"ECCOMI, MANDA ME!"

Maturità dell’uomo: Da “io” a “noi” – 3

 di Renzo Ronca – 8-11-10-agg 29-8-19

 

 

(segue)

Dicevamo dunque che la maturità inizia quando l’uomo comincia a ragionare al plurale. E’ in questa consapevolezza di essere parte di una “famiglia” ampia, che l’uomo si avvia ad assomigliare di più a Dio. Quando ci si sente parte di una famiglia, di un grande “corpo”, ciò che capita all’altro è sentito come proprio. Si ride con chi ride e si piange con chi piange; il tutto per un senso di comunione di appartenenza allo stesso corpo:

“Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l'uno dell'altro”. (Romani 12:4-5)

Allora se come popolo di Dio siamo tutti uno stesso corpo, non possiamo restare insensibili quando altre parti del corpo hanno bisogno.

Quando Dio ci chiama e si rivela al nostro cuore non lo fa solo per noi, ma lo fa perché ama l’uomo nella sua triste condizione di separato da Lui e vuole portarlo alla vita eterna. Egli chiama, purifica e “responsabilizza” per così dire, il profeta e poi lo invia a guidare, correggere, esortare, consolare il Suo popolo.

Poi udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». Io risposi: «Eccomi, manda me!». (Isaia 6:8)

(Notate “Chi manderò..” singolare e “..chi andrà per noi” plurale).

L’uomo purificato, santificato, nato di nuovo nella coscienza, non può restare a guardare i suoi simili prigionieri del peccato. Li amerà come Dio li ama e si offrirà di portare la Sua Parola in accordo con la volontà del Signore.

Una volta l’Eterno agiva così, suscitando dei profeti saltuariamente e raramente. Oggi per la grazia di Gesù Cristo, lo Spirito è dato a tutti quelli che lo chiedono e che credono.

Dovremmo prendere esempio da Isaia che fu subito pronto: «Eccomi, manda me!» Appena uno è riempito dello Spirito avverte la necessità di servire. Servire l’Eterno servendo il prossimo, a cominciare dalla propria famiglia. Servire è diverso da “mettersi in evidenza”. Chi è zelante per esibizione personale è ancora carnale.

“Manda me!” è legato a “chi manderò?”. Io non so come era lo scenario realmente, ma immagino che Dio abbia parlato ad Isaia, non ad una folla di aspiranti profeti. Quel “chi manderò” dunque non era una perplessità, una incertezza di Dio che non sapeva chi mandare, ma era una apparente domanda, un coinvolgimento di Isaia appena purificato, come per gratificarlo dandogli l’opportunità di offrire se stesso.

E’ in questa ottica che anche oggi lo Spirito Santo ci coinvolge. Dopo averci chiamato, convertito e purificato, ci mostra il peccato nel mondo non per metterci paura, ma per inserirci nel Suo piano di salvezza e darci l’opportunità di servirLo. Se siamo "nati di nuovo" in Cristo Gesù, come possiamo restare a vedere il popolo di Dio che corre appresso al peccato?

Il Signore è alle porte, sta per tornare. C’è bisogno di tutti voi cari fratelli e sorelle perché i tempi non sono buoni e Satana sta distruggendo molte anime. Il Signore vuole servirsi di tutti noi. Teniamoci pronti a servire, ma facciamolo quando è il momento, non troppo presto non troppo tardi, perché siamo un popolo ordinato come un esercito, non casuale e disordinato come una mandria. Facciamolo quando lo Spirito, dopo averci preparato, ci dirà direttamente ”chi manderò?”. Allora anche noi risponderemo: “eccomi, sono qui, manda me, perché anch’io faccio parte di loro!”

 (continua)

 

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