Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 BATTESIMO PER “FOLGORAZIONE” 3 - NOSTRA MATURAZIONE SUL CONCETTO E SULLA MODALITA’ DEL BATTESIMO, IN VISTA DEL RAPIMENTO DELLA CHIESA  - di Renzo Ronca - 13-4-15- h.11,15 - (Livello 3 su 5)

 

 

 

(segue)

Chi frequenta chiese evangeliche di tipologia pentecostale sa che spesso nelle riunioni della comunità, quando si è preghiera, il pastore o gli anziani invitano a farsi avanti quelli che in quel momento desiderano ricevere preghiere più intense e dirette (operando spesso con l’imposizione delle mani).

I responsabili quando operano in questo modo è perché avvertono le condizioni giuste, cioè sentono una presenza forte dello Spirito Santo che unisce i credenti in un “unico pensiero”.

A volte i responsabili sanno già di persone che richiedono preghiere personali di guarigione interiore o esteriore o liberazioni di vario genere perché queste lo hanno detto loro prima; a volte però lo percepiscono “al momento” mentre si è in preghiera, sospinti dallo stesso Spirito Santo che è in comunione con la comunità raccolta e sa chi deve chiamare. Sono momenti molto belli, di grande intensità, grazie e benedizioni, lode a Dio!

 

Qualche pastore, se lo ritiene opportuno, ANCHE NEL RITO DEL BATTESIMO, usa far avvicinare chi, in quel momento –pur non avendolo programmato- si sente spinto a battezzarsi.

Non esiste un nome una classificazione per spiegarli, così solo per intenderci in questo scritto li potremmo chiamare “battesimi per folgorazione dello Spirito di Dio”. E’ come un’esplosione dentro l’anima; una specie di raptus, rapimento, a cui non si sa né si vuole resistere. (1)

 

Devo dire che personalmente di fronte a questa modalità sono sempre stato perplesso e titubante. Ho sempre pensato che un’anima dovesse essere seguita dal responsabile prima durante e dopo. Pensavo che la conversione fosse una cosa e il battesimo un’altra, ed in mezzo a questi due momenti ci dovesse essere un certo tempo.

Tuttavia mi rendo conto che sempre più spesso l’attività dello Spirito Santo è tale che i Suoi tempi sono diversi dai nostri. Ultimamente pare che per molti ci sia un significativo restringimento del tempo che passa tra conversione e battesimo. In un certo senso è come se agisse più velocemente. Certe volte è come se conversione e battesimo fossero come uniti. Almeno per quello che appare; infatti se discerniamo con attenzione, ci possiamo rendere conto poi, che molte conversioni sono avvenute in modo “sommerso” già da moltissimo tempo. C’era solo una piccola parte della coscienza della persona “toccata da Dio” che non lo sapeva o che vi si opponeva più o meno consapevolmente. Ecco allora che quella folgorazione, quel raptus irresistibile che ti spinge a battezzarti, in realtà era stato “programmato” da molto tempo.

 

Tra gli esempi più classici della Bibbia di “folgorazione spirituale” c’è senza dubbio la potentissima “irruzione” di Gesù nel cuore e nella mente e nella coscienza di Saulo mentre andava a Damasco. (Atti 9:1-18 )

Saulo era una vita che si dedicava alle cose di Dio seguendo la scuola del rigido e saggio Gamaliele (Atti 22:3) e in Lui lo Spirito Santo agiva da tempo prima della visione di Damasco, altrimenti il Signore non gli avrebbe detto della sua resistenza ai “pungoli” (Atti 26:14). Quando Gesù gli compare, prima si fa riconoscere (Atti 9:5), poi gli dà delle indicazioni su ciò che deve fare (v.6). Il Signore prepara Anania ad incontrare Saulo (v. 15).  Quando l’incontro avviene c’è una preghiera di Anania su Saulo con l’imposizione delle mani ed il riempimento dello Spirito Santo; e poi, recuperata la vista, il battesimo (vv.17-18). Riflettiamo:

 

a) La “folgorazione” di Saulo potrebbe assomigliare in qualche modo (nei limiti del nostro esempio, perché ad es Saulo non fu battezzato subito ma appena si riprese, dopo la preghiera di Anania)  ad un improvviso flash che qualcuno potrebbe avvertire mentre assiste ad un battesimo di altri. In un attimo ti senti “avvolto-chiamato-assorbito” in quel battesimo che vedi fare davanti a te, e che ora è chiarissimo e giusto, e così lo fai senza più indugi.

b) Certo la cosa non è frequente né razionale; tuttavia può succedere. Importante sarà la domanda del pastore un attimo prima dell’immersione: “Credi che il Signore Gesù Cristo sia il tuo Signore, il tuo personale salvatore da ogni peccato e che tramite Lui avrai accesso alla vita eterna?” ( o parole simili). E decisiva sarà la tua risposta, che in qualche modo condizionerà il tuo futuro.

 

RISCHIO 1:IL COLPO DI FULMINE SI ESAURUSCE

Il rischi di questo “battesimo da folgorazione” sono come quelli del “colpo di fulmine” tra due innamorati in seguito al quale decidono sposarsi.

L’innamoramento infatti non è un amore maturo; anche se si è manifestato in modo potente impetuoso e forte, è anche fragile, privo di esperienza e di conoscenza. A volte dura a volte no. Moltissimo dipende dalla volontà di chi lo ha provato. Le prove della vita di coppia non sono sostenute supportate dalla conoscenza reale dell’altro che si ha per esempio dopo un fidanzamento di qualche anno. Ci si troverà di fronte ad ostacoli improvvisi a cui si dovrà far fronte di volta in volta. Finché l’innamoramento dovuto al colpo di fulmine sarà attivo, sarà facile superare tutto; dopo però -il colpo di fulmine per definizione è un lampo- la ragione, il realismo di certe differenze, le domande senza risposta, le incertezze, le inevitabili crisi, metteranno a dura prova quel matrimonio impulsivo. Se non si attinge da una motivazione più che solida (come la fede) quell’amore immediato ed impulsivo diminuirà fino a scomparire del tutto.

RIMEDIO

Appena dopo il battesimo sarà importantissimo per chi si sarà battezzato, il senso di responsabilità, la coerenza, la continuità, il desiderio di seguire e conoscere sempre più il Signore con tutti i mezzi possibili, a cominciare dalla Bibbia ed appoggiandosi possibilmente alla comunità dei credenti che ha davanti.

 

RISCHIO 2: L’AUTOSUFFICIENZA

Può capitare che chi si battezza per “folgorazione” non sia inserito in una denominazione regolare, non abbia cioè un confronto settimanale coi fratelli e con gli anziani. In questo caso il rischio maggiore è la tentazione dell’autosufficienza. Infatti non importa se uno arriva al battesimo da strade solitarie, ma è importante che comprenda che il battesimo lo introduce nella “Famiglia di Dio” comunemente chiamata “Chiesa”, l’insieme di tutti i credenti cristiani del mondo. Ora noi in questa famiglia siamo solo un piccolo granello. L’idea che uno da solo possa “essere chiesa” mi pare in linea di massima sbagliata. Non a caso Gesù formò un gruppo di discepoli e non a caso no li mandava mai da soli. Le lettere di Paolo sono piene di insegnamenti in merito a questo essere parte di un organismo ampio la Chiesa, che lui paragona al corpo e alle sue membra (1 Corinzi 12).

IN questa che chiamo “autosufficienza spirituale” si possono commettere involontariamente molti errori di valutazione soprattutto verso se stessi. Infatti senza un confronto continuo pensiamo sempre di essere giusti, o peggio sempre peccatori, invece in un cammino con altri fratelli noi possiamo limare le nostre spigolosità e allo stesso tempo ricevere incoraggiamento nelle nostre debolezze. Il nostro naturale egocentrismo viene ad abbassarsi e possiamo aprirci con più serenità all’ascolto della Parola di Dio.

 

RIMEDIO

Anche qui il rimedio sta nel frequentare una comunità. Uno se la può scegliere in base alle proprie affinità spirituali (se volete posso darvi una mano). L’importante è giudicare poco (non esiste una comunità perfetta) e ascoltare molto.

 

RISCHIO 3: SINDROME DI PETER PAN

(Mi scuseranno le sorelle psicologhe che collaborano con noi se uso un termine del loro campo) Nel battessimo per “folgorazione” c’è indubbiamente un certo fascino; tutto sommato è piacevole essere “rapiti” da questo amore improvviso del nostro spirito che ci travolge in senso buono. Però c’è anche il rischio di non maturare mai, di rimanere romanticamente attaccati a questo innamoramento inziale e non volerlo più lasciare, rimanendo sempre un ragazzo come Peter Pan. La maturità nell’amore verso Dio non è solo il fuoco inziale, ma è una consapevolezza a volte priva di sensazioni gratificanti. Si passano periodi diversi, strade facili e deserti difficili. Immaginate un uomo di una certa età che vede il suo rapporto con la moglie cadere nell’abitudine. E’ giusto correre ai ripari ma l’alternativa all’abitudine non è una nuova donna di cui innamorarsi. E poi magari appena si presentano gli stessi sintomi passare ad un’atra donna ed un’altra ancora in modo da essere sempre innamorati. Questo è un egoistico ed immaturo modo di intendere la vita come soddisfazione solo personale, dove tutti sono “utilizzabili", ma nessuno in fondo è importante se non se stessi.

 

RIMEDI

Crescere nella fede non è facile perché comporta uno slegarsi da una “infanzia spirituale” che ci vede sempre al centro. Non è che Dio esiste per noi, ma siamo noi che esistiamo per Lui. Solo un cammino regolare nell’ascolto dello Spirito di Dio ci potrà portare a queste consapevolezze.

 

(continua)

 

 

  

(1)  “…a cui non si sa né si vuole resistere…” Vorrei chiarire meglio: In ogni attività dello Spirito di Dio, noi siamo sempre liberi di accettare o meno la Sua volontà. Di solito la accettiamo perché ci rendiamo conto che combacia perfettamente con la nostra. E’ solo nel satanismo che la “possessione” impedisce all’individuo di avere una propria volontà.

 

 

pag precedente  -  pag seguente  -   Indice rifless. bibliche    -   Home

 

 

Questo sito ed ogni altra sua manifestazione non rappresentano una testata giornalistica - vedi AVVERTENZE