Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

L'Uno "plurale"

Maturità dell’uomo: Da “io” a “noi” – 2

 di Renzo Ronca – 3-11-10

 

 

 

 

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(segue)

Compito dell’uomo è riconoscere Dio e tramandare, con il rispetto delle libere scelte di ognuno, questa consapevolezza di vita a chi è prigioniero della morte, non conoscendo Dio). Primi fra tutti sono quelli della propria famiglia, soprattutto la moglie o il marito ed i figli.

Per fare questo l’uomo deve essere maturo, deve aver capito il “noi” nel giusto modo; deve essere uscito dall’”io” adolescenziale di questo sistema occidentale in cui siamo inseriti.

L’uomo e la donna sono stati creati per una donazione e per una accoglienza in vista di un ritorno. Donazione di sé a costo della propria vita come fece Gesù per la Sua Chiesa ed accoglienza dell’altro, con rispetto, in attesa della riunificazione in Dio, dopo il ritorno di Gesù.

 

Efesini 5:25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, 27 per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. 28 Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. 29 Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. 33 Ma d'altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.

 

Donazione ed accoglienza, prima divise nelle persone di uomo e donna, possono poi, dopo la loro unione, diventare parte di un carattere unico[1].

 Dunque l’essere umano per conoscere il “noi” non è bene che sia solo e che viva come se fosse solo.[2]

L’uomo è un essere sociale ed è nato per vivere in gruppo. La parte primaria del gruppo è la famiglia[3]

 

che deriva dall’unione dell’uomo e della donna. Questa unione rafforza l’individuo che da “uno” diviene non due unità separate che vivono insieme, ma una sola unità “composta”.

 

Questo “noi” di una famiglia matura ci accosta a Dio molto più di quanto possiamo immaginare; essendo Lui stesso “Uno” ma composto di Tre Persone.

Per spiegare questo concetto di “unità composta” faremo riferimento a quanto scrive il caro fratello Roberto Sargentini nel suo libro: “Israele la sposa del Messia”:

 

“C’è un altro brano che toglie  ogni dubbio circa la pluralità di Dio. Si tratta della dichiarazione di fede del popolo ebraico: lo shemà. La parola ebraica shemà, vuol dire “ascolta” e il brano, contenuto in Deuteronomio 6:4, recita come segue: "Shemà Israèl, Adonài Eloènu, Adonài ehàd" cioè: "Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno" Il termine ebraico ehàd, tradotto in Italiano con "uno", o "unico", come fanno alcune versioni, si ritrova nel libro della Genesi nell'episodio in cui Adamo ed Eva sono uniti in matrimonio:

"Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e saranno una sola persona". (Gn.2:24)

Il vocabolo tradotto con "una sola persona" è ehàd, esattamente lo stesso termine usato nello shemà per indicare che Dio è uno. Adamo ed Eva, sebbene unendosi siano diventati uno, sono rimasti comunque due persone distinte. Ehàd è un termine che a differenza del vocabolo iahid, non indica un uno assoluto, monolitico, ma composito. Una penna formata da un cappuccio, da un corpo, da una cartuccia d'inchiostro e da un pennino, quando è assemblata è ehàd, cioè un tutt'uno composto di più parti. In pratica lo shemà afferma che Adonài è Dio, e che è un'unità formata da una pluralità di persone, come lo sono una coppia di sposi o una famiglia.”

 

In pratica penso che vi sia una continuità nella creazione di Dio, come un tendere delle parti ad essere unite dopo essere state disunite.

L’uomo e la donna pur essendo due persone, trovano il senso della loro diversità proprio nell’unione. Nell’unione in un certo senso si annullano fondendosi e poi rivivono anche come persone, ma pensandosi come un insieme, come coppia e non più come individui. L'unione e lo sviluppo della famiglia sono l'espressione e la continuità di Dio stesso, creati "a Sua immagine".

E’ dall’unione che nasce la vita. E’ nella ri-unione con Dio che saremo nella vita eterna.

Dio, il Figlio e lo Spirito Santo compongono l’Unità perfetta che crea, manda ad effetto e ricompone per sempre.

Il creato stesso, pure se suddiviso in miliardi di corpi celesti, davanti a Dio ha valore di un insieme perfetto che in Lui trova armonia e riferimento costante.

(continua)

 

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[1]

Pensiamo anche all’unità sessuale: nell’uomo è la donazione del seme: una vita trasmessa e collegata in qualche modo alla morte di sé; nella donna è insito l’atto dell’accoglienza del seme della vita e del proseguimento del concepimento fino a che venga alla luce una nuova creatura, che ha in sé gli stessi geni dei genitori. Come si trasmettono i geni fisici umani, penso che abbiamo ricevuto e trasmettiamo anche qualcosa di Dio: un suo seme, il Cristo, che è morto e risorto perché in noi possa esistere ancora la vita e rinascere  assieme a Lui. Questo ritorno al Padre è anche la maturità dell’uomo che da un individuo separato diventa individuo unito al Divino.

[2]

Genesi 2:18 - Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui».

[3]

“la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” (articolo 29, comma I della Costituzione Italiana) - Viene tutelata la famiglia come cellula creatrice della vita sociale (Aldo Moro)

 

 

 

 

 

 

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