Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

NEGLI UMILI L’INTELLIGENZA DEL SIGNORE - PERCHE’ IN MOLTI DI NOI C’E’ OSTACOLO ALLE RIVELAZIONI DIVINE? n.1 - di Renzo Ronca -6-11-15- h. 9,15 - (Livello 3 su 5) 

 

 

Mi capita talvolta di parlare con persone in gamba, colte, anche abbastanza preparate dal punto di vista scritturale, molto razionali e precise, in grado di sostare mesi sulla spiegazione di una singola frase biblica e che non vanno avanti fino a che non hanno “spaccato il capello in quattro” e sono convinti del suo significato. Per certi versi è ammirevole questa serietà e questa pignoleria perché li spinge ad approfondire sempre più la Scrittura e se stessi, però alle volte ho come l’impressione che quella ricerca della verità, abbia una certa dissonanza con la verità stessa. Infatti una ricerca del tutto razionale, anche di una mente intelligente, applicata ad una questione di fede, può causare un inciampo al nostro cammino; cammino che richiede una crescita non solo del ragionamento logico intellettuale, ma anche di uno scioglimento del cuore e di un’apertura dall’alto.

 

Cercherò di spiegarmi meglio, anche se è un terreno difficile. Leggiamo queste frasi:

 

“affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui, e illumini gli occhi della vostra mente, affinché sappiate qual è la speranza della sua vocazione e quali sono le ricchezze della gloria della sua eredità tra i santi,” (Efesini 1:17-18)

 

“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell'amore, 18 siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. (Efes 3:14-19)

 

Nelle lettere dell’apostolo Paolo si affrontano argomenti complessi che non spiegheremo certo con una frasetta estrapolata dal contesto; leggeremo invece queste due frasi come riferimenti leggeri ad un fatto che ritengo di importanza primaria:

 

PARTE DA DIO E A NOI ARRIVA

La piena comprensione degli spazi e delle profondità di Dio avviene come apertura o illuminazione che non inizia da noi, ma a noi arriva, da Dio.

 

ELABORAZIONE NOSTRA SECONDO MODI E TEMPI INDICATI DA DIO

Affinché questo avvenga in perfetto equilibrio occorre, dopo l’input di Dio, una elaborazione nostra che si avvalga si dell’intelligenza, ma di una intelligenza maturata alla luce della fede, di una maturità umile e saggia, che sia cresciuta secondo le tappe indicate da Dio stesso.

 

Facendo un esempio estremo per capirci meglio, torniamo allo studio sul santuario  (IL PERCORSO DELL’UOMO NEL SANTUARIO DI MOSÈ COME IL CAMMINO DELLA NOSTRA VITA ]: vedemmo come degli stadi di maturità spirituale nel percorso che partiva  dall’esterno dell’accampamento passando per il cortile, poi l’altare dei sacrifici, il candelabro, i pani, i profumi, fino all’Arca nel Luogo Santissimo.  L’Eterno attirava l’uomo che, per entrare, passava in varie fasi di purificazione e santificazione.

Ecco immaginate adesso che una persona, attratta veramente da Dio, che voglia in buona fede rispondere a questa Sua chiamata e conoscerLo da vicino, immaginate che entri SUBITO dal cortile al Luogo Santissimo saltando tutti i passaggi, dicendo magari: “si li ho capiti, sono simboli, posso andare avanti senza farli, tanto li ho capiti..” Ebbene non so se questo sarebbe gradito a Dio.

Ammesso (e non concesso) che il Signore permetta questo ingresso nella Sua Santità, cosa potrebbe capire questa persona? Potrebbe capire solo ciò che la sua mente arriverebbe a contenere, nulla di più. Invece la mente aperta, quella illuminata, è la conseguenza di "una visita" dello Spirito di Dio che la eleva, la espande in modo particolare e soprannaturale. Questa "visita" questo tocco di Dio dipende ovviamente solo dalla Sua infinta sapienza e non ha comportamenti standard che ci permettano con sicurezza di dire: "ecco adesso merito che lo Spirito Santo venga perché sono stato bravo ed ho osservato tutte le fasi di crescita". Se così fosse allora l'uomo acquisterebbe dei meriti, delle pretese, dei diritti, in base alle sue opere e non in base alla sua fede, e quasi sicuramente cadrebbe nella superbia. Tuttavia, per quel poco che possiamo, noi cerchiamo di fare le cose che il Signore ci dice di fare cercando di esserGli graditi.

 

Per essere graditi all’Eterno occorre essere umili. "Guiderà gli umili nella giustizia, insegnerà agli umili la sua via" (Salmi 25:9); "Gli umili mangeranno e saranno saziati; quelli che cercano il SIGNORE lo loderanno; il loro cuore vivrà in eterno" (Salmi 22:26)

 

L’umiltà può anche coincidere con una mortificazione del nostro “io”. Una delle “mortificazioni” più comuni sta proprio nel fare quanto Dio ci chiede nonostante la nostra ragione possa talvolta ritenerlo inutile. Certe cose si fanno infatti per semplice obbedienza anche se non le capiamo del tutto. Obbedire a Dio è importante, anche se questo a volte ci può sembrare poco intelligente: “infatti sta scritto: «Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l'intelligenza degli intelligenti»”(1Corinzi 1:19).

 

Prendiamo ancora l'esempio del battesimo: Gesù avrebbe potuto benissimo non battezzarsi non vi pare? Lo stesso Giovanni Battista fa delle obiezioni e non vorrebbe battezzarlo, ma Gesù gli dice:  «Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». (Matt.3:14-15).

 

Si tratta dunque di penetrare un nuovo concetto di sapienza-intelligenza, un modo in cui l’uomo non va né troppo veloce né troppo piano, un camminare secondo quanto gli viene chiesto niente di più niente di meno.

 

NELL’OBBEDIENZA NON SPERIMENTO SOLO UN FATTO, MA ANCHE UNO STATO, CHE DIO GRADISCE

Il fare significa sperimentare. Se io obbedisco a Dio per esempio facendo il battesimo, non sperimento solo il battesimo, sperimento invece un atto di obbedienza di cui magari non capisco la portata, ma scelgo comunque di fidarmi pensando che sia un bene procedere così per me e per la Chiesa di Gesù.

 

E’ questa azione, l’obbedienza umile e fiduciosa nelle cose più piccole che ci fa essere graditi a Dio, e allora Lui accogliendoci, apre la nostra mente alla comprensione di verità più profonde.

(continua)

 

 

 

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