“POICHÈ TUO È IL REGNO, LA POTENZA E LA GLORIA IN ETERNO. AMEN” Matt. 6:13c (presente nella versione ND; non presente oppure in parentesi quadre nelle versioni NR e CEI) - Riflessioni utili per lo studio del "Padre nostro"  scelte da Renzo Ronca - tratte dal nostro dossier: IL "PADRE NOSTRO" - ISTRUZIONI DI GESU’ AI DISCEPOLI PER LA PREGHIERA - Parte 16 - 9-8-18

 

 

 

 

«INTRODUZIONE

Siamo alla dossologia finale. Cosa è una dossologia? E’ un inno di lode (dal greco: doxa=gloria, loghia=parole) la formula finale di una preghiera o di un discorso che glorifica Dio. Sono usate nell’AT soprattutto nei Salmi, e nel NT soprattutto in Paolo.

Alcuni esempi: Rm.11:26; 16:25-27; Ef.3:20-21; 1 Tm.1:17; Gd.24-25.

La dossologia del Padre Nostro, riportata da Matteo (non da Luca), manca nei manoscritti greci e latini più antichi, è riportata in quelli più tardivi (Didachè) e nelle versioni siriache. Adottata dalla chiesa antica, rifiutata da quella cattolica (manca nella Vulgata latina), ripresa da quelle protestanti. Ha comunque una sua logica: era tipica alla fine delle preghiere ebraiche e chiude, come ha iniziato, con Dio come soggetto. All’inizio con una triplice preghiera alla fine con una triplice lode.

Nella nostra preghiera quale spazio ha la lode?

 

1. il regno

Sul regno si veda la prima richiesta del Padre Nostro “venga il tuo regno”. Potrebbe sembrare un contraddizione: se il regno appartiene per sempre a Dio perché pregare affinché questo regno venga? E’ un contraddizione solo apparente. In realtà nel periodo contrassegnato dalla ribellione umana questo regno è combattuto, contrastato, è in lotta con un nemico che pretende di avere caratteristiche regali e che intende usurpare il legittimo sovrano. Il credente da un lato chiede la fine di questo conflitto ma dichiara dall’altro che c’è un solo legittimo sovrano: Dio!

Possiamo tutti pregare così? Dio regna nel nostro cuore?

 

2. la potenza

La potenza di Dio è l’energia con cui Dio governa e sostiene questo suo regno. E’ la garanzia che Dio può, in virtù d’essa, rispondere alle nostre domande e accordarci le grazie e le benedizioni richieste facendo nostra la preghiera del lebbroso a Gesù: “Signore se tu vuoi, tu puoi!” (Mt 8:2)

“Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.” (Ef.3:20)

 

3. la gloria

L’’AT traduce l’ebraico: “kabod” (rad: avere peso) e indica in generale i segni esteriori della ricchezza e del potere. Riferita a Dio la gloria è una delle forme e dei modi in cui Dio si rivela agli uomini. La richiesta di Mosé “fammi vedere la tua gloria” (Es.33:18) significa:“fatti vedere, rivelati a me”. Quindi nel linguaggio biblico “dare gloria a Dio” significa “riconoscere e proclamare l’assoluta signoria e potenza di Dio sopra ogni cosa”(Gios.7:19)

Il NT utilizza “doxa” che nel greco profano significa “opinione, apparenza” ma che nel linguaggio biblico assume il significato di “gloria” soprattutto quando indica la gloria di Dio. Alcune riflessioni:

•           La gloria è un attributo di Dio. “Padre, glorifica il tuo nome!” Allora venne una voce dal cielo: “L'ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!” (Gv 12:28)

•           La gloria è il modo in cui Dio si rivela agli uomini mediante l’incarnazione e l’opera di Cristo: egli è la manifestazione della gloria di Dio ”Padre io ti glorificato sulla terra, avendo compiuto l'opera che tu mi hai data da fare.”(Gv 17:4)

•           Questa gloria ben visibile nel cielo, è offuscata sulla terra in attesa di essere manifestata a tutti negli ultimi tempi. (Fil. 2:11)

•           Il credente partecipa e manifesta questa gloria di Dio. In due modi. In primo luogo egli è “trasformato all’immagine di lui di gloria in gloria” (2 Cor.3:8) dall’opera di rinnovamento operata in lui dall’azione dello Spirito Santo. In secondo luogo operando qui sulla terra in modo che sia manifestata la gloria di Dio “fate ogni cosa alla gloria di Dio”(1 Cor 10:31)

Porto su di me i segni evidenti della gloria di Dio?

 

4. amen

“Amen” significa in ebraico “solido, fermo, certo” Perciò la traduzione:”così sia” è debole, non precisa perché non rende bene l’idea di verità e di assoluta certezza. Per questo è preferibile usare l’ebraico “Amen” Era usato nella liturgia per confermare una verità assoluta e rendere solenne una dossologia. Era utilizzato da Gesù quando voleva esprimere una verità certa  e di provenienza divina:“in verità, in verità vi dico” e lo usano gli apostoli soprattutto al termine delle dossologie.

Gesù stesso è il “sì” certo di Dio: “Infatti tutte le promesse di Dio hanno il loro «sì» in lui; perciò pure per mezzo di lui noi pronunciamo l'Amen alla gloria di Dio. (2 Co.1:20).

Nel culto cristiano, l’amen” non assume solo il significato di assenso con la preghiera, con la predicazione, la testimonianza del fratello ma esprimiamo anche la comunione, “il pari consentimento” ecclesiale.

Utilizziamo questo Amen!   (...) » [1]

 

 

 

 

[1] http://www.chiesaevangelica.org/pages/studio1.php

 

 

 

 

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