DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO (Matt 6:5-11)

Riflessioni utili per lo studio scelte da Renzo Ronca -tratte dal nostro dossier: IL "PADRE NOSTRO" - ISTRUZIONI DI GESU’ AI DISCEPOLI PER LA PREGHIERA- Parte 12 - 17-6-15 -

 

 

 

 

 

DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO (Matt 6:5-11),

 «[…] Ci troviamo qui con due termini: "pane" e "quotidiano". Il pane significa tutto ciò che nel realismo della vita ci è necessario per esistere. Ai tempi di Gesù, come nelle culture contadine in genere, il pane è l’elemento base dell’alimentazione e dunque la domanda del pane ha già una sua misura. Sappiamo che Dio ci dà tutto quello che ci serve, ma se quel “tutto” fosse per noi l’espressione di un desiderio smodato, non pregheremmo da discepoli. Tu chiedi il tuo pane, cioè quello che ti serve per vivere secondo il tuo bisogno.

Col termine quotidiano si intende il pane necessario oggi, dove oggi non è una indicazione temporale di calendario, ma piuttosto il senso della misura: il discepolo chiede al Padre ciò che gli serve a vivere nella giusta misura. Che cosa ha voluto insegnarci Gesù con questo modo di chiedere ciò che ci serve a vivere? Senza dubbio di vivere in una profonda confidenza con il Padre, infatti noi diciamo “dacci oggi il pane quotidiano” ad un Padre che sa ciò di cui abbiamo bisogno.

Ci sono cristiani che si domandano perché chiedere a Dio, quando Lui sa già tutto. È vero, e guai a noi se Dio ci desse soltanto ciò che gli chiediamo! Ma il chiedere stabilisce un rapporto di confidenza e di abbandono che a Dio è molto gradito, un filo di umile e dolce amore. Chiedete a Dio sempre, con molta semplicità. Quando chiedo “dammi il pane” esprimo il mio bisogno di uomo. L’uomo è un essere carico di bisogni: siamo completamente poveri e guai se da Dio e attraverso Dio da altri, non ricevessimo tutto! “Dacci il pane per oggi” è perciò una preghiera ricca di santità, di equilibrio e di moderazione. Cosa accade all’uomo con il suo insieme di desideri? Siamo un fascio di desideri, ma se lasciamo che dentro di noi esplodano e si mettano in conflitto tra loro e con quelli degli altri, fatalmente la vita diventa una guerra, l’uomo lupo per l’uomo, anche nella Chiesa. Se la nostra vita è soprattutto segnata dalla prepotenza del desiderio certamente noi perderemo la pace. Dunque il desiderio dentro di noi è forza per vivere e chi non ha più desideri è abulico, è morto. Però occorre desiderare con forza e bene nella giusta misura. Chi invece si lascia portare dal desiderio è potenzialmente un nemico di se stesso e degli altri. Il desiderio di per sé, se ci abituiamo a lasciarlo libero, è una azione che procede per sfondare la diga, niente lo ferma.

La nostra civiltà non ci educa ad una disciplina dei desideri, anzi ne provoca sempre di nuovi e, così facendo, non solo ci fa persuasi che è bene, logico, inevitabile avere desideri, ma che è giusto soddisfarli. Ciò ci rende conflittuali, travagliati spesso dall’invidia di ciò che gli altri hanno, gelosissimi di ciò che abbiamo e quindi ci troviamo in difficoltà a donare, a concedere, a partecipare. Il desiderio è un tiranno, ed è buona ascetica renderci conto che spesso siamo ancora abbastanza schiavi di nostri desideri. Gesù ci dice di offrire al Padre il nostro bisogno di vivere e il desiderio delle cose da veri discepoli, lasciando che ci dia Lui la misura. Il desiderio di per sé è disordinato, non va per ordine di valori, e tutti abbiamo fatto l’esperienza che un desiderio inferiore ne ha sorpassato uno più nobile, nel grande e nel piccolo. Tutto diventa scusabile, perché i valori si sovvertono, i fini si alterano e ciò che dovrebbe rimanere il primo lentamente decade. I desideri con la loro prepotenza ci tradiscono. Il desiderio supremo è avere Dio, ma sembra più una espressione dei filosofi che una regola di vita: quante volte mettiamo in gioco il Dio che potremmo avere perché in quel momento un altro desiderio ci ha giocati?

Il “dacci il pane quotidiano” diventa una formula molto alta, è come dicessimo: “Padre, noi sappiamo che tu ci conosci bene e valuti bene tutto ciò di cui abbiamo bisogno molto prima che te lo chiediamo, e ci dai ciò che non ti chiederemmo perché siamo dei ciechi. Padre ci fidiamo di te, e il nostro vivere lo consegniamo alle tue mani. Dammi il pane quotidiano, voglio essere libero dal tumulto dei miei desideri e quando sento che qualche mio desiderio comincia a tormentarmi, voglio essere libero, non voglio che il mio desiderio sia il mio signore.          

Dammi ciò che mi è necessario per ciò che mi serve e, nello stesso tempo, io ti consegno la mia povertà di spirito”. È lecito nella vita desiderare di crescere ed avere cose belle e buone, ma sempre chiedendole con senso di familiarità col Padre.  […]

Andando al di là delle cose materiali, il pane è fare la volontà del Padre, perché ha programmato e donato la mia giornata affinché diventi una giornata santa. La tua giornata non è solo fatta di cose casuali o prevedibili che riesci a controllare, la tua giornata è un dono di Dio e in tutto Dio mette la sua grazia, perché di ogni piccola circostanza tu ne faccia un modo per santificarti, per essere più felice per sempre. La tua giornata è già pronta, prendila come è. Chiedete tutto ciò che vi serve per vivere fidandovi del Signore, ma in questo bellissimo ordine interiore: “Cercate prima di tutto il regno e la giustizia” (Mt 6,33), cioè cercate innanzi tutto le prime tre domande del “Padre nostro”, innamoratevi di Dio, entusiasmatevi di Gesù Cristo, siate cristiani e “il resto vi sarà dato in sovrappiù”. Se dai a Dio quello che è di Dio, non pensi che Dio dia a te quello che ti serve per santificarti, lui che ti ha creato? Dio ha preparato tutto per te, fidati.

Il “Padre nostro” così diventa di una sapienza incredibile perché io chiedo al Padre tutti i giorni di vivere con ordine e con sapienza. Prima di tutto mi fido, e se mi fido mi affido, dopo di che capiti ciò che vuole. Le persone che vivono in questo modo sono capaci di infondere negli altri una meravigliosa e misteriosa pace, perché delle molte maniere di raggiungere la pace, che tu ti fidi e ti affidi è la più essenziale e profonda: che cosa d’altronde ti può turbare se Dio è con te in questo modo? […] » [1]

 

 

Vorrei sottolineare ancora di più questo chiedere quanto basta senza eccedere. Ritengo sia molto importante capirlo bene, anche in relazione ai tre quarti della popolazione del mondo che non ha cibo.

Viviamo in un’epoca che tramite i mass-media ci spinge a desiderare di tutto e di più (e quindi a vivere male).  Forse non ce ne rendiamo conto ma noi occidentali desideriamo sempre più del necessario, anche quando non ce n’è bisogno. Ingordigia, possesso, cattiva educazione, egoismo, mancanza di fede… non saprei. Se a questa tendenza di volere tutto come fanno i bambini, aggiungiamo il sistematico stillicidio della pubblicità, penso che dovremmo instaurare un percorso inverso, un disinquinamento dal consumismo e rieducarci al senso della misura.

La Bibbia è sempre il ns riferimento principale: pensate alla manna nel deserto: già da allora l’Eterno voleva insegnare il senso della misura all’uomo, la fiducia in Lui, l’abbandono della preoccupazione e dell’ansia per paura di non avere:

“Mosè disse loro: «Questo è il pane che il SIGNORE vi dà da mangiare. 16 Ecco quello che il SIGNORE ha comandato: "Ognuno ne raccolga quanto gli basta per il suo nutrimento: un omer a testa, secondo il numero delle persone che vivono con voi; ognuno ne prenda per quelli che sono nella sua tenda"». 17 I figli d'Israele fecero così, ne raccolsero gli uni più e gli altri meno. 18 Lo misurarono con l'omer; chi ne aveva raccolto molto non ne ebbe in eccesso; e chi ne aveva raccolto poco non gliene mancava. Ognuno ne raccolse quanto gliene occorreva per il suo nutrimento. 19 Mosè disse loro: «Nessuno ne conservi fino a domattina». 20 Ma alcuni non ubbidirono a Mosè e ne conservarono fino all'indomani. Quello imputridì e fu infestato dai vermi; e Mosè si adirò contro costoro. 21 Così lo raccoglievano tutte le mattine: ciascuno nella misura che bastava al suo nutrimento; e quando il sole diventava caldo, quello si scioglieva.” (Esodo 16:15-21)

E’ probabilmente per questo motivo -perché abbiamo voluto troppo- che è marcito non solo il cibo, ma anche il genere umano. Da una parte noi occidentali con le nostre banche stracolme di banconote, obesi e senza Dio, con i cibi in eccesso che si buttano ogni sera; dall’altra parte i poveri disperati senza cibo! Lo squilibrio è evidente a tutti e non si risolverà con gli esodi da nazione a nazione di questa epoca.

E’ una cosa interna, un meccanismo mentale distorto: noi compriamo a credito i SUV e le macchine di lusso che costano come una casa, telefonini che costano uno stipendio.. e magari ipotechiamo l’oro di famiglia per andare in vacanza… siamo come ipnotizzati… e non ci accorgiamo quanto siamo sciocchi  e di quanto dentro al cuore siamo anche noi poveri e privi del cibo di Dio.

Senza più la pretesa di cambiare il mondo che ne dite se provassimo ad accontentarci di ciò che il Signore ci manda ogni giorno senza desiderare di più?

 

 

  

 

[1] http://www.sermig.org/mons-giuseppe-pollano/159-nuovoprogetto/dossier/padre-nostro/128-padre-nostro3-dacci-oggi-il-nostro-pane-quotidiano

 

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