VENGA IL TUO REGNO (Matt. 6:10a)-  Riflessioni evangeliche e cattoliche utili per lo studio, scelte da Renzo Ronca - Parte 10 - (15-6-15) agg. 4-7-18-

tratto dal nostro dossier: IL "PADRE NOSTRO" - ISTRUZIONI DI GESU’ AI DISCEPOLI PER LA PREGHIERA

 

 

 

 

 "venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra". (Matt.6:10)

 

 

 

 

 

Ho volutamente messo a confronto due concezioni: quella evangelica, da noi condivisa, in cui si attende il ritorno reale di Gesù perché si realizzi pienamente il Suo Regno millennario sulla terra  -parte 1-, e quella cattolica in cui si crede che il regno sia già presente e tramite la Chiesa cattolica si estenda sulla terra (parte 2). Spetta al credente leggere informarsi studiare le Scritture pregare e fare una scelta consapevole.

 

VENGA IL TUO REGNO - PARTE 1 EVANGELICA -  [fonte (1)]

«Oggi esamineremo insieme la seconda richiesta, “venga il tuo regno” in due punti: il significato di “Regno di Dio” nella Bibbia e il senso che riveste per noi questa richiesta.

 

1. il “regno di Dio” nella Bibbia

 

a. la definizione di “regno”

La Scrittura non ci fornisce un’esatta definizione di Regno. Si limita a testimoniare la sua concreta presenza e al tempo stesso annuncia la sua venuta lasciando trasparire con chiarezza che questo regno è sì una realtà presente ma non ancora definitiva, c’è già ma in modo parziale non completo.

Siccome la Scrittura ruota attorno alla grande affermazione che Dio è il solo Re e il legittimo sovrano essa afferma che il “Regno di Dio” è là dove Dio regna: e Dio regna su tutto l’universo. Tuttavia, nella Bibbia, il “regno di Dio” non è tanto un luogo o uno spazio geografico ma il fatto che Egli, come Re esercita efficacemente il suo governo.

Il regno di Dio è l’azione concreta con cui egli esercita il suo governo su tutto.

 

b. il “regno” nell’AT

Quando Gesù parla di “regno” usa un termine familiare ai suoi ascoltatori. Nell’AT il “regno” ha una duplice connotazione:

•          Una realtà presente. Dio regna perché è Re. Regna sul suo popolo (Is.33:22: Poiché il Signore è il nostro giudice,il Signore è il nostro legislatore,il Signore è il nostro re, egli è colui che ci salva) ma anche su tutto il mondo (Salmi 93, 97, 99: Il Signore regna!)

•          Una realtà futura. I profeti annunciano l’avvento un nuovo regno legata alla venuta  del Messia caratterizzato dalla giustizia e dalla pace

 

c. il “regno” nel NT

Nel NT la nozione di “regno” si fa più dettagliata ma più complessa. Abbiamo qui un triplice annuncio: questo Regno è venuto, è presente ma nascosto, e deve ancora venire. C’è un “già” ma c’è anche un “ancora”. Sono i temi conduttori delle sette “parabole del Regno” di Mt. 13 (il seminatore, le zizzanie, il granel di senape, il lievito, il tesoro nascosto, la perla preziosa, la rete).

•          “Questo regno è giunto” E’ il centro, il grande messaggio dell’Evangelo. Gesù ne è l’araldo annunciatore con la sua predicazione (la predicazione del Regno) e con il suoi miracoli (i segni del regno) ma ne è anche il compitore con la sua morte e resurrezione.

•          “Questo regno è nascosto”. E’ presente ma invisibile, è vero e vivente ma interiore. Appartiene al cuore non all’apparenza.

•          ”Questo regno verrà”. In modo visibile, totale quando Cristo ritornerà in gloria e assumerà per sempre la sua legittima e incontrastata Signoria.

•          “Questo Regno è un dono di Dio” fatto agli uomini. Perciò esso non va tanto ricercato quando ricevuto attraverso il pentimento e la fede: “Ravvedetevi e credete all’Evangelo”.

 

2. “il tuo regno venga” - Ovvero: “Tu stesso o Signore fai realizzare questo regno che tu hai promesso” Qual è il mio rapporto con il Regno di Dio nella mia vita? Che cosa significa in concreto per noi fare questa richiesta? Tre cose:

 

a. che si realizzi in me

La venuta del regno deve in primo luogo riguardare me stesso. Dunque è una richiesta che ha soprattutto una valenza soggettiva. “O Signore vieni a regnare nella mia vita”. Questo significa accogliere e dichiarare che io voglio appartenere ad  un solo Signore e ad un solo Salvatore. Significa confessare e dichiarare che fin qui io ho avuto altri falsi Signori e ho creduto ad altri salvatori abusivi. Dire il “tuo regno venga” significa ravvedersi e credere all’annuncio del Vangelo. (Mar.1:15).

 

b. che si rinnovi in me

“Signore oggi rinnova in me la tua Signoria”. E’ la quotidiana confessione del credente. Confesso che sovente io privo Dio del suo diritto di regnare nella mia vita e di manifestare attraverso di me in segni del suo regno. Con questa richiesta io dichiaro di voler vivere come cittadino del suo regno anticipando nella mia vita le caratteristiche di questo regno a venire.

Posso recitare onestamente questa richiesta?

 

c. che si realizzi in modo completo

Credo che questo sia il significato escatologico quello più pieno che in genere noi affermiamo in primo luogo. “Signore sto aspettando la realizzazione della tua promessa”. Attendo che si realizzi in modo pieno visibile totale ciò che oggi è ancora nascosto, parziale, contrastato. E’ la nostra speranza. E’ ciò che ci sostiene nei periodi di prova, di battaglia, di buio,di scoraggiamento. Si, noi aspettiamo “nuovi cieli e nuova terra dove abita la giustizia” E’ la grande preghiera della chiesa di ogni tempo con cui si chiude l’Apocalisse: “Vieni Signore Gesù”

 

conclusioni

Oggi noi abbiamo appreso una verità su cui riflettere: chiediamo a Dio di essere Re nella nostra vita. Ma dobbiamo anche sapere che se non è Dio a regnare, significa che stiamo permettendo a qualcun altro di regnare in modo abusivo nella nostra vita.» (1)

 

 

 

 

 

VENGA IL TUO REGNO - PARTE 2 CATTOLICA  [fonte (2)]

«Nelle prime tre petizioni del Pater, il posto centrale e più importante viene occupato dalla richiesta del regno:

-          sia santificato il tuo nome

-          venga il tuo regno

-          sia fatta la tua volontà.

 

L'intenzionale centralità della petizione indica che nella manifestazione del "regno" si realizza la "santificazione" del nome, il compimento della "volontà" divina e il conseguente riconoscimento della paternità di Dio.

Il termine “regno”, salvo rare eccezioni, esprime il concetto dinamico di "regalità" in quanto esercizio del governo da parte del re (= signoria), più che quello statico di "reame" nel senso di estensione geografico-politica dei possedimenti.

L'esperienza della monarchia in Israele ricordo tragico fonte di tutte le disgrazie patite nel presente aveva portato a sperare in un regno governato direttamente da Dio.

Dio, che non tollera che un uomo si possa mettere al di sopra di altri, non aveva voluto l'istituto della monarchia per il suo popolo. Ogni qualvolta il popolo si trovava in pericolo Dio investiva della sua forza (lo spirito) un individuo che veniva chiamato a liberare il popolo. Le gesta di questi condottieri o eroi rimasti celebri nella storia di Israele come Gedeone o il mitico Sansone sono narrate nel Libro dei Giudici.

Quando il popolo di Israele chiese di venire governato da un re come gli altri popoli, il profeta Samuele lo mise in guardia da tutti i rischi che avrebbe comportato l'instaurazione di una monarchia (cf 1 Sam 8, 10-22). Ma Israele insisté per avere "un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli" (1 Sam 8,5) e fu l'inizio della sua rovina.

-          Saul, il primo re, impazzì (cf 1 Sam 16,14), e morì suicida (cf 1 Sam 31,4). Assassinato Is-Bàal, legittimo erede (2 Sam 4), il trono venne preso da

-          David, che era riuscito a sposare la figlia di Saul, Michol. Adultero e assassino (cf 2 Sam 11), il Signore lo maledì (cf 2 Sam 12,11-14), e gli impedì di costruire il Tempio con le parole: "perché hai versato troppo sangue sulla terra davanti a me" (1 Cr 22,8). La monarchia terminò con il terzo re,

-          Salomone, che salì sul trono dopo aver assassinato il legittimo erede, suo fratello Adonia (cf 1 Re 2,15). Despota megalomane, Salomone morì idolatra (cf 1 Re 11,4-5) e venne liquidato dalla Bibbia con la severa sentenza: "Salomone commise quanto è male agli occhi di Yahvé e non fu fedele a Yahvé" (1 Re 11,6).

Gli successe il figlio

-          Roboamo, un incapace che portò il regno alla rovina, causando lo scisma che pose praticamente fine alla monarchia (cf 1 Re 12,3ss). Come il padre, Roboamo non seguì il Signore e per di più trascinò pure il popolo nell'infedeltà a Dio: "Roboamo abbandonò la legge di Yahvé e tutto Israele lo seguì" (2 Cr 12,1).

La tragica esperienza della monarchia portò il popolo a proiettare in Dio stesso l'ideale di un re difensore dei poveri e degli oppressi e nel cui regno si sarebbe amministrata una giustizia perfetta: "Padre degli orfani e difensore delle vedove" (Sal 68,6; cf 146,9), Dio si sarebbe preso cura di tutti gli emarginati (cf Mi 4,6-7), rappresentati dalle categorie della vedova, dell'orfano e dello straniero, persone che più di altri erano vittime di soprusi.

venga/si estenda.

La petizione del Pater non è una richiesta per l'avvento del regno, ma è la preghiera di quelli che ne fanno parte affinché questo regno,   già presente,  si estenda  e continui  a inserirsi nella storia.  Per questo la forma verbale adoperata dall’evangelista designa non solo l'inizio del regno ma pure ogni sua successiva affermazione. Questo regno, iniziato per l'azione congiunta del Padre e di Gesù, non deve ancora venire, ma crescere e diffondersi, e saranno gli uomini a decidere se appartenervi o no. I credenti vi appartengono già (Col  1,13; cf Ap 1,6).

Questo aspetto della regalità divina viene meglio sottolineato mediante la traduzione "che la tua signoria si estenda", anziché "venga il tuo regno".

La regalità del Padre che la comunità ha sperimentato, e che chiede si estenda anche ad altri, non viene esercitata privando l’uomo dei suoi averi e sottraendogli energie, ma arricchendolo dei beni ed energie divine che gli comunicano la stessa vita indistruttibile di Dio.

Il Padre non domina i suoi ma si mette al loro servizio L'estensione di questa signoria divina ha un orizzonte universale, non limitato al "regno di Israele" (At 1,6) ma, svincolato da ogni elemento nazionalista, è aperto a tutti coloro che vorranno far parte del "regno del Padre" (Mt 13,43; 26,29).

"Regalità" e "paternità" di Dio sono così strettamente legate da poter divenire l'una sinonimo dell'altra: Dio esercita la sua regalità manifestandosi Padre, e la sua paternità si manifesta prendendosi cura, come il re ideale, di tutti i poveri e dei più deboli della società.

Nel regno, ambito dove l’amore reciproco è norma di comportamento, la paternità di Dio viene sperimentata nei quotidiani gesti di perdono e nella generosa condivisione, che rendono visibile la “santificazione” del Padre.

Il “regno dei cieli”, annunciato come imminente nella predicazione di Giovanni Battista e inaugurato da Gesù, non diventa realtà storica unicamente per un intervento divino calato dall'alto, ma esige ed è condizionato dalla “conversione” di quanti decideranno di farvi parte.

La richiesta della “conversione” quale indispensabile condizione dell'avvento del regno non riguarda un radicale cambiamento valido una volta per sempre, nella vita dell'individuo, ma un'esigenza dinamica continua, che consente il discernimento di quella “volontà di Dio” che sarà oggetto della petizione seguente (cf Mt 6,10b).

Il cambiamento richiesto da Gesù esige di “diventare come bambini”. Non si tratta di un invito a rimanere nella debolezza e dipendenza tipiche dello stadio infantile, ma al contrario di avere la forza e maturità necessarie per essere capaci di scegliere volontariamente una condizione sociale considerata infima. In una cultura dove i bambini venivano relegati all’ultimo posto della scala sociale, Gesù chiede ai suoi discepoli di rinunciare ad ambiziosi sogni di grandezza per mettersi dalla parte dei “piccoli” (cf  Mt 20,20-28).

Espressione visibile di questo cambiamento è l'accettazione della condizione di povertà formulata nella prima beatitudine (cf  Mt 5,3), che permette al regno, di diventare una realtà già presente: “perché di questi è il regno dei cieli” (Mt 5,3b; cf 12,28; Lc 17,21b), mentre l’accesso al regno rimane impossibile ai ricchi (cf Mt 19,23- 24).

L'estensione del regno dipende dalla risposta di quanti accoglieranno l'invito espresso nella prima beatitudine di entrare nella condizione di “poveri”. Coscienti che gli effetti del regno si manifestano unicamente su quelli che si situano nel raggio d'azione del Padre, i “poveri per lo spirito” (Mt 5,3a) chiedono nella petizione del Pater che il regno di Dio del quale hanno già esperienza si allarghi e raggiunga ogni uomo, finché "Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15,28). Con questa richiesta la comunità rinnova il suo impegno a favore del regno mediante gesti concreti che trasmettano vita:

“Predicate che il regno dei cieli è vicino: guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,7-8).

Come la scelta da parte dei discepoli di Gesù dell'unico Padre del cielo esclude il riconoscimento di qualunque altro potere sugli uomini (cf Mt 6,9b), l'accettazione di questo unico regno include il rifiuto di qualunque altra forma di governo che non sia quella del Padre, riconoscendo in lui l'ideale promesso di re sempre sperato e mai realizzato (cf Sal 72):

“I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,25-28).

La signoria del Padre, in contrapposizione con ogni tipo di regalità, rende il regno un elemento pericoloso e concorrenziale che scatenerà la persecuzione degli altri regni. Per questo nella seconda parte del Pater si chiederà quel che le può assicurare la fedeltà nel pericolo.» (2)

 

  

 

Fonte (1)  Ch. Crist. Evangelica di San Lazzaro di Savena - Riflessioni sul Padre Nostro - http://www.chiesaevangelica.org/pages/studio1.php

 

Fonte (2)  P. Alberto Maggi OSM APPUNTI - 2000 - IL PADRE NOSTRO-  http://www.studibiblici.it/appunti/Il%20padre%20nostro.pdf

 

 

 

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