Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

QUANDO L’ANIMA SI ABBANDONA A DIO

 

Vi è uno stato superiore della grazia e della fede, una umile consacrazione totale a Dio, in cui l'anima è ripiena dello Spirito ed in questa pienezza si lascia andare tranquilla alle sollecitazioni o ai silenzi divini. Leggiamo qualche riflessione di Jean Pierre de Caussade.

30-9-11

 

 

 

 

 

QUANDO LA VOLONTA’ DI DIO SI E’ RIVELATA

“Quando la volontà di Dio si è rivelata a un’anima e le ha fatto sentire che anch’essa da parte sua si dona a lei, questa riceve in tutte le occasioni un potente aiuto; allora gusta per esperienza la felicità di questa venuta di Dio di cui gode perché ha compreso nella pratica che in tutti i momenti deve abbandonarsi a questa adorabilissima volontà”.[1]

 

IL MOMENTO PRESENTE

“Il momento presente è sempre pieno di infiniti  tesori, contiene più di quanto voi possiate accogliere. La fede è la misura, e voi troverete secondo quanto credete; anche l'amore è la misura, e più il vostro cuore ama, più desidera e più crede di trovare, più trova. La volontà di Dio si presenta a ogni istante come un mare immenso a cui il vostro cuore non può dar fondo; esso non riceve che nella misura in cui si dilata attraverso la fede, la fiducia e l'amore. Tutto il resto del creato non può riempire il vostro cuore che è più vasto di tutto ciò che non è Dio. Le montagne che spaventano lo sguardo non sono che atomi per il cuore. E’ in questa volontà nascosta e velata in tutto quel che vi accade al momento presente che bisogna attingere, e voi la troverete sempre infinitamente più vasta dei vostri desideri.”[2]

 

QUELLO CHE CI ISTRUISCE È CIÒ CHE CI ACCADE DI MOMENTO IN MOMENTO…

“Noi non siamo istruiti nella verità che dalle parole che Dio pronuncia espressamente per noi. Non è coi libri né con la curiosa ricerca delle storie che si diventa sapienti nella scienza di Dio; non sarebbe che una scienza vana e confusa che gonfia lo spirito. Quello che ci istruisce è ciò che ci accade di momento in momento, formando in noi quella scienza sperimentale che lo stesso Gesù Cristo ha voluto possedere prima d'insegnare esternamente, anche se, essendo Dio, attraverso la divina prescienza conosceva già tutto. Ma per noi essa è assolutamente necessaria se vogliamo parlare al cuore delle persone che Dio ci fa incontrare. Non si conosce perfettamente se non quello che ci ha insegnato l'esperienza attraverso la sofferenza e l'azione. E’ questa l'unzione dello Spirito Santo che dice al cuore parole di vita, e tutto quello che noi diciamo agli altri deve  provenire da questa fonte. Quello che si legge, quello che si vede non diventa scienza divina che attraverso questa fecondità, questa virtù e questa luce fornita dall'esperienza. Tutto ciò è come la pasta a cui è necessario il lievito e il sale perché acquisti sapore. E quando non si hanno che idee vaghe, senza questo sale, si è come visionari che conoscono le strade di tutte le città ma si smarriscono andando a casa loro. Bisogna dunque ascoltare Dio di momento in momento per essere edotti nella teologia della virtù che è tutta sperimentale e pratica. Lasciate da parte quello che si dice agli altri, non ascoltate che quello che è detto per voi e a voi; ce n'è abbastanza per esercitare la vostra fede, perché tutto la prova, la purifica, l'accresce con la sua oscurità.”[3]

 

 

CONTINUAZIONE DELL ' ARGOMENTO DELLO STATO DI ABBANDONO. SUA NECESSITA' E SUE MERAVIGLIE

 

“Quante grandi verità ci sono in questo stato, che restano nascoste![4]  [..]

 

Un Dio sempre dato e sempre ricevuto, non nello splendore, nel sublime, nel luminoso, ma in quanto vi è di infermo, di follia, di niente! Dio sceglie quelle cose che lo spirito naturale disapprova e che la prudenza umana rifiuta; Dio le trasforma in misteri e si dà alle anime nella misura in cui esse credono di trovarvelo. L'ampiezza , la solidità la pietra ferma non si trovano dunque che in questa vasta distesa della volontà divina che si presenta di continuo sotto il velo delle croci e delle azioni più ordinarie. Sotto le loro ombre, dunque, Dio nasconde la sua mano per sorreggerci e portarci. Questa visione deve bastare a un'anima per condurla a questo sublime abbandono che la pone al riparo dalla contraddizione delle lingue, perché‚ ella non ha più niente da dire né‚ da fare in propria difesa. Poiché‚ l'opera è di Dio, non bisogna andarne a cercare altrove la giustificazione. I suoi effetti e le sue conseguenze la giustificheranno a sufficienza, non c'è che da lasciare che si sviluppino:

I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l'opera delle sue mani. Un giorno rivolge parole all'altro, una notte comunica conoscenza all'altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non s'ode, ma il loro suono si diffonde per tutta la terra, i loro accenti giungono fino all'estremità del mondo. (Sal 19:1-4)

Quando non si procede più con le proprie idee, non è più il caso di difendersi con le parole; le nostre parole non possono esprimere che le nostre idee. Dove non c'è nessuna idea, non ci sono parole; a che servirebbero? A render ragione di ciò che si fa? Ma questa ragione si ignora, perché‚ è nascosta nel principio che ha spinto ad agire e il cui impulso è stato percepito in modo inesprimibile. Bisogna dunque lasciare che [ogni] momento sostenga la causa del momento successivo; tutto si sorregge in questo concatenamento divino, tutto è fermo e solido, e la ragione di quel che precede si vede dall'effetto su ciò che segue. Non si vive più di pensieri, di immaginazioni, di parole a non finire; non sono più tutte queste cose che riempiono l'anima, la nutrono, la sorreggono. Essa non vede più, non prevede più dove andrà; non si aiuta più con le riflessioni per animarsi nella fatica e sostenere le asprezze del cammino; tutto si svolge nel sentimento più profondo della sua debolezza. Se la strada si apre davanti ai suoi passi, ecco che vi si impegna e cammina senza esitare; è una via pura, santa, semplice e vera, è la via diritta dei comandamenti di Dio; è una pura adesione a Dio stesso, che l'anima realizza incessantemente in tutti i punti di questa linea . Non ci si diletta più a cercarla nei libri, nelle questioni infinite e nelle sollecitudini interiori; si lasciano gli scritti e le dispute, e Dio si dà all'anima e viene a trovarla. Ella non cerca più la via e la strada da percorrere; Dio stesso le costruisce la via e, a misura che l'anima avanza, la trova tracciata e battuta. Tutto quello che le rimane da fare è di restare vigile per afferrare Dio che si offre direttamente a lei a ogni passo e a ogni momento, nei diversi oggetti che trova sul suo passaggio e che non cessano di presentarsi a lei. All'anima, quindi, non resta che da ricevere l'eternità divina nel fluire delle ombre del tempo. Queste ombre variano, ma l'Eterno che esse nascondono è sempre lo stesso. Essa non deve più attaccarsi a niente, ma gettandosi perdutamente tra le braccia della Provvidenza deve seguire con costanza l' amore attraverso la via delle croci, dei propri doveri e delle attrattive non sospette. Quanto è chiara e luminosa questa via! lo non temo di difenderla e di insegnarla con vigore. Vedo che tutti mi capiscono quando dico che tutto il lavoro della nostra santificazione consiste nell'accettare, di momento in momento, tutte le pene e i doveri del proprio stato come veli che nascondono e dànno Dio. Nell'abbandono, l'unica regola ci viene dal momento presente . In esso l'anima si muove leggera come una piuma, fluida come l'acqua, semplice come un bambino; è mobile come una palla di gomma per ricevere e seguire tutti gli impulsi della grazia. Queste anime hanno la fluidità e la malleabilità di un metallo fuso; come questo accoglie tutte le impronte dello stampo in cui lo si fa colare, così queste anime si piegano e si adattano con altrettanta facilità a tutte le forme che Dio vuole imprimere in esse. In una parola, la loro maneggevolezza è come quella dell'aria che si muove a ogni soffio e si configura a ogni cosa. Qui è il caso di fare un'osservazione importante. Cioè, che in questo stato di abbandono, in questa via di fede, tutto quello che avviene nell'anima, nel corpo, negli affari e nei diversi avvenimenti, offre un aspetto di morte che non deve stupire. Che volete? E la natura propria di questo stato. Dio ha i suoi disegni sulle anime e li esegue alla perfezione sotto questi veli oscuri.”[5]


 

 

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[1]

Dal Cap. 9 de "L'abbandono alla Provvidenza Divina" (Jean Pierre de Caussade) in www.ilritorno.it/rit_arretr/RIT4_II.pdf pag 17.

[2]

Ibidem da “Il momento presente” in http://www.ilritorno.it/rit_arretr/rit1-II.pdf pag 17;

[4]

Lo stato a cui l’autore si riferisce è sempre quello dell’abbandono dell’anima alla Divina Provvidenza, ovvero alla cura e alle indicazioni che ha per lei lo Spirito di Dio. E’ in questa aderenza, in questo abbandonarsi per amore alla volontà di Dio che l’anima si santifica e trova una pace perfetta nell’essere e nel fare. (ndr)

[5]

Dal Cap. IV de "L'abbandono alla Provvidenza Divina" (Jean Pierre de Caussade)

 

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[1]

Lo stato a cui l’autore si riferisce è sempre quello dell’abbandono dell’anima alla Divina Provvidenza, ovvero alla cura e alle indicazioni che ha per lei lo Spirito di Dio. E’ in questa aderenza, in questo abbandonarsi per amore alla volontà di Dio che l’anima si santifica e trova una pace perfetta nell’essere e nel fare. (ndr)

 

 

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