessi” per il bene comune.

 

c) Uso schematico vecchia maniera dei carismi, senza tener conto del periodo che stiamo vivendo che precede di poco il rapimento e il ritorno di Gesù;

Un movimento di risveglio ha la sua forza nella trasformazione dinamica che viene dallo Spirito Santo, che non è mai la stessa. L’azione di Dio muta in continuazione a seconda del luogo, del tempo e delle persone  in cui opera. Lo Sp di D è sempre più avanti del nostro limitato modo di inquadrare razionalmente le cose, ed è anche più avanti dell’ingannatore. Ma se noi ci fermiamo a super-organizzarci in un efficientismo denominazionale orgoglioso di se stesso, rimaniamo come fermi di fronte alle innovazioni  che continuamente premono da parte dello Sp Santo. L’epoca di adesso è diversa da quella del ‘900. E’ diversa anche la prospettiva a breve termine: prima si trattava di riaffermare la guida della Chiesa dal parte dello Sp Santo, di conquistare territori in mano al nemico… adesso OLTRE A QUESTO, si tratta anche di ALLERTARE i credenti in vista del prossimo rapimento e del ritorno di Gesù. Cosa che pochi fanno in maniera seria.

 

d) Possibili infiltrazioni del maligno nell’uso dei doni dello Sp S.;

Una delle caratteristiche di Satana è quella di riprodurre le manifestazioni di Dio al fine di ingannare l’uomo. Egli conosce la Scrittura (Matt 4:6) che cerca sempre di distorcere a proprio vantaggio, ha visto i doni dello Spirito che cerca di imitare e possedere (Atti 8:19), sa quanto l’uomo sia attratto dal fascino del mistero e da dottrine esoteriche (1 Tim 4:1)  e dal miracolismo (Matt 7:22). Sappiamo che i tempi che viviamo e vivremo saranno sempre più falsi “cristi” (Matt 24:4-5) e che aumenteranno segni e miracoli ingannevoli (Mar 13:5 e 22-23). Ora tra i più i doni più “copiabili” c’è quello delle lingue. E’ anacronistico allora oggi considerare il dono delle lingue come riprova dell’avvenuto “battesimo dello Spirito Santo” (a meno che non vi siano persone dotate a loro volta del dono dell’interpretazione delle  lingue). Ciò che a mio parere va capito bene è che Dio (e quindi lo stesso Spirito Santo) sono un “fuoco trasformante” non classificabile o etichettabile o da poter inscatolare in specializzazioni carismatiche ben definite. Lo Spirito Santo –abbiamo visto- procede davanti, l’uomo “nato di nuovo” Lo segue lasciandosi a sua volta riempire da questa presenza divina, che sospingerà e produrrà azioni e comportamenti adatti al momento presente. Momento presente che oggi sarà diverso da quello di domani. Irrigidire l’attività dello Spirito Santo e dei suoi doni è molto pericoloso. Lo Spirito conduce, l’uomo Lo segue; l’uomo non gestisce lo Spirito Santo, Lo segue. Satana è un passo dietro lo Spirito Santo e cerca sempre di imitare le Sue manifestazioni. Se l’uomo si sofferma un po’ troppo sull’effetto (i doni) finisce per seguire “il copiato” di Satana non l’innovazione dello Spirito di Dio.

Ci vuole coraggio per mantenere lo stato di “nuova nascita trasformante” perché questo significa NON ADAGIARSI MAI SULL’ACQUISITO.

 

e) Culti lunghissimi pieni di tutto a volte impossibili da seguire;

Le riunioni di culto domenicale in Italia, anche per via degli arrivi di popolazioni straniere dall’Est, dal Medioriente, dall’Africa e dal Sudamerica, stanno assumendo connotazioni diverse. Se a queste aggiungiamo con la globalizzazione l’ascolto e l’assuefazione nostra ai predicatori-show USA, possiamo dire che rischiamo la confusione. Ad esempio qui in Italia stiamo perdendo i momenti di solenne raccoglimento e di silenzio interiore tipici della nostra spiritualità atta alla riflessione, che a mio parere vanno recuperati.

Mi viene in mente un culto domenicale a cui partecipai anni fa di alcuni centinaia credenti dell’Est: per loro quell’incontro settimanale non era solo un culto come per noi, ma era una vera e propria occasione per riunirsi tutti insieme lontano dalla loro patria un GIORNO INTERO, dalla mattina alla sera, condividendo preghiere, cibi, feste, attività sociali ecc. Tutto questo è bello, ma credo che poco si possa adattare a chi la domenica viene in chiesa solo per ascoltare il Signore. Occorre anche essere pratici e suddividere la quantità di tutte queste attività in altri spazi settimanali. In qs modo si potrebbe snellire la riunione e riservare al culto settimanale la centralità della Parola con la lode e la preghiera.  Poi, DOPO LA CENTRALITA’ DI UN CULTO RELATIVAMENTE BREVE, nulla vieta che chi vuole possa fermarsi e fare tutte le altre attività che preferisce.

Oppure, se proprio non si riesce a realizzare questo insieme differenziato in più momenti, non resterebbe che dividere i culti in maniera autonoma: uno “breve” (es. la mattina) ed uno “lungo” (es. nel pomeriggio-sera), lasciando poi a fedeli scegliere a quale partecipare.

 

 f) “Protagonismo, opportunismo e mestiere”

Protagonismo: la tentazione di essere il centro di potere della comunità è molto forte da parte di pastori, predicatori, dirigenti, ecc. Molti in buona fede (altri un po’ meno) riempiono di se stessi tutti gli spazi. Avete mai visto in una famiglia che succede quando i genitori fanno tutto loro? I figli crescono deboli ed incapaci. Compito del genitore è mettere in figli in grado di affrontare la vita, non di renderli dipendenti da se stessi. Per quanto si siano studiate forme organizzative diverse, questo pericolo resta sempre. Un passo intelligente per un dirigente è nominare collaboratori che non siano cortigiani (cioè che non siano sempre pronti a dire di si) ma che invece sappiano correggere, proporre e delegare attività di crescita all’interno della comunità.

Opportunismo: purtroppo la “carriera politica” all’interno delle chiese esiste. Molte persone “amano i primi posti” (Matt 23:6) e usano gli incarichi ministeriali per poter esibire potere. Dobbiamo vigilare e pregare per i nostri responsabili affinché mantengano un giusto atteggiamento di umiltà e servizio (Luca 22:26).

“Mestiere”: Sono quei responsabili che svolgono il loro ministerio come fosse una professione, un lavoro, un mestiere appunto, con parole tecnicamente giuste ma che non trasmettono nulla. Questi appiattiscono le comunità e le rendono passive.

 

[parte del dossier: RISVEGLIAMO I MOVIMENTI DI RISVEGLIO CRISTIANO in http://www.ilritorno.it/es/eshtml/dossier/NUOVO%20MOVIM%20CRIST.pdf )

 

 

 

 

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