Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

La comunione con Dio è dolorosa?

CAMBIARE LA NOSTRA NATURA TERRENA  ATTRAVERSO L'UNIONE CON DIO - 2

di Renzo Ronca - 16-10-10

 

 

 

[I primi tentativi di trasfusione - imm da amber-ambre-inclusions]

 

 

 

(segue)

Nel disegno dell’innesto, che abbiamo presentato la volta scorsa, parte della corteccia dei due rami è tagliata, incisa con una lama tagliente, asportata; in questo modo le due parti hanno potuto scambiare la linfa vitale. Se una pianta venisse privata della sua  scorza senza coprirla in qualche modo, morirebbe, perché la linfa senza più la protezione della corteccia, evaporerebbe e il ramo si essiccherebbe. Paradossalmente la pianta continua a vivere proprio unendo le due parti tagliate, “ferite”; in questo modo infatti, la pianta-madre, ben radicata, porta “sostegno”, linfa e vita al ramoscello senza radice appena innestato, che altrimenti morirebbe in breve tempo.

Se si trattasse di due persone, l’incisione e la linfa potrebbero essere paragonati ad un taglio da cui fuoriesce il sangue. Pensiamo allora ad una trasfusione tra un malato che rischia di morire ed un donatore sano. Oggi le tecniche sono molto avanzate, ma una volta malato e donatore erano distesi uno vicino all’altro: dal donatore usciva il sangue sano che con un tubicino entrava nel corpo di quello che ne aveva bisogno.

In un certo senso occorrono due piccole incisioni sulla pelle, sia del donatore che del malato; e c’è fuoruscita di sangue soprattutto da parte del donatore. I tagli indicano anche dolore.

Ora noi sappiamo che Gesù (la “Pianta-madre”) ha versato il suo sangue per noi sulla croce. Lo ha dato tutto. Fino a morire con atroci sofferenze. Con la resurrezione poi, il Signore ha vinto la morte; ed ha vinto il peccato che è la causa della morte. Egli ha potuto fare, di questa offerta di Sé, anche la nostra vittoria sulla morte sul peccato, perché Gesù stesso può vivere spiritualmente in noi. Questa è la nostra “trasfusione vitale” che si ripete misteriosamente e meravigliosamente tra il Signore e noi.

 

Adesso torniamo alla domanda iniziale: -La comunione con Dio è dolorosa?- Sarebbe come dire: -L’amore è anche dolore?-

 

In un primo momento verrebbe da rispondere: -No, L’amore è bello desiderabile, piacevole, non ha nulla a che vedere col dolore!- Tuttavia alla luce di quanto abbiamo detto, considerando l’Amore come donazione di se stessi verso la persona amata, ci rendiamo conto che nell’atto di amare è inserita una complessità di sentimenti e di azioni. Quando si ama davvero non è escluso il dolore, anzi, io credo che il dolore sia parte integrante dell’amore.  Un dolore molto particolare, provato volontariamente per il bene di chi si ama, e dunque come tale non devastante, non amaro, ma puro e persino desiderabile.

 

Pensiamo al dolore della donna quando partorisce: in breve tempo prova grande dolore e incommensurabile gioia quando abbraccia suo figlio.

 

Pensiamo all’atto dell’unione anche fisica tra due sposi. Anche lì è presente un dolore-amore della donna quando la prima volta si offre al marito. Il completamento dell’unione d’amore è un perfetto insieme di donazione di sé e di accoglienza dell’altro, in un vetta elevatissima, dove morte e paradiso si toccano e non è definibile a parole.

Chi ama veramente diventa parte dell’amato; chi ama si dona completamente, anima e corpo, alla persona amata.

 

L’unione spirituale con Dio passa attraverso il sacrificio di Cristo. Egli si è offerto spezzando il Suo corpo per noi, come si spezza il pane nella Santa cena. Egli non smette di donarsi perché opera sempre ed anche il Padre opera

 

Anche noi se vogliamo consacrarci davvero, dobbiamo imparare questo “amore dedizione” senza trattenere nulla per noi stessi.

Amare, prendersi cura.

(continua)

 

 

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