Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

AMOREVOLE “LEGGE-PAROLA” – PERCHE’?

DI Renzo Ronca – 28-1-15- h.11,30 -  (Livello 3 su 5)

 

 

 

“La legge del SIGNORE è perfetta, essa ristora l'anima”;(Sal 19:7)

 

“Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione. Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita. Io sono tuo; salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti. Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite. Oh, quanto amo la tua legge! Essa è la mia meditazione per tutto il giorno.” (Sal 119:92-97)

 

 

“La legge del SIGNORE è perfetta, essa ristora l'anima”   “Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione..”

Quando un giudeo pronuncia la parola “legge” (Torah) ha per lui un significato diverso di come la intendiamo noi. Avremmo bisogno di un rabbino per capirlo, ma nella  nostra piccolezza immaginiamo che egli sappia comprendere il senso più vero, più profondo più radioso di questo dono di Dio all’uomo; mentre per noi ha una valenza come di pesantezza, dovere, obbligo, forzatura. Forse per capirlo appena un poco noi possiamo (con tutti i limiti dell’esempio) in qualche modo assomigliarlo al concetto cristiano di “Parola, Verbo, Logos”. Se pensiamo a questa “Legge-Parola” in senso pratico possiamo immaginare lo scheletro dell’uomo fisico: capiremo che senza l’ossatura l’uomo non starebbe insieme e la persona sarebbe una massa informe.

Se estendiamo il concetto dalla parte fisica alla parte morale-spirituale ecco che senza l’apertura infinita che la Legge-Parola ci trasmette, lo spirito nostro cioè quella parte che ci spinge a vivere e a sperare, sarebbe morto per l’afflizione, per la tristezza di non avere un domani.

Il concetto di “perfezione” non scaturisce dalla lettura razionale della “Parola-Legge”, ma essendo perfezione l’Eterno che ha inventato/formato la Parola-Legge ecco che tale perfezione -come il respiro di Dio- permea come pioggia tutta la Scrittura, la rende feconda (1), irrora l’anima che la sa ascoltare che la sa “bere”,  poi risale al Signore come l’acqua che evapora dal mare, per poi ritornare di nuovo…

E’ questo ciclo che è perfetto ed è insito nelle parole di ammirazione del salmista, perché rende sempre più perfetto l’uomo a somiglianza del Creatore.

E’ per questa comprensione-intuizione-rivelazione che anche l’anima nostra è ristorata nel leggere la Parola-Legge della Bibbia.

 

 

“Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita”.

La vicinanza della parola “comandamenti” con la parola “vita” ci apre un altro spiraglio di meditazione. Se pensiamo a “comandamenti” (parola che alla nostra ribelle generazione sembra sempre antipatica) come “fondamenti-principi-rudimenti che contano per poter vivere” allora il muro della diffidenza cadrà e li potremo avvicinare con animo più sereno.

 

“Io sono tuo;”

Viene subito alla mente quanto dice la Parola di Dio tramite il Suo profeta:

“Ma ora così parla il SIGNORE, il tuo Creatore, o Giacobbe, colui che ti ha formato, o Israele! Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio! Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il SIGNORE, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore; […]  Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo, […]” (Isaia 43:1-4)

 

Guardate quel “Io sono tuo…”  e quel “Tu sei mio…” leggete e sentite al di là delle parole stesse…. Sono forti espressioni d’amore, è un respiro è un desiderio reciproco d’amore di essere l’uno nell’altro. E’ questo che fa l’anima rapita dall’amore di Dio: non può stare più senza di Lui, proprio  come Dio “non può stare” senza amare l’uomo.

 

salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti

Come meglio sarà spiegato poi da Gesù, qui abbiamo una prima luce intorno alla grazia che sarebbe come dire:  “Salvami o Dio perché io mi slancio verso Te per mezzo della tua Parola-Legge d’amore. Tu Amore accogli il mio amore.”

 

Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite. Oh, quanto amo la tua legge! Essa è la mia meditazione per tutto il giorno.”

Sulla Terra l’empietà (l’assenza del versamento d’amore verso Dio) è come un meccanismo psicologico che spia le debolezze dell’uomo e appena gli riesce lo insidia, lo inganna, affinché non possa raggiungere la Vita che è nella Parola dell’Eterno e che lo condurrà alla vera vita eterna accanto a Dio, uniti finalmente per sempre. Questo conflitto è sempre presente finché saremo terreni e la nostra volontà deve essere tutta rivolta al tesoro che abbiamo scoperto nella Parola-Legge. Essere in questa Vita che è nella Scrittura di Dio, esserci dentro, viverla, farne parte abbandonarsi ad essa il più possibile!  Chi riesce a percepire cosa c’è dietro le parole della Scrittura ne è attratto affascinato, non lo sa comprendere ma sente sa capisce è certo che lì è il tutto per lui. E’ talmente grande potente luminoso meraviglioso tutto questo che intuisce, che si perde lui stesso in questa illimitata perfezione. Cosa può fare l’anima nostra se non scoprire l’amore dell’amare Dio? E’ impossibile non cercare questo sentimento ogni giorno, per tutto il giorno, per ogni respiro perché esistiamo e viviamo per questo Amore.

 

 

 

 

 

 

 

 NOTE

 (1)“Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata”. (Isaia 55:10-11)

 

 

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