Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

LA FIDUCIA NEL SIGNORE

 

di Matteo Pisano - 26-1-13-h.17-(Livello 1 su 5)

 

 

 

 

 

 

Sl. 143:1 - Ascolta la mia preghiera, o Eterno, porgi orecchio alle mie suppliche, nella tua fedeltà e nella tua giustizia rispondimi.

 

 

Purtroppo ci sono alcune concezioni, che io personalmente ritengo sbagliate, che vogliono far credere che un credente debba essere sempre felice o allegro, anche nei momenti più bui deve avere il sorriso sulle labbra.

 

Tutti noi nella nostra vita, credenti o no, passiamo per periodi più o meno difficili a volte ci sentiamo soli e senza speranza e solo ognuno di noi sa il dolore che in quel momento sente; ma è proprio in questi momenti che si vede la vera maturità di un cristiano.

 

Quello che fa la differenza tra un credente e un non credente è come vengono affrontati questi momenti di difficoltà. Se un non credente cerca di trovare la soluzione in giro tra gli amici, parenti o quant’altro, il cristiano maturo invece di avere stampato un finto sorriso sulle labbra e fingere che vada tutto bene ha una sicurezza: la fedeltà di Dio.

 

Nella bibbia è scritto:

 

“Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere” 1Co.10:13

 

Non è dunque facendo finta di essere allegro che un cristiano deve affrontare un problema;

 

Invece di abbattersi o fingere bisogna ricordarsi delle promesse del Signore e mantenere il proprio cuore nella giusta tranquillità; invece di girarsi a destra e a sinistra in cerca di un qualche insperato aiuto, ci si rivolge alle Scritture per cercare una risposta da parte di Dio e affidarsi completamente a Lui.

Gesù la notte che fu arrestato andò a pregare nel giardino del Getsemani e disse ai suoi discepoli: “l’anima mia è profondamente triste, fino alla morte, restate qui e vegliate con me” (Mt. 26:28).

 

Anche Gesù ha vissuto dei momenti di tristezza e quella sera sapeva bene a cosa stava andando incontro ma nonostante ciò il suo desiderio era di restare in preghiera perché sapeva che la preghiera gli avrebbe dato la forza necessaria per poter sopportare la croce.

 

La sua non fu però una preghiera di liberazione ma bensì di sottomissione:

 

“Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua. Allora apparve un angelo dal cielo per dargli forza” (Lc.22:42)

 

Sono queste le parole che dobbiamo pronunciare nelle nostre preghiere, non è un finto atteggiamento mentale che ci aiuterà ad uscirne fuori, ma è un vero atteggiamento di sottomissione a Dio che ci aiuta e ci da la forza di superare le nostre difficoltà;

 

dobbiamo chiederGli di fare la Sua volontà nella nostra vita perché solo cosi ci darà le capacità per sopportare quanto stiamo vivendo e nel contempo ci farà anche comprendere la via d’uscita.

 

Non sappiamo cosa ci riserva il futuro, non sappiamo il perché di certe situazioni, tuttavia abbiamo una sicurezza, ossia che Dio è sempre vigile su di noi; e se restiamo con il cuore calmo, se manteniamo la nostra fiducia in Dio, avendo la certezza delle sue promesse (perché “Egli non è un uomo, da poter mentire” Nr. 23:19) avremo anche la forza per sopportare e superare le difficoltà che stiamo vivendo.

Egli stesso infatti ci ha detto:“Poiché così dice l’ETERNO, il Santo d’Israele: Nel tornare a me e nel riposare in me sarete salvati; nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza” (Is.30:15.)

 

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