Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

RASSEGNAZIONE E SPERANZA PER IL CRISTIANO - 1

di Renzo Ronca - 9-11-14- h.10,30 - (Livello 2 su 5)

 

 

 

 

Rassegnarsi all’infelicità presente perché si è persa la speranza è una situazione molto brutta perché è come se un’anima stesse morendo. E’ la sconfitta di chi non vuole più niente perché ormai è convinto che sarebbe tutto inutile. Il cristiano è spesso tentato da questo stato d’animo, ma se si abbatte è come se dimenticasse Dio e perdesse dunque le caratteristiche di buon cristiano. Può e deve risorgere a nuova vita, ma la condizione per farlo sta nel riconoscere il suo orgoglio nascosto, mascherato da un pessimistico “realismo”, che gli impedisce di aprirsi a Dio con fiducia.

 

Rassegnarsi alla volontà di Dio è invece uno stato d’animo che si apre alla crescita fuori da se stessi, lontano dagli stanchi monologhi personali, verso la dinamica della speranza. Sperare non è facile, soprattutto nel periodo storico che stiamo vivendo, ma il cristiano è il lottatore per eccellenza, in virtù di Colui che, con la grazia della fede, gli dà forza.

 

Da una parte tutte le leve del potere satanico attuale sono predisposte a convincerci di disperazione, dall’altra invece la fede in Dio ci spinge alla speranza.

E’ la risultante tra queste due forze che definisce che tipo di persone siamo: se del mondo o di Dio.

 

La disperazione di oggi si presenta accompagnata da altri sentimenti collaterali: rabbia, depressione, ribellione, autodistruzione, ripiegamento. E’ un attrito di forze maligne che si agitano in una stanza chiusa e buia ed in questo loro movimento ci logorano e ci sfiniscono. Così alla fine subentra un’abitudine allo stare male che sembra quasi una difesa; uno si rassegna, lo accetta “perché in fondo che ci puoi fare… tanto le cose non cambieranno… “. Non lotta più e, apparentemente, soffre di meno. Ma è una illusione: lo spirito nostro geme continuamente.

 

Coltivare la speranza è un impegno duro e continuo ma ci protegge e ci fa crescere.

La speranza viene da un continuo rapporto con Dio. Il continuo rapporto con Dio è il costante bagno rigeneratore nella Sua Parola, ogni giorno. Passare ogni giorno nella Sua Parola significa aprire il Vangelo aprire la Bibbia e crederci. Crederci non nel modo degli intellettuali occidentali quali siamo, ma nel modo ebraico che significa mettere in pratica VERAMENTE quanto ci viene detto.

 

Ma non da soli.  Questo rapporto solitario anima-Dio, senza fraternizzazione, senza frequentare una chiesa, è estremamente difficile. Forse possibile ma molto difficile. Diciamo così: meno tu frequenti una chiesa e più dovresti stare in preghiera costantemente. So di persone che non frequentano chiese ma stanno sei, otto ore al giorno davanti al Signore, ed anche così, sono sottoposte a parecchie tentazioni difficilissime da superare. Forse questa lotta solitaria è solo per alcuni chiamati a compiti particolari come lo furono i profeti di una volta. Questi però, per poter corrispondere alla speciale chiamata di  Dio, vivevano sulla loro pelle le enormi difficoltà che poi, una volta superate, avrebbero presentato e spiegato agli altri credenti.   E anche tra questi profeti molti caddero.

 

Quasi tutti noi invece siamo chiamati a condividere i nostri doni e i nostri talenti nell’ambito della Chiesa invisibile e/o una comunità; non perché la comunità sia perfetta, ma perché in essa possiamo portare/ricevere arricchimento. Dalla lode e adorazione che in essa viviamo quando coi fratelli preghiamo insieme, possiamo trarre forza e temperamento e una speranza solida.

 

E’ proprio questa speranza, così fluida e dinamica, che ci permette di non lasciarci mai andare all’abitudine della rassegnazione di un cuore che si spegne.

 

L’accettazione della volontà di Dio è una grande vittoria che inizia da questo: cedere la nostra mentalità “realistico-pessimistica” e consegnarla al Signore come fa un perdente saggio. Ricordate le guerre tra cavalieri di una volta? Il perdente riconosceva l’altro come vincitore e gli consegnava la spada come simbolo di resa rimettendosi alla sua clemenza. Ebbene l’acquisto della speranza passa proprio da qui, dalla nostra resa a Gesù. Gesù non che tace perché deve passare sulla croce, quello è ormai passato, noi guardiamo ad un Gesù risorto, potente,  vincitore che sta per tornare come Re.

 

DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità. 2 Perciò noi non temeremo, anche se la terra si dovesse spostare e se i monti fossero gettati nel mezzo del mare, (Salmi 46:1-2)

 

(Continua)

 

 

pag seguente -  Indice rifless. bibliche   -  Home 

 

Questo sito ed ogni altra sua manifestazione non rappresentano una testata giornalistica - vedi AVVERTENZE