Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

E’ “MORTO” DIO O SONO “MORTI” GLI UOMINI E LE CHIESE?

Filosofi, sociologi e vari studiosi  dicono: “Dio è morto”, ma non è vero. Spesso sono tanti uomini che vivono come fossero morti, confondendo magari il “Dio-vivo” con le strutture religiose (morte) attorno a Lui

 

Riflessione di Renzo Ronca – 22-10-10

 

“Perché cercate il vivente tra i morti?” (Luca 24:5)

 

 

Abbiamo già esaminato diverse ideologie e visto molte tecniche che tendono, più o meno volontariamente, a distruggere l’uomo; a volte queste sono molto nascoste e sofisticate, ad esempio con l’uso dei media, ma se vai a scavare tutto si riconduce sempre ad una base: Quelli che sono con Dio e quelli che sono senza Dio.

I primi (i credenti) trasmettono consolazione e creatività, i secondi (quelli senza Dio) trasmettono tristezza e morte che chiamano “realismo”.

Queste ideologie sono portate avanti dalle persone più intelligenti, colte, famose, molto preparate nei loro campi filosofici, psicologici, scientifici, ma sono anche stranamente le più “grezze”. Infatti anche se queste persone usano parole forbite e a volte molto difficili da capire per noi persone comuni, all’origine partono tutte dalla stessa presa di posizione: l’esistenza di Dio, per loro, è solo una puerile necessità dell’uomo. Sono troppo intelligenti per credere alle favole. Per loro la parola “dio” non rappresenta un Essere vivo e vero con cui poter relazionarsi, come per noi credenti, ma è un “dio-concetto”; oppure è tutto ciò che gli uomini hanno costruito usando il nome di Dio, come le strutture ecclesiastiche che ci hanno dato la schiavitù spirituale e morale.

Da questo punto di vista (criticando le istituzioni che parlano in nome di Dio) le ideologie elaborate dalle persone non credenti hanno ragione. Le varie chiese in linea di massima hanno fallito, sono davvero “l’oppio dei popoli”, si sono messe al posto di Dio, hanno fatto un idolo di se stesse e, con i loro dogmi le loro leggi e il loro ascendente bastato sul senso di colpa, hanno soffocato la libertà degli individui, creando una massa di persone cieche, vittime né più né meno come quelle condizionate dalla realtà virtuale di internet.

Il punto però è che Dio non è un concetto, non è una struttura, e nemmeno un impedimento al libero pensiero, ma è una Persona, un Essere vero che è e riesce a trasmettere “Libertà creante”.

Confondere Dio con la chiesa è un errore comune a tantissime persone, anche di grande levatura culturale e sociale. Testi famosi che hanno fatto la storia, purtroppo, hanno identificato l’una (chiesa-struttura organizzativa sociale e politica dell’uomo) con l’altro (Dio-Persona). Puoi fare tutti i ragionamenti logici che vuoi, ma se la partenza è falsata, come in questo caso, allora tutte le conclusioni saranno pure falsate.

Le chiese legaliste molto organizzate possono essere un intoppo per la crescita del libero pensiero dell’uomo, è vero. Come tali anch’io le vedo in senso negativo. Il concetto di “Chiesa” a cui si riferisce il Cristo è molto diverso da quello della maggior parte delle chiese attuali, che si intromettono in politica, che usano parole simili a quelle de Cristo ma predicano solo se stesse e non l’Eterno, Il Quale ci ha creati per conoscerLo e prepararci all’eternità. Le chiese come organizzazione politica, psicologica, spirituale, con i loro interessi finanziari, le confessioni auricolari, non sono altro che l’esercizio di un potere, di un controllo in ogni momento della tua vita e quella dei tuoi figli. Peggio di “Grande fratello”. Tuttavia confondere Dio Persona con le cose degli uomini che parlano di Dio, è un errore grave per delle persone che si sentono evolute e mature e dovrebbero insegnarci l’etica del comportamento. Dovrebbero distinguere tra la massa piatta, qualunquista, che frequenta le chiese per tradizione, da quel rimanente che, frequentando o non frequentando le chiese, vive una sua intima fede, basata sul rapporto rispettoso e diretto col Signore, e non sulla staticità dell’osservanza delle regole.

L’alternativa a questo seguire senza pensare non è prendersela con Dio, usando magari slogan tipo “Dio è morto”, ma spiegare bene cosa si intende con questo concetto di “morte di Dio”, perché in fondo si sta parlando non di Lui ma della morte degli uomini che non credono più in niente.

Sono gli uomini che muoiono per il deserto di cui si vestono. I valori esistono sempre, basta riscoprirli. Ma se gli uomini voltano le spalle a Dio come faranno a discernere il bene dal male? Guardate in che babilonia stiamo vivendo. Questa non è la fine di una illusione, è solo la fine.

Dio, per chi ha avuto la grazia di conoscerLo, è un Essere vivo e vero, che dice delle cose e sa servirsi di molti modi per dirle. Per chi Lo vuole ascoltare parla ai cuori e li sostiene dando loro la speranza del vivere.

Chi non vuole ascoltarLo è liberissimo di farlo. E’ libero di dire e fare quello che vuole. Una cosa però non dovrebbe fare: dire in modo assoluto: “Dio non esiste”; può dire più correttamente “Per me Dio non esiste”.

Che nel mondo la stragrande maggioranza delle persone sia fondamentalmente atea o semplicemente “devota"[1]

è vero, ma il Dio della Bibbia, rivelatosi poi in Cristo Gesù, non è mai stato il Signore delle maggioranze, anzi è esattamente l’opposto: il nostro è il Dio delle minoranze, dell’incontro, della rinascita, del rapporto personale, non del sentito dire.

Anche l’idea che il credente si metta un paraocchi e viva senza pensare è una idea tipica di chi non conosce Dio e si è basato nel suo giudizio nell’osservazione di certi fedeli di certe dottrine di chiese. Per quanto sembri strano il Dio di Abramo rivelatosi in Cristo, è il Dio delle incertezze, non dell’acquisito. La fede vera per noi cristiani è un credere all’amore dichiarato di una Persona. Ora l’amore è sempre un po’ temerario e poco razionale; c’è sempre un salto nel buio da fare: quando ti innamori di qualcuno che ne sai come sarà domani? O gli dai fiducia o non gliela dai. Se uno è davvero innamorato dà credito alle parole dell’amato e ricambia volentieri l’amore che riceve. Uno scienziato che si affacciasse in una qualsiasi storia d’amore cosa potrebbe capire di un sentimento che magari non ha mai provato? Seppure in trattati ordinatissimi e complicatissimi, finirà per trasmettere le sue paure, la sua amarezza nella vita, magari criticando quella felicità che gli pare impossibile, forse solo perché non è razionale e non la può comprendere.

Nell’amore vero non si giace mai nella sicurezza dell’altro, l’amore è una trasformazione continua giorno per giorno, minuto per minuto. L’amore va inseguito non gestito. Se l’amore trasforma te, trasforma anche la persona che ami; il rapporto che ne scaturisce è un movimento non una staticità. Un movimento di sentimenti, pensieri, scelte, scoperte, progetti…  E’ un “divenire continuo” in cui bisogna coraggiosamente mettersi in discussione. Se uno si sa davvero mettere in discussione, non teme di perdere la faccia o di annullarsi per amore, sa che in questa trasformazione, in questo affascinante vortice amoroso con l’altro, si ritroverà poi cambiato, cresciuto.

Il ricercatore spirituale è con Dio che può esplorare mondi e universi perché Lui è da lì che proviene. “Perdersi in Dio” significa in realtà unirsi all’eternità. Non è una ristrettezza, ma una apertura all’incommensurabile; è la mente che si apre alla creatività alla sperimentazione del “sempre”. “Sperimentare” è molto più di “tentare di capire”.

Chi considera Dio come necessità dell’uomo dice una cosa vera ed una cosa falsa:

E’ vero che lo spirito piccolo nostro ha bisogno dello Spirito di Dio per espandersi, come l’amore ha bisogno dell’oggetto amato per potersi dare. E che c’è di male in questo? Non si rifiuta l’amore solo perché non si riesce a capire cos’è. Ci sono persone che non essendo mai state innamorate, o essendo state deluse, dicono: “l’amore non esiste”; possiamo capire la loro amarezza, ma vorrei dire loro che non è così per tutti. Se non hai conosciuto l’amore non dire: “non esiste”, se sei una persona onesta puoi dire: “io non l’ho conosciuto”. Stessa cosa con Dio: non dire: : “non esiste”; puoi dire semplicemente “io non l’ho non conosciuto”.

E’ falso invece che l’uomo abbia inventato il Dio di Abramo, perché per poterlo fare avrebbe dovuto essere più di Lui. Può essere vero invece che l’uomo si sia inventato un dio personale, fatto di leggi, di condanne e di premi, e che questo “dio” abbia sede nella chiesa Tal dei tali e si serva addirittura della Bibbia; ma cosa c’entra questa aberrazione con il Dio di cui parliamo noi? Noi, lo ripeto ancora, crediamo in un Dio che è un Essere vivo, con cui si può entrare il relazione; che è al di sopra della Legge[2]

con cui le chiese lo identificano; ed essendo l’ispiratore della Bibbia è anche l’unico Spirito che la sa esporre, interpretare, spiegare. Il resto è solo ambiguità e mi sorprende che persone tanto evolute e razionali non sappiamo cogliere questa differenza.

Dicono: “Dio è morto”, ma non è vero; spesso sono tanti uomini che vivono come fossero morti, confondendo il “Dio-vivo” con le strutture (morte) attorno a Lui. Se la maggior parte degli uomini è così “morta”, nulla toglie all’esistenza di Dio per un rimanente sano.

Tornare a Dio non è difficile, perché non ha mai smesso di amarci, ma dipende solo da noi.

Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza (Deuteronomio 30:19)

 

 

 

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[1]

Devozione ha anche significati positivi come una offerta composta  di sé ad un culto o a una forma di fede; ma intendo qui per “devozione” un particolare senso di dovere/fiducia verso una regola o un argomento di fede (santi, madonne, ecc) che viene accettato/voluto volentieri dal credente; qualche volta anche con un “voto” personale. Talvolta una devozione esasperata può portare a forme di fanatismo o fondamentalismo, rifiutando ogni confronto.

 

[2]

Marco 2:27-28  “Poi disse loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato; perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato»”.

 

 

 

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