CHI SONO I FALSI PROFETI A CUI SI RIFERIVA GESU? - contesto e considerazioni - di Renzo Ronca 28-6-11

 

 

 

 

 

 

 

(seguito)

Una volta considerato quanto abbiamo detto la volta precedente, vediamo adesso di addentrarci nella comprensione dei passi che la nostra amica ci ha indicato, cioè i “falsi profeti” e coloro che fanno “opere potenti” in Matteo 7:15-23.

 

Primo punto: Cosa sta cercando di dire il Signore? Quale è lo spirito del discorso? A chi è rivolto? Cosa ci vuole insegnare?

Secondo punto: Siamo in linea con questo tema e con la Mente di Dio che lo ha ispirato all’evangelista  Matteo, o stiamo cercando dell’altro?

 

Supponiamo di essere consapevoli di trovarci di fronte alla parola di Dio;[1] cerchiamo di capire il significato del primo passo.

 

IL CONTESTO PIU’ IN GENERALE: I capitoli 5, 6 e 7 di Matteo riguardano il c.d. “sermone sul monte” da parte di Gesù. Matteo ce lo presenta quando Gesù ha già subìto le tentazioni del deserto ed ha iniziato la sua attività ed ha chiamato i primi discepoli. Questo sermone è importante nella sua interezza perché il Signore presenta un modello di come doveva essere la vita di un credente e la giusta relazione con Dio. I giudei del tempo avevano finora un solo modello comportamentale, quello degli scribi e dei farisei. Gesù contrappone decisamente all’osservanza esteriore e formale della legge, un cambiamento interiore basato su una trasformazione del cuore. Tra lui e i sacerdoti del tempo dunque vi è una contrapposizione diretta; in questo senso vanno orientate le affermazioni di Gesù; validissime tra l’altro, anche oggi.

 

IL CONTESTO PIU’ IN PARTICOLARE prima di arrivare a Matteo 7:15.  Dopo il modello di preghiera (Matt 6:9-13) e la c.d. “regola d’oro” «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti….» (Matt 7:12), Gesù presenta due strade molto diverse tra loro (vv.13-14), una stretta e angusta che porta alla salvezza e l’altra larga e spaziosa che porta alla perdizione. Per capire bene i “falsi profeti” a cui alludeva Gesù occorre capire bene le due strade, e le due strade sono collegate alla “regola d’oro”. “Bisognerebbe fare agli altri ciò che si vorrebbe venisse fatto a noi. Tale principio riassume gli insegnamenti essenziali della legge e dei profeti. Ma questo esempio non può essere applicato appieno da una persona normale. Solo una persona giusta è in grado di seguire questa regola e, in questo modo dimostrare il cambiamento che è avvenuto nella sua vita. Chi riesce a vivere questo tipo di vita ovviamente possiede la giustizia che Gesù esige”[2] cioè una giustizia “che supera quella degli scribi e dei farisei” (5:20). Il concetto di giustizia e di salvezza è molto difficile e profondo da capire con la mente, ma facile da applicare se uno si abbandona a Cristo. L’apostolo Paolo dedicherà quasi tutta la sua vita a dimostrarlo. Non è “giusto” quello che segue la legge, perché la legge non può salvare. L’uomo diviene “giusto” quando i suoi peccati son perdonati, ovvero è “giustificato” da Dio per la fede in Cristo Gesù. Gli scribi e i farisei, cioè i sacerdoti del tempo, insegnavano un modello di perfezione e giustizia nell’osservanza meticolosa della legge esteriore; questa è quella che Gesù chiama “strada larga e spaziosa”. Gesù insegna una giustizia diversa, una specie di rinnovamento del cuore, e questa è la strada stretta e difficile. Egli stesso era consapevole già allora che sarebbero stati pochissimi quelli in grado di seguirla (7:14).

 

Il passo dei “falsi profeti”:

Matt 7:15 «Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. 16 Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 17 Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi. 18 Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo far frutti buoni. 19 Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco. 20 Li riconoscerete dunque dai loro frutti.

 

Dopo l’esame del contesto ci è più facile ora riconoscere chi sono questi “falsi profeti” a cui alludeva il Signore: sono gli scribi e i farisei che insegnavano una falsità in nome dell’Eterno; vale a dire che sarebbero entrati nel regno di Dio solo se avessero osservato precisamente e formalmente la legge esteriore. Questo insegnamento era falso perché non potendo salvare, la legge avrebbe portato solo la distruzione delle anime. Per entrare nel Regno occorreva una nuova nascita in Spirito e Verità, come dirà poi a Nicodemo.

 

CONSIDERAZIONI E VALIDITA’ OGGI: Nello stesso sermone sul monte Gesù ha chiaramente detto che non è venuto a sostituire a cambiare ad annullare il Vecchio Patto, ma lo è venuto a completare: «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. (Matt 5:17). Questo significa che dobbiamo trovare negli insegnamenti di Gesù il proseguo di un progetto iniziato prima ancora della Bibbia. Se non ci riesce di vederlo è perché non ci siamo affidati sufficientemente allo Spirito santo o non Lo abbiamo conosciuto come conviene; infatti lo Spirito di Dio ci edifica proprio da questo raccordo tra Vecchio e Nuovo Testamento in vista dei nuovi tempi messianici, quando Gesù tornerà.

 

Dal confronto e dallo studio dei “falsi profeti” così come vengono poi ampliati nel resto del Nuovo Testamento (Atti, Lettere, Apocalisse) possiamo dire che era stato già tracciato il loro “identikit”, cioè un disegno abbastanza preciso dei falsi profeti che anche oggi invadono le piazze.

Senza scendere troppo nel particolare per non appesantire possiamo dire che i legalisti ci sono sempre. Anche tra i non credenti. E’ una questione di mentalità gretta e chiusa ad ogni spinta dello Spirito di Vita di Dio.

A questi si sono aggiunti i “falsi profeti” che parlano regolarmente di dio (minuscolo) come se fosse Dio (maiuscolo). Questi fanno leva sul nostro intelletto, isolandolo, idealizzandolo, privandolo di umiltà, e fanno in modo di formare una calotta di cemento armato sui cuori. Queste persone così “cementate” di sapienza/inconsistenza umana, non potendo nutrire la loro anima col cibo di Dio (perché scivola sulle loro menti e sui loro pensieri) soffocano lo Spirito Santo. Senza lo Spirito Santo, pur volendo, non possono più capire ciò che leggono nella Bibbia.

Più che mai dunque occorre una regolare comunione tra lo spirito nostro e quello di Dio con profonda umiltà; perché solo in questo modo possiamo riconoscere i “falsi profeti”; cioè quelli che portano sempre un “grandioso” dio minuscolo, senza vita.

 

(continua)
 

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[1] Vorrei domandare a tutti quelli che vanno a leggere la Bibbia se sono davvero consapevoli di quello che hanno davanti.  Penso che nessuno di noi (me compreso) si renda perfettamente conto della grandezza in sapienza, potenza e perfezione che c’è dietro la Parola di Dio nella Bibbia. Sforziamoci allora di accedervi in punta di piedi,  nel silenzio del nostro “io” e con grande rispetto.

[2] Dal commentario “Investigare le Scritture”

 

 

 

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