Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

QUANDO PREGHI ENTRA NELLA TUA CAMERETTA (Matt 6:6) -  IL "PADRE NOSTRO" - ISTRUZIONI DI GESU’ AI DISCEPOLI PER LA PREGHIERA - Parte 5 - di Renzo Ronca - 10-6-15 -h. 16,30 - (livello 2 su 5)

 

 

 

Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. (Matt 6:6)

 

 

 

Dopo aver visto cosa NON fare, Gesù insegna il COME FARE per pregare.

 

Il Signore sta parlando della preghiera personale; come tale essa ha due soli interlocutori, noi e Dio. E’ nel raccoglimento, nel silenzio, nella pace, che Dio si manifesta.

 

L’Eterno non è certo limitato e potrebbe manifestarsi e parlare al nostro cuore ovunque, ma per Sua scelta e perché noi non siamo in grado di essere in perfetto ascolto se non lontano da ogni confusione, da ogni distrazione, ci ha indicato il modo migliore per entrare in relazione con Lui. Dall’inizio con Mosè sul monte o nel Luogo Santissimo all’interno del Santuario, ci ha insegnato che è bene una grande riservatezza.

Solo in questo modo possiamo uscire dal quotidiano ed entrare in ciò che è “santo”, santificato, perché Dio è Santo e noi per poter pregare l’Eterno dobbiamo avere/ricevere una specie di “santificazione momentanea”. Lo spazio, il tempo, le parole attorno a Dio sono “santificati”, cioè perfettamente distaccati dal mondo, “puliti”, “compatibili” con la gloria del Signore.

Quando diciamo che il peccato non può stare davanti all’Eterno non pronunciamo solo una frase simbolica: non abbiamo esempi facili per capire ma immaginiamo di aver ricevuto –in quanto decaduti dall’Eden- una specie di virus-chiamato “peccato”. Dio non ha alcun virus e la Sua esistenza è tale che ogni virus (peccato) sarebbe bruciato davanti a Lui. Per questo nessun uomo non può “vedere Dio e restare vivo”. Tuttavia per mezzo di Cristo Gesù noi possiamo avere una specie di involucro particolare, un alone di santità per i meriti di Gesù, che ci permette di essere presentati in Suo Nome, davanti al Padre.

Tutto questo è un processo non facile, una trasfigurazione che avviene per tramite dello Spirito Santo, il quale sempre per i meriti di Gesù, può santificarci, cioè rivestirci di quella santità necessaria per poter restare alla presenza di Dio senza morire.

 

Solitamente purtroppo intendiamo la preghiera in modo poco solenne, poco importante, una cosa quasi umana, automatica, quasi “normale”, come se ci fosse dovuta da parte del Creatore: noi preghiamo Dio e Lui ci risponde. Anzi ci “deve” rispondere se esiste, altrimenti protestiamo. Quante volte infatti Lo “rimproveriamo” perché non si manifesta con noi?  Invece non capiamo che se spesso Lui non si manifesta è anche per non distruggerci, perché capita spessissimo che vorremmo entrare nella santità della Sua presenza con le scarpe infangate, con il peccato della nostra umanità non rinnovata da una santa conversione.

 

Gesù quando insegna il modello del “Padre nostro” sta parlando a dei Giudei convertiti, i quali sanno perfettamente il “percorso del santuario”, l’inadeguatezza dell’uomo davanti alla santità dell’Eterno. E’ per questo che indica senza dilungarsi troppo un luogo riservato dove andare a pregare.

 

Era consuetudine, nelle abitazioni dei Giudei, avere un luogo appartato per la preghiera.

“Barnes ci dice che in ogni casa ebraica vi era al disopra del portico una stanza per le devozioni segrete nella quale i pii adoratori potevano offrire le loro preghiere non visti da alcuno, fuorché da Colui che investiga il cuore”. [1]

 

Gesù dunque indicando questa riservatezza della preghiera nella parte più nascosta e silenziosa della casa non dice una cosa nuova agli Israeliti, ma dice una cosa relativamente nuova per noi, occidentali poco abituati all’intimità riverente anima-Dio.

 

Non solo Gesù ci dice di entrare in questa cameretta, ma anche di chiudere la porta dietro di noi.

Ciò che un’anima dice sente o ascolta davanti all’Eterno è cosa privata, intima. Si può piangere di dolore, ridere per la felicità, restare in un silenzio di adorazione, ecc. Tutto è in uno spazio santo che solo Dio e l’anima amata possono conoscere e di cui è bene ovviamente, mantenere una certa riservatezza.

 

Abbiamo un luogo così nella nostra casa?

 

Non tutti hanno la possibilità di avere una stanza dedicata solo alla preghiera. Molti però possono trovare in tutta la casa un luogo silenzioso, confortevole, che sentono particolarmente adatto per pregare: può essere in una soffitta, in un tinello, o nello stesso monolocale, magari scegliendo le ore in cui si è soli. Ovviamente non ci sia telefonino, TV, internet o quant’altro.

 

Se estendiamo l’insegnamento uscendo dalla forma letterale, capiamo che ciò che conta di più è un ambiente santo in cui sentirci in sintonia con il Signore in modo molto serio, in profonda umiltà.

Sono convinto che in questa ricerca non siamo solo noi a scegliere, ma penso che lo stesso Spirito Santo conoscendo i pensieri di Dio e conscendo i nostri possa e sappia indicarcene molti.

Non necessariamente dobbiamo pensare ad un ambiente chiuso, potrebbe anche essere all’aperto, in un deserto, in un bosco, in una campagna, in un luogo dove regna la pace e il silenzio, un luogo che il Signore potrebbe indicarci e gradire.

 

Ricerchiamo questi spazi dovunque sia necessario. Col tempo capiremo che la “cameretta” raffigura soprattutto un angolo del nostro cuore, quello che rimane inaccessibile a tutti e tutto, ma si apre solo all’amore di Dio.

 

(continua)

 

 

 

 

 [1] Commentario esegetico-pratico R.G.Stewart – E.Bosio

 

 

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