Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

NUOVA NASCITA NUOVA COSCIENZA - n.9

  di Renzo Ronca - 16-11-15- h. 11,15 - (Livello 3 su 5)

 

 

Allora Anania andò, entrò in quella casa, gli impose le mani e disse: «Fratello Saulo, il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada per la quale venivi, mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo». 18 In quell'istante gli caddero dagli occhi come delle squame, e ricuperò la vista; poi, alzatosi, fu battezzato. 19 E, dopo aver preso cibo, gli ritornarono le forze. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, 20 e si mise subito a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Figlio di Dio. 21 Tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua con lo scopo di condurli incatenati ai capi dei sacerdoti?» 22 Ma Saulo si fortificava sempre di più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. (Atti 9:17-22)

 

 

 

(segue)

Come abbiamo visto la volta scorsa il bravo Anania, dopo essere stato rassicurato, ubbidisce alla visione e si reca da Saulo.

La scrittura è estremamente essenziale: andò, entrò in quella casa, gli impose le mani… Non perde tempo Anania e non fa nulla di più e nulla di meno di quanto gli viene chiesto.

 

Viene da pensare alle nostre missioni di oggi (ammesso che vengano sempre dall’ispirazione divina) dove (quando alla fine accettiamo di andare) andiamo sempre oltre il nostro mandato, parlando magari di cose che non ci erano state chieste o imponendo regole dottrinali di chiesa che non sappiamo osservare nemmeno noi.

 

Le parole che Anania dice sono sinteticamente perfette: «Fratello Saulo, il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada per la quale venivi, mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo». Noi sappiamo che sono perfette perché conosciamo l’antefatto, ovvero sappiamo che è esattamente questo che Gesù gli aveva detto di dire. Dunque la perfezione del buon servitore di Dio sta nel testimoniare la verità che conosce. Niente di più niente di meno.

 

Notate l’azione efficiente, fluida e perfetta di Anania in questi versetti e mettetela a confronto con il suo dialogo di prima con il Signore in visione. Quest’uomo aveva avuto dei dubbi, diremmo anche piuttosto “giustificati”; ma li risolve prima dell’azione. Tutti noi abbiamo degli spazi di preghiera in cui possiamo dialogare chiedere capire e persino opporci alle cose che dice il Signore, e possiamo approfondire tutto il tempo necessario finché non siamo perfettamente convinti. Questo dobbiamo fare nel nostro cammino: non importa quanti dubbi abbiamo, quello che conta è che li mettiamo tutti davanti al Signore stesso, Il Quale ce li spiegherà uno ad uno, con pazienza ed amore. Una volta capito che quello che ci viene chiesto viene davvero da Dio (anche se può capitare che non lo capiamo al 100%) e accettiamo di farlo, ecco che tutto si svolge con una naturalezza e rapidità incredibili.

 

 

Prima di tutto Anania lo chiama “fratello Saulo”; egli sa che chiunque riceve lo Spirito Santo e si battezza diventa fratello in Cristo, entrando nella stessa famiglia di Dio.

 

Poi Notiamo anche un’altra cosa: il bravo Anania non antepone mai se stesso all’opera di Dio; egli esegue con modestia ubbidendo in tutto; parla di Gesù come soggetto e protagonista di tutto quello che sta succedendo: “Il Signore, si proprio quello che ti è apparso, è Lui che mi ha mandato… “ “..mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo”. Che parole semplici e potenti!

 

Saulo deve riacquistare due tipi di vista: la vista reale fisica perché era rimasto effettivamente cieco per via della visione accecante, e la vista della fede, in quanto ora, dopo il cambiamento di coscienza che già era avvenuto al suo interno, poteva “portare tutta la verità alla luce”. La luce coincide con il riempimento dello Spirito Santo.

 

Qui dobbiamo stare attenti: non si parla del dono dello Spirito Santo, ma del RIEMPIMENTO dello Spirito Santo. Sono cose diverse. Saulo riceve non una piccola parte di comprensione, non un dono un carisma particolare, ma la PIENEZZA dello Spirito di Dio. In un certo senso potremmo dire che riceve la presenza del Signore in se stesso. Come la potenza di una bomba atomica in un vaso fragile, come sono fragili tutti gli esseri umani nel fisico e nel carattere.

 

In quell'istante gli caddero dagli occhi come delle squame, e ricuperò la vista;”

Quando viene da Dio la parola che pronunciamo in Suo nome si compie subito. Le scaglie che cadono non sappiamo se erano reali oppure no; io penso di si, probabilmente gli caddero dagli occhi come dei minuscoli frammenti di pelle. Penso che questo possa simboleggiare il suo peccato espiato, morto, che è stato tolto. Tutto il “vecchio uomo” se ne era andato lasciando un uomo nuovo con un altro modo di vedere e di essere.

 

“poi, alzatosi, fu battezzato” Da qui capiamo che Saulo doveva essere in ginocchio oppure in una posizione più bassa rispetto ad Anania che stava pregando per lui. Non credo fosse in basso perché era momentaneamente cieco, o almeno non solo quello, credo che si tratti principalmente di un rispetto, di una posizione di prostrazione nei confronti di Gesù che stava operando per mezzo di Anania.

 

Il battesimo è l’atto che subito segue l’essersi “alzato”. Non ci si può elevare nella comprensione della fede in modo teorico senza poi metterlo in pratica.

 

Capitano spesso persone che sembrano capire gli insegnamenti di Gesù e magari vorrebbero subito partire ad evangelizzare, però di fronte al battesimo oppongono sempre resistenza. E’ solo un simbolo dicono: entro asciutto e risalgo bagnato, non serve a niente, non è essenziale. Beh, Gesù lo fece. Saulo lo fece. Noi lo facciamo. Gesù dice: “perché mi chiamate Signore e non fate quello che vi dico?” (Lc 6:46) Pensate se Anania avesse detto “Ma che ci vado a fare Signore, e poi perché devo imporre le mani tanto basta che tu lo pensi ed avviene, sono rituali cose inutili…” Pensate se ogni volta che il Signore ci chiede una cosa noi ci mettessimo a contestare a dire che tanto sono solo simboli…  Forse dovremmo imparare a fare quanto ci viene chiesto, abbassando il nostro orgoglio. Forse anche noi abbiamo una coscienza piena ancora di filosofie, dove il nostro “io” è troppo ingombrante.

 

“E, dopo aver preso cibo, gli ritornarono le forze”

Dunque Saulo era nella debolezza. Una debolezza dovuta certamente ai tre giorni in cui non mangiò e non bevve nulla, ma anche un debolezza fatta di timore e tremore per essersi trovato di fronte a Dio. Solo adesso era stato purificato dal peccato e riempito dello Spirito Santo. Ora, come un bambino appena nato, per prima cosa doveva nutrirsi.

 

E’ nella nostra debolezza che spesso risalta la grandezza del Signore. Essere consapevoli della nostra debolezza significa avere un grado di coscienza più ampio, maturo, superiore (se così si può dire): io conosco, ri-conosco di essere debole, di essere piccola cosa davanti a Dio. Il mio “ego” si è ridimensionato; non è annullato, ma trova giovamento non più nella esaltazione di me stesso, bensì nel dare gloria al Signore, perché tutto ciò che è in me stesso viene da Lui; a Lui solo dunque la gloria.

 

“Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco”

Vediamo come l’opera di Dio inserisca sempre l’individuo nella comunità, nella “Chiesa”. Non esiste il cammino dell’asceta dell’eremita che sta tutta la vita solitario in cima al monte. Gesù ci inserisce attivamente nella società, nel mondo. A maggior ragione se il mondo è nelle mani dell’ingannatore. Quindi anche  il nostro ruolo nell’ambito della Chiesa di Gesù è attivo dinamico sempre collegato ai fratelli, mai con iniziative solitarie senza confronti e senza edificazione reciproca.

 

e si mise subito a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Figlio di Dio

E’ vero che Saulo si mise subito a predicare, ma abbiamo visto pure tutto quello che passò prima. Non tutti quelli che partono ad evangelizzare sono “nati di nuovo”. La predicazione immediata dei neo-convertiti va rallentata, non va sollecitata. Prima di tutto dobbiamo vedere se questi neo-convertiti hanno veramente “incontrato” Gesù. A volte si tratta di esaltazioni momentanee dovute più all’emotività che al reale cambiamento interiore innescato dal “tocco di Dio”. Uno trasmette la verità che ha sperimentato dentro al cuore, e se il cuore è rimasto quello di prima, pur parlando correttamente di teologia, non trasmetteremo altro che teologia.

 

Chiediamo invece un reale mutamento interiore, una vera nuova consapevolezza, un nuovo modo di essere. Solo quando il Signore “ci visita” potremo acquistare un coscienza diversa. Infatti avviene dentro di noi qualcosa che ci rende davvero diversi e noi possiamo prenderne atto, siamo coscienti dunque di una nostra avvenuta diversità. Un cambiamento “in crescendo” se così si può dire,  perché prende vita, prende forma la consapevolezza di essere “di Dio”: questo seme si forma e cresce fino a modificare la “coscienza di sé”.

 

La nostra coscienza nuova allora è un continuo confronto, un continuo dialogare con lo Spirito di Dio, ed è da questo continuo incontrarsi-scontrarsi che esce la decisione, la scelta, la consapevolezza che è meglio fare una cosa anziché un’altra.

 

 

 

 

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