Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

SIAMO QUELLO CHE RESPIRIAMO

Il soffio di Dio

Di Anna Cuomo – 19-10-12- (Livello 3 su 5)

 

 

 

Un famoso filosofo tedesco, Feuerbach, affermava che siamo quello che mangiamo. Parafrasando, e mettendoci sul piano, spirituale possiamo affermare che “siamo quello che respiriamo”. In che senso?  

La creazione di Dio fu diversificata e sappiamo che bastò la Sua parola che creare ogni cosa. Nel momento in cui creò l’uomo, lo creò a Sua immagine e somiglianza e lo destinò a dominare tutte le cose che Lui stesso aveva creato e a custodire l’Eden. In più in  Genesi 2:7 è scritto che:

“Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente”.

In una poesia ebraica in cui si commenta tale versetto, c’è scritto che il soffio di Dio fu tratto dalla luce di cui era cinto. In altri casi, si dice addirittura che tale soffio risuonò come una meravigliosa melodia. L’uomo ricevette in dono il soffio di Dio e divenne un’anima vivente. Questo lo rese diverso da tutte le altre creature e lo pose in intimità spirituale con Dio più di quanto noi oggi possiamo immaginare. Non a caso in lingua ebraica Ruah, significa soffio, vento e anche Spirito.

L’uomo è stato tratto dalla terra e questo è facilmente verificabile, visto che nel nostro organismo si trovano effettivamente tracce di ferro, calcio, magnesio e di tutti i minerali che compongono il suolo ma nel momento in cui Dio soffiò nell’uomo e lui diventò un’anima vivente, significa che al momento della creazione, l’aspetto spirituale era dominante su quello materiale e questo lo poneva molto vicino a Dio al punto che l’uomo poteva “vedere” e “sentire” Dio senza alcuna difficoltà o sforzo.

Con la caduta, le cose cambiarono e man mano che l’uomo fece prevalere le sue passioni, e il peccato si impadronì di lui, non fu più in grado di sentire e di vedere Dio. Gli elementi terreni presero il posto di quelli spirituali. L’uomo aveva perso il contatto con la fonte della vita, con la fonte della Ruah e questa è la condizione di morte spirituale che caratterizza tutti gli esseri viventi dal momento della loro nascita fisica finché non “rinascono” dall’alto.

Non è facile esprimere questa situazione ma consideriamo l’essere umano composto di tre parti: corpo, anima e spirito. Il bambino appena nato manifesta principalmente esigenze fisiche e cerca di soddisfare solo quelle che sono legate alla sopravvivenza e alla crescita del suo corpo.  In ogni caso, i genitori non solo gli forniscono nutrimento e cure materiali ma anche amore (almeno, così dovrebbe sempre essere). Il bambino riceve quest’amore e, quindi, la sua anima e la sua psiche si predispongono a crescere in maniera armoniosa. Nel mondo è frequente trovare persone dedicano tutta la loro esistenza solo alle cose materiali e, quindi, la loro anima segue solo i bisogni del loro corpo ed è senza una direzione spirituale. Se l’anima non viene alimentata anche dallo spirito, è destinata a morire. La presenza di Dio nell’anima è l’unica condizione affinché l’anima possa vivere ed essere eterna.

L’uomo ha perso la capacità di avvicinarsi a Dio da solo. Si, può usare la sua intelligenza, la sua etica per fare cose buone ma questo non basta. La sua natura lo porta a essere separato da Dio. L’unica condizione è rinascere dall’alto. Gesù disse a Nicodemo, il fariseo, che se voleva vedere il Regno di Dio doveva rinascere dall’alto e Nicodemo non sapeva cosa volesse dire e così Gesù gli rispose: “ Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito.” (Giovanni 3,8)

L’uomo ha usato la religione, la legge (i comandamenti), i rituali per stabilire un rapporto con Dio ma questo non cambia la natura dell’uomo. L’unica condizione per nascere dall’alto o per sperimentare la nuova nascita è divenire partecipi della grazia, ovvero accettare Gesù come personale Salvatore e ricevere lo Spirito Santo. Questo significa far morire l’uomo vecchio, solo carnale, e far nascere l’uomo spirituale. Dopo di che è necessario iniziare un percorso di conversione che, come dice la parola, significa  volgere in direzione opposta o diversa. L’anima comincia a sentire i bisogni spirituali come più importanti di quelli materiali. Così l’anima segue il destino dello spirito, la vita eterna, e non quello del corpo che è destinato a perire.

Con la nuova nascita è lo Spirito stesso che attesta all’uomo la salvezza. L’uomo si sente riconciliato con Dio, prova sincero rimorso per la sua condizione preesistente di peccatore. Senza lo Spirito Santo l’uomo non potrebbe essere convinto di peccato. C’è da dire che questo è uno status dell’uomo indipendentemente dalle sue opere. La salvezza fa fluire di nuovo lo Spirito di Dio nell’uomo, alimentando la sua anima. L’uomo diventa tempio dello Spirito Santo.

Questa nuova condizione richiede una testimonianza, il battesimo. È necessario testimoniare che il nostro uomo vecchio è morto sulla croce con Cristo ed è risorto con Cristo. È ovvio che nel momento in cui riceviamo la salvezza per grazia, siamo così felici di essere riconciliati con Dio per mezzo di Gesù che ci sembra che non occorra più niente. E, invece, con il battesimo si vive consapevolmente quello che è accaduto in maniera invisibile nel mondo spirituale. Con il battesimo “seppelliamo” definitivamente l’uomo vecchio mentre l’uomo nuovo emerge dalle acque. Si, accettando Gesù, il nostro uomo vecchio muore ma tocca a noi doverlo seppellire e attestare la nascita di quello nuovo.

L’uomo nuovo deve nutrirsi in modo diverso dall’uomo vecchio e questo riguarda non il cibo materiale ma il cibo spirituale. Gesù diceva che il suo cibo era fare la volontà del Padre (Gv 4:34). Per cui nutrirsi di Gesù, significa nutrirsi di Colui che è riuscito a fare la volontà del Padre.

È importante anche respirare l’aria delle cose di Dio ed evitare di respirare tutto ciò che ammorba la nostra anima.

L’aria non è solo l’insieme delle particelle che compongono l’atmosfera e non a caso quando non ci si sente a proprio agio in un posto si dice che bisogna cambiare aria oppure che in certi posti o situazioni si respira un’aria pesante, opprimente o c’è una brutta aria. In un certo senso, certe azioni, certi comportamenti finiscono per permeare l’ambiente che ci circonda. Se ci lasciamo pervadere dallo Spirito di Dio, a nostra volta rilasceremo nell’aria tracce di questa presenza ristoratrice. E questo sarà come profumo soave[1] che sale al cielo e che si diffonde tutto intorno.

Secondo Paolo gli spiriti immondi sono detti anche spiriti dell’aria e questo perché si nutrono dei residui spirituali negativi che provengono dai nostri pensieri e dai nostri comportamenti e questo fa acquistare loro forza, per cui se evitiamo di nutrirli, li renderemo sempre più deboli e inoffensivi.

Noi possiamo ricevere lo Spirito Santo promesso dal Padre per mezzo di Gesù risorto come in Gv. 20: 21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi». 22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”.

Gesù, con la sua opera redentrice, ha ristabilito le condizioni per cui anche su questa terra, noi riceviamo la caparra dello Spirito Santo, mediante il quale suggellare le nostre anime.

 

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[1] Nel vecchio testamento, i sacrifici animali consistevano nel bruciare il corpo della vittima e si riteneva che Dio gradisse l’offerta consistente nel far salire il profumo derivante dalla combustione. Nel N.T. è Gesù il sacrificio che spande odore soave (Ef. 5:2), ma anche la consacrazione  dei credenti che sale come profumo soave verso Dio, come anticipa già Ezechiele (20:41)

 

 

 

 

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