Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

Apparenti contraddizioni bibliche sulla salvezza per fede (Romani 2:11-16, Giacomo 2:14,21) – Nostro cammino come la samaritana: non più parlare “del” Signore, ma “col” Signore.

 

di Renzo Ronca - 4-7-12

 

DOMANDA: Leggevo Romani 2:11-16 e se lo metto in relazione con Galati 2:15-16 e 5:2-5, la salvezza per fede sembra in contraddizione…

RISPOSTA:  

 Saulo era uno colto, educato alla scuola giudaica di Gamaliele, un rabbi serio e stimato che “spaccava il capello in quattro” per intenderci. Con la rivelazione di Gesù Messia Salvatore,  Saulo diventa il Paolo cristiano che conosciamo; egli usa sempre tutto quello che ha imparato, ma dandogli una direzione, un verso, un significato più completo e più giusto; tuttavia teniamo presente che quando scrive rimane una specie di teologo, in molti punti  difficile da capire.

 Il nostro approccio letterale “matematico-logico” dei suoi scritti (così come in quelli di tutta la Bibbia) secondo me non va bene e dovremmo evitarlo, per quanto possibile; ma certo capire un pensiero dottrinale espresso in forme elaborate non è sempre facile, mi rendo conto. Tuttavia, per quanto possibile, cerchiamo di partire sempre da un fatto: negli studi stiamo attenti a prendere pezzetti di scrittura di una parte  di lettera inviata ad una comunità e a metterli in relazione con pezzetti di altre lettere… o comunque, se si fa, occorre esaminare tutto il filo del pensiero che conduce le parole le pagine di quelle lettere. Questo lavoro, lungo e paziente, necessita di tempo, preghiera e studi.

 Da come leggo io nei versetti che mi hai riportato non c’è contraddizione.

Vediamo: Romani 2:11-16 

Quale è il senso, l’intenzione del discorso del capitolo 2?

Paolo nel cap. 2 sta cercando di dimostrare che Dio è giusto nei suoi giudizi. Questo è il pensiero principale, la linea portante. IN questo discorso che potremmo definire directory principale, si aprono poi dei sottodiscorsi, come delle directory secondarie di cui Paolo si serve per dimostrare che Dio è giusto. Lo scopo dello scritto dunque non è tanto quello di fare una disquisizione per spiegare cos’è la salvezza per grazia e cosa non è; bensì si serve di questo concetto per dimostrare che Dio è giusto.

Perciò, o uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile; perché nel giudicare gli altri condanni te stesso; infatti tu che giudichi, fai le stesse cose. (Romani 2:1)

Già il “perciò” ci fa capire quanto sia avventuroso prendere solo il cap. 2 senza tener conto di tutta la lettera, figuriamoci a prendere solo una frase!

chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile

Il riferimento ed il tono è di rimprovero verso chi giudica. Paolo dunque ha un interlocutore virtuale, uno a cui sta rimproverando l’atteggiamento superbo e sbagliato del giudicare. Bisogna tener conto anche di questo tono per il resto dei versetti. Egli infatti nel seguito dimostrerà quanto ha affermato e cioè che l’uomo giudicando gli altri condanna se stesso.

Paolo critica  essenzialmente la tendenza dei giudei a considerarsi sempre superiori agli altri e giusti davanti a Dio. Egli continua nella sua dimostrazione di un Dio giusto “perché davanti a Dio non c'è favoritismo (v.11).

12 Infatti,

E’ importante questo “infatti”, perché i versetti sul giudizio e la legge e la giustificazione che seguono sono a conseguenza e a riprova di questo discorso primario che Dio è giusto, (e non per focalizzare tutto il discorso sulla giustificazione per fede).

12 Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge

Quelli senza legge per Paolo sono “i non giudei”, e quelli che “hanno la legge” sono invece i giudei, i quali si vantano di essere per questo motivo il solo popolo eletto, gli unici giusti nel mondo.

Paolo vuole ridimensionare questo modo superbo di vedere le cose che involontariamente osa andare contro la giustizia di Dio, perché non può capirla.

Paolo oppone ai legalisti Giudei quello che per loro è quasi un assurdo (difficile da capire anche per molti di noi troppo inquadrati nelle dottrine)

14 Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi

Paolo mette sul tavolo un concetto rivoluzionario: il concetto di una “coscienza” che può essere ritenuta giusta davanti a Dio pur non avendo conosciuto la legge di Mosè.  

 

La legge interna è attestata non solo dal cuore che li spinge a operare il bene, ma ancora dalla coscienza o riflessione morale. Coscienza viene da conoscere e «indica per conseguenza una funzione della mente (nouV) di quella facoltà del discernere di cui è dotata l'anima umana e che applicasi tanto alla distinzione del vero dal falso (come intelligenza) quanto alla distinzione del bene e del male (come coscienza). Il con (conscienza) pone in risalto il carattere intimo di quella conoscenza interna» (Godet)

In certe persone straniere infatti (non facenti parte dei Giudei  che si consideravano l’unico popolo di Dio giusto)per stimoli soprannaturali da parte di Dio, questa coscienza potrebbe già essere stati sospinta ad “osservare” la legge senza averla direttamente conosciuta (“osservare” la legge cioè “essere facitori” della legge).

A Paolo non interessa qui fare un trattato di filosofia sulla mente naturale più o meno illuminata da Dio. Lo espone, lo dà per scontato, gli serve per ridimensionare duramente gli altezzosi Giudei.

13 perché non quelli che ascoltano la legge (i Giudei) sono giusti davanti a Dio, ma quelli che l'osservano saranno giustificati.

Caro lettore, di apparenti contraddizioni bibliche ne possiamo trovare tante altre, ma il modo di risolverle è solo questo dell’esegesi biblica?  Rimandiamo a dopo la risposta. Vediamo un’altra:

Giacomo e le opere

A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? (Giacomo 2:14)

Se leggiamo la frase da sola, si direbbe che per Giacomo la fede non salva proprio niente.

E che dire quando poco dopo l’apostolo prende Abramo come esempio non di giustificazione per fede ma per opere?

Abraamo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere quando offrì suo figlio Isacco sull'altare? (Giacomo 2:21)

Non sembra in contraddizione con quanto Paolo ha sempre detto che Abramo fu salvato per fede e non per opere?

Queste apparenti contraddizioni hanno fatto inciampare molti. Mi pare di aver letto che lo stesso Lutero, in un primo tempo, non volle considerare Giacomo come parte del canone biblico e solo verso la fine lo riammise.

Allora come mai esistono queste contraddizioni? La Bibbia, come mi dicono alcuni, non è esatta? la Parola non è più Verità? Dio dice le “bugie”?

Assolutamente no! Nel mio piccolo io mi do queste risposte:

 

1)    Se lo Spirito Santo nel testo biblico ci propone queste apparenti contraddizioni è bene perché ci vuole insegnare a ragionare, a crescere  a seguire una Persona e a non seguire dei codici o delle ideologie. Ci vuole spiazzare dalle logiche degli “studiosi lineari” dove tutto ha sempre una corrispondenza chiara e squadrata. Seguire il Signore significa certe volte trovarsi in apparenti “contraddizioni educative” che la nostra mente non sempre sa capire ed allora è come se Gesù, avendo posto volutamente questi ostacoli sulla nostra strada, ci dicesse: “Volete andarvene anche voi?” (Giov 6:67). Quei pochi che rimasero come Pietro, non lo fecero perché capirono tutto, bensì perché avevano fiducia di Lui, al di là dell’apparenza.

 

2)    Io trovo perfezione anche nell’apparente dissonanza di Giacomo, perché il suo breve scritto, così concreto e pesante, costituisce un meraviglioso contrappeso alla dottrina di sola fede che in certi casi come nei Corinti, fu capita all’eccesso della libertà, tipo: “sono libero posso fare ciò che voglio, non c’è più nessuna regola per me, tanto sono salvato per fede, il resto non conta più, nessuna opera conta”. Giacomo viene a bilanciare, NELL’INSIEME BIBLICO, questa possibilità di eccesso, ricordandoci che “se hai fede, allora dove sono le tue opere?” La fede infatti ti porta si ad una “nuova nascita”, ma se questa a sua volta non portasse a comportamenti (e dunque ad opere) diverse da quelle che facevi prima, allora a che è servita? Che nuova nascita sarebbe se facessi le opere del peccato che facevi prima? Dunque le opere contano eccome!

 

3)     Per capire la Bibbia dobbiamo certamente capire il carattere dei vari scrittori, il loro ambiente, la situazione storica, il senso di ciò che dicevano (cosa che non facciamo mai perché è troppa fatica studiare); ma non basterebbe assolutamente! Se noi non abbiamo la comunione necessaria con lo Spirito Santo (che lo vorrei ricordare, è la Persona che ha “dettato” la Bibbia, che ha ispirato ogni profeta, ogni salmo, ogni evangelista), allora sarà inutile ogni cosa.

 

Tu, caro fratello, ti stai preoccupando di più di seguire Gesù Cristo come Persona nel tramite dello Spirito Santo, oppure di capire i concetti evangelici tramite il solo studio?

 

Come dissi ieri ad un altro, il nostro cammino di spiritualità cristiana va dritto all’incontro col Signore. E’ questo quello che vogliamo principalmente scoprire. Vogliamo essere come la samaritana che parlando “di Quello che doveva venire" si sente dire: “sono io, sono io quello di cui parli, sono io adesso, in questo momento, che parlo con te”. Quindi non più parlare “del” Signore, ma “col” Signore.

 

Ecco la differenza tra il contemplativo cristiano e il teologo: il teologo può studiare le parole scritte e sforzarsi di trovare in esse sapienza ed armonia, spesso in lunghissimi e tortuosi percorsi, ma chi percepisce Cristo lo conosce subito ed è da Lui conosciuto in un attimo, lo vive direttamente in “Spirito e Verità”. La Bibbia per noi non è solo materia di studio da spezzettare, ma il Luogo Santo in cui ascoltare la Sua voce.

Tu caro lettore potrai trovarti di fronte a queste due tendenze: quella dello studio dell’esegesi biblica o quella della spiritualità cristiana basata su una “nuova nascita”. Credo sia necessario privilegiarne una; non per escludere l'altra ma per avere una giusta priorità. 

Per la prima, quella dell'esegesi (sempre buona) ci sono tantissime scuole di teologia dove bravi uomini di Dio sapranno condurti molto meglio di noi.

Per la seconda invece (quella del "contemplativo" cristiano) vi sono semplicemente delle tappe, delle fasi da passare e vivere intensamente. Il battesimo per esempio è necessario ed è l’inizio. Non ci può essere nessuna "nuova nascita" senza battesimo consapevole. O per meglio dire,  l’azione dello Spirito Santo è indipendente da tutto come nel caso di Nicodemo, però lo stesso Spirito Santo spinge e conduce a fare le cose in maniera ordinata, completa, umile; per questo Pietro battezzò poi in acqua Nicodemo e gli altri.

 

(continua)

 

LETTURE CONSIGLIATE (a diversi livelli di studio):

"Il pensiero della Riforma" - Lutero - Zwingli - Calvino - Bucero - A. E. McGrath - Claudiana

"Le 95 Tesi" di M. Lutero - Collezione Biblioteca - Ediz. Studio Tesi

"M. Lutero" - 1483-1546 - Libri di base - La Riforma protestante e la nascita della società moderna . di M. Miegge - Ed. riuniti

"La giustificazione per fede" di Vittorio Subilia - Paideia Edit. Brescia

 

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