Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 IL CORBAN - Marco 7:5-13 - QUANDO LA RELIGIONE PRENDE IL POSTO DI DIO - P.2  - di Angelo Galliani - 17-8-15 - h.15,45 -(livello 2 su 5)

 

 

(segue)

L’IPOCRISIA UMANA

Gesù difende i suoi discepoli attaccando duramente i loro accusatori, e quindi si rivolge ai farisei con una parola molto pesante: IPOCRITI. A sostegno delle sue ragioni (o meglio, a sostegno della Ragione di Dio), Gesù cita le Scritture, e più esattamente le seguenti parole di Isaia, che egli rivolge ai farisei stessi: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Come si vede, ce n’è abbastanza per litigare … E questo a ennesima dimostrazione del fatto che Gesù fu, storicamente, molto diverso da certe immaginette e da certe icone presenti nel cristianesimo popolare, che ce lo presentano tutto “zucchero e miele”, sempre pieno di dolcezza, e magari dai tratti somatici un po’ femminili … Dunque, nella risposta di Gesù, è reso evidente come le labbra e il cuore dei farisei suonino musiche diverse, stonate fra loro. “Le labbra” stanno a indicare le parole, le professioni di fede, l’esteriorità del comportamento, che ha come obiettivo quello di crearsi una buona immagine. “Il cuore”, invece, sta ad indicare la realtà della natura interiore, dei sentimenti, delle intenzioni, dei desideri … In questa stridente stonatura si identifica la caratteristica principale della condotta ipocrita: nascondere con le parole la realtà dei fatti; atteggiarsi in modo da non far capire la reale natura della propria coscienza. E ciò non per paura, per evitare critiche, ma al solo scopo di suscitare ammirazione e rispetto da parte di coloro che frequentano gli ambienti religiosi, in modo da avere ascendente su di loro e trarne quindi vantaggio.

 

IL CORBAN

Ai tempi di Gesù era diffusa questa strana pratica (osservata e sostenuta anche dai farisei): se uno, riferendosi a una parte della sua proprietà, dichiarava: “Questa è corbàn”  (cioè offerta a Dio), allora, pur potendo ancora disporne direttamente, non poteva più commerciarla o donarla ad altri, perché Dio stesso ne era così diventato l’unico Padrone. Tale pratica, naturalmente, non era stata richiesta da Dio, perché Egli è già Padrone di tutto (al di là delle nostre dichiarazioni) e perché, soprattutto, Egli per agire non ha alcun bisogno della forza economica, che invece tanto piace a noi esseri umani. Si capisce, dunque, che la pratica del “corbàn” nascondeva una radice maligna: quella di tentare di liberarsi dagli obblighi verso i propri genitori attraverso un mezzo “pulito”, anzi  ritenuto “segno di elevata spiritualità”. Tale pratica, a prima vista, sembrava avere una logica: più alto e degno è il destinatario del dono, più giustificato è il dono stesso; e chi può essere più alto e degno di Dio? … Dunque, secondo i farisei, il dono fatto a Dio era il più giusto dei doni, e nulla potevano reclamare tutti gli altri possibili destinatari umani.

 

ONORA TUO PADRE E TUA MADRE

Ora, se è giusto porre Dio al vertice della nostra scala di valori, lo è anche in relazione all’importanza da riconoscere alla sua Parola. Se davvero si considera Dio il più importante di tutto e di tutti, allora, di conseguenza, ci si deve attenere ai suoi comandi, aprendo a Lui l’intera coscienza. Così Gesù smaschera in quattro e quattr’otto l’ipocrisia farisaica ricordando loro la Parola di Dio, ed in particolare il comandamento: “Onora tuo padre e tua madre”. Ora, però, ritengo opportuno spendere qualche parola per esprimere bene il senso di questo comandamento. Infatti, nella nostra cultura, il senso di “onorare” può essere molto diverso da quello propriamente inteso in questo passo. Ricordiamoci che anticamente non esistevano le pensioni; perciò quando un genitore, invecchiando o ammalandosi, perdeva la propria capacità produttiva e la propria autonomia, la sua unica speranza di sopravvivenza decorosa era costituita dall’accoglienza e dal l’aiuto dei figli. Ecco uno dei fondamentali motivi per cui, a quel tempo, i figli erano considerati una vera e propria benedizione di Dio (e il non poterli avere, invece, una grave sciagura). Perciò, Dio comanda espressamente ai figli di “onorare” i genitori, cioè di provvedere alle loro necessità, di prendersi cura in ogni modo possibile di loro, affinché la loro vita sia amata, protetta e rispettata.

(continua)

 [PDF completo: IL CORBAN - Marco 7:5-13 - QUANDO LA RELIGIONE PRENDE IL POSTO DI DIO ]

 

 

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