Realtà di vita o semplice conoscenza intellettuale?

(Riflessione inviataci da Claudia Guiati - sito www.donnecristianenelweb.it   14-12-10)

 

«Insegnami, o SIGNORE, la via dei tuoi statuti e io la seguirò sino alla fine.

Dammi intelligenza e osserverò la tua legge; la praticherò con tutto il cuore.

Guidami per il sentiero dei tuoi comandamenti, poiché in esso trovo la mia gioia.

Inclina il mio cuore alle tue testimonianze e non alla cupidigia.

Distogli gli occhi miei dal contemplare la vanità

e fammi vivere nelle tue vie.»

Salmo 119:33-37

 

 

La Bibbia non è un libro qualunque; non è un libro storico, nemmeno un libro poetico e neppure un trattato di teologia. Forse è un po’ tutte queste cose messe insieme, ma è qualcosa di molto più importante e profondo. Ciò che fa la differenza tra la Bibbia e tutti gli altri libri, è che essa è stata direttamente ispirata da Dio: è Parola di Dio, nel senso che in essa Dio si rivela all'uomo, gli fa conoscere i Suoi pensieri.

 

Perciò nella misura in cui l'uomo conosce il contenuto della Bibbia, dovrebbe conoscere Dio… ma non è proprio così. Perché se così fosse, quelli che conoscono la Bibbia a memoria, dovrebbero conoscere i pensieri di Dio in un modo molto profondo … non ti pare?

Se la Bibbia fosse un libro qualsiasi, per l’uomo sarebbe facile capire il Suo ispiratore; ma essa è una Parola vivente, cioè prende vita nella misura in cui viene vissuta.

La conoscenza del contenuto biblico può essere sterile per l’uomo, cioè può anche condurre ad una fede non vera. Se la conoscenza rimane ad un livello intellettuale e non scende nel cuore, nella sede dei sentimenti, della coscienza, della volontà … conoscere il contenuto della Bibbia serve a ben poco!!!

 

Vi sono persone che conoscono il testo biblico a memoria, lo studiano tutto il giorno: passano la loro esistenza a stilare statistiche sulla Scrittura, contando capitoli, versetti, parole, addirittura fanno percentuali sul numero delle lettere dell'alfabeto, ecc…

Sono studi interessanti (forse), ma in che misura creano un uomo “nuovo”? Detto in altri termini: questi studi cambiano la vita di queste persone, modificano le loro scelte, il loro modo di pensare?

Nota ciò che dice il salmista:

«Dammi intelligenza e osserverò la tua legge; la praticherò con tutto il cuore.»

Il salmista chiede “intelligenza” per capire la Parola di Dio e poi s’impegna a “praticarla con tutto il cuore”. Qui sta la differenza! L’uomo riceve da Dio l’intelligenza per comprendere i Suoi pensieri e poi agisce, modificando la propria vita alla luce della saggezza divina.

«Inclina il mio cuore alle tue testimonianze e non alla cupidigia.»

Il salmista chiede a Dio di aiutarlo a considerare la Scrittura come guida per la sua vita, usando il termine “inclina”, cioè “piega, adatta, predisponi, abbassa”.  Il cuore umano deve essere piegato, adattato al pensiero di Dio; non è facile per la nostra natura peccaminosa, comprendere le vie di Dio, i Suoi pensieri alti, giusti e santi. Il cuore umano è più interessato ai beni terreni, e preferisce fondare la propria esistenza su essi; perciò la “cupidigia” lo conduce al possesso di questi beni, perché pensa di trovare in essi la propria sicurezza.

 

Ma il cuore del figlio di Dio, inclinato all’ascolto della Parola, ha imparato che la realtà più importante non è quella che si vede, ma quella a cui è destinato, cioè la realtà eterna.

«Distogli gli occhi miei dal contemplare la vanità e fammi vivere nelle tue vie.»

Gli occhi dell’uomo sono concentrati sulla “vanità”, e il cuore ne è impadronito, soggiogato, tenuto schiavo. La contemplazione della realtà apparente è la schiavitù a cui ci ha condannato il diavolo, fin da quando ha attirato l’attenzione di Eva sul frutto proibito del giardino; quella contemplazione del frutto buono, della vanità della vita apparente, ha prodotto il peccato: “La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza.” (Genesi 3:6)

Le cose che ci circondano e a cui normalmente diamo molta importanza non sono altro che vanità.

Le vie di Dio sono quelle che contano e che ci danno la felicità sulla terra; per questa ragione il salmista invoca l’intervento divino con queste parole: “Fammi vivere nelle tue vie.”

Meditando sulle parole del salmista, ho riflettuto sul percorso della mia vita e mi sono resa conto che le vie di Dio erano molto lontane dalle mie prospettive umane, dai miei progetti e dalla direzione che pensavo di prendere quand’ero giovane.

Spesso ho ragionato, sono entrata in conflitto con ciò che comprendevo della Parola di Dio, perché avevo un’altra opinione, altri sentimenti … ma sapevo nel profondo che Dio mi chiamava a “inclinare il mio cuore”. Ciò che pensavo potesse produrre gioia e serenità, alla fine mi lasciava solo amarezza e dispiacere, anche se si trattava di cose in apparenza buone, proprio come quell’albero dell’Eden, così “bello da vedere e desiderabile per acquistare conoscenza”.

Le vie di Dio sono invece dei percorsi in salita, non sono desiderabili, perché devono essere percorse con fatica, talvolta con dolore… ma è il risultato finale, quello che conta!

Il salmista aggiunge: “Guidami per il sentiero dei tuoi comandamenti, poiché in esso trovo la mia gioia.” Quando si percorre il sentiero dei comandamenti divini, non si rimane con l’amaro in bocca, ma si trova la vera gioia.

Perciò, abbandoniamo la conoscenza intellettuale della Bibbia, inclinando il nostro cuore, piegandolo e adattandolo alla volontà di Dio.

Che alla fine di questo giorno, di questa settimana, di questo mese e di questo anno che sta per finire, ognuno di noi abbia fatto un passo di più sul sentiero dei comandamenti divini e sulle vie di Dio!

“Insegnami, o SIGNORE, la via dei tuoi statuti e io la seguirò sino alla fine.”

 

 

 

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