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(Raccontini flash - Renzo Ronca 13-5-09)
Alberto si affacciava alla finestra della mansarda dove abitava da solo e guardava fuori ma vedeva solo i pensieri che aveva dentro. Non riusciva a stare fermo; andava verso la cucina per bere dell’acqua ma poi non aveva sete e tornava nel salone; accendeva la TV e la spegneva subito. Anche il cellulare era spento; l’aveva chiuso subito dopo la telefonata. Forse doveva uscire, vedere di nuovo Nannina e parlarle con calma per cercare di farla ragionare…. Ma quante volte ci aveva provato… forse sarebbe stato inutile, ma doveva parlarle ancora.. voleva e doveva lasciarla. Ma come fare? Non funzionava più il loro rapporto, non era la persona giusta… ma lei non accettava di mettersi da parte: “Te lo dico in modo chiaro Alberto, ascoltami bene: se mi lasci io mi ammazzo! MI AMMAZZO! Hai capito bene? Lo faccio! E la colpa sarà tua! Pensaci bene a quello che fai!” Così gli aveva detto, piangendo e sbattendo il telefono. Lui era rimasto sconvolto; conosceva l’impulsività di Nannina e si sentiva terribilmente in colpa. Non provava amore per lei, solo una grande pena. Pochi mesi erano stati insieme; non era andata bene; basta, succede continuamente, perché arrivare a questo? Non le aveva mai promesso nulla, dove aveva sbagliato? Sarebbe davvero stata capace di commettere quella sciocchezza? Una volta gli fece vedere delle pillole che prendeva, per dormire diceva… perché non riusciva mai a prendere sonno… se la immaginava con orrore mentre prendeva le pillole si lasciava andare.. magari con un biglietto contro di lui… Si ricordò di quella volta anni prima quando andò all’ospedale a trovare una collega che si era tagliata le vene con le forbici… per chissà quale uomo… sembrava una ragazza così allegra e dolce! Chi se lo sarebbe mai aspettato da lei! Se la ricordava seduta sul lettino, con i polsi fasciati ma padrona di sé, sempre con un carattere gentile e disponibile; gli chiese se aveva fatto un buon viaggio perché la strada era sempre tanto trafficata… capirai per soli trenta chilometri! Lui era andato a trovarla perché lei aveva quasi perso la vita e lei si preoccupava di lui! Un’amica delicata, dolce ed incredibile! Chissà chi era quell’idiota che l’aveva fatta ridurre così! E pensare che all’inizio le sarebbe anche piaciuta, ma era fidanzata e non si era mai fatto avanti.
Poi Nannina… un inizio travolgente all’impronta della libertà e dell’allegria. Ma lei cambiò presto.. un attaccamento morboso. All’inizio era simpaticissima, poi era divenuta sempre più possessiva e gelosa; gli telefonava quattro, cinque volte al giorno e metteva sempre in dubbio quanto le diceva. No assolutamente! Non era la donna per lui. Ma adesso? Se si fosse davvero suicidata? Magari poteva stare insieme a lei per qualche settimana ancora… poi lasciarla un poco alla volta, in secondo tempo…. No, Nannina era una che ti soffocava ogni giorno di più sempre di più, che scandagliava persino i tuoi pensieri per tenerti legato e sotto controllo. Già ma se davvero si fosse suicidata? Come avrebbe vissuto lui con questa colpa?
Uscì a piedi verso il mare, poi ci ripensò e prese la macchina dirigendosi alla spiaggia libera; dopo forse sarebbe andato a casa di Nannina dopo un messaggio al cellulare; era sicuro che l’avrebbe trovata sveglia; quel cellulare in tasca gli pesava come un macigno. Ci doveva andare o no? Scese e si mise a camminare sulla sabbia. Era una bella nottata di fine estate, il mare era calmissimo e appena mormorava; nel cielo un’infinità di stelle; la luce dei lampioni stradali del lungomare formava dei cerchi di luce che arrivavano a dare colore alle leggere increspature dell’acqua. Alberto camminava curvo in avanti e sembrava che tutto il cielo gli pesasse sulle spalle. Se quella si uccideva per colpa sua… con che coraggio la stava lasciando? Stava commettendo un’atrocità?
Qua e là si intravedevano nella sabbia disegni di ragazzi… un cuore con le iniziali… un cuore.. avrebbe dovuto restare insieme a lei per amore. Ma se non c’era amore perché avrebbe dovuto? Amore.. chissà cos’era poi…. Mentre pensava, con la punta del piede cancellava il bordo del cuore di sabbia. Cos’è in fondo l’amore? Beh Nannina lo amava molto per esempio: si sarebbe uccisa per lui! Ed era capace di farlo, certamente. Amore… amore? Che è così l’amore? Un bene che non ti fa vivere più quando ti lasciano? O più un possesso dell’altro? Già. Assomiglia più ad un possesso. Il cuore di sabbia era tutto cancellato. Alberto riprese a camminare. Ma l’amore può essere un possesso? Reciproco forse… e la libertà? C’è possesso e libertà insieme? Più un concedersi che un possedersi forse… Certo la libertà è fondamentale. Una che ti dice “se mi lasci mi ammazzo” lo dice perché ti ama? O perché vuole possederti? Beh fatto sta che quella si ammazza. “Che faccio adesso?” si tormentava Alberto camminando piano piano guardando la sabbia umida della notte. “Sono in un punto difficile mio Dio, quale è la tua volontà? Già… tutti quando stano male vorrebbero sempre un Padre che gli dicesse fai così e fai cosà… E beh? Che ci sarebbe di strano se uno si rifugiasse in Dio come con un suo papà? A chi chiedo consiglio se non a lui?” Ogni tanto il giovane colpito dalla emozione di certi pensieri più forti di altri si fermava, scavava un poco con la punta della scarpa sulla sabbia, o disegnava una striscia, poi ripartiva… “Che faccio Signore? Faccio peccato se la lascio? E se si uccide? Chiederai conto a me della sua anima?” Che silenzio in quella nottata… appena appena il leggerissimo sciabordio delle onde… nemmeno un gatto randagio, un cane, una macchina… nessuno! Solo lui e i suoi pensieri. Tutto era sospeso sulla sua testa; sembrava che tutto il mondo aspettasse la sua decisione. “… molti sentono risposte da Dio, dicono che sentono voci… mah. Sarà vero poi? Ma che ne sanno poi in fondo gli altri? Qui a giudicare dalle tracce, dai resti di un fuoco, a tutti questi nomi scritti, deve esserci stata una bella comitiva oggi. Beati loro, così allegri e spensierati! Non hanno certo problemi. Ehi ma anch’io ero così fino a qualche mese fa! Cos’è che mi ha fatto cambiare? La responsabilità. Già. Responsabilità, deve essere così: io devo essere responsabile della vita di Nannina. Non posso lasciarla. Morirebbe per colpa mia… forse questa è la mia strada, restare con lei.. in fondo non è che ci sto poi tanto male con lei... o si invece? Perché non sono soddisfatto? Magari lei è davvero quella giusta ed io invece sono quello strano che non si accontenta… mio Dio che confusione. Aiutami tu, ti prego.” Il giovane stava cancellando dei segni sulla sabbia, c’erano anche nomi e parole… forse facevano un gioco tra giovani innamorati e si scrivevano frasi affettuose… “cos’è qui? ..nome.. tuo nome… chi mando.. non si capisce bene, sembra una frase intera, voglio leggere bene: chi mando nel mio nome.. raduna chi mando nel mio nome. Ah! Raduna chi ti mando nel mio nome. La missione! Il senso della vita: radunare chiunque il Signore ti manda e radunarlo nel suo nome! Si ecco!”
Alberto si era fermato e guardava il cielo verso il mare aperto. Era venuto per trovare una risposta e ne aveva trovata un’altra. Cercava una decisione e si era presentato il senso della vita sua in un attimo inaspettato. Era bloccato e non capiva più. O forse in lui qualcosa aveva già capito tutto mentre la mente non ancora l’aveva reso comprensibile alla coscienza. Avvertiva solo che aveva trovato qualcosa di importante. Di molto importante. Tornò indietro verso la macchina. Stranamente non aveva più ansia. Ma non gli sembrava di aver risolto niente, come faceva a non avere più la preoccupazione di prima? Che c’era di cambiato? Un paio di macchine illuminarono il lungomare transitando lentamente. Guidò verso casa. Non gli venne in mente di andare da nessuna altra parte né di accendere il cellulare. Si scopriva sorprendentemente calmo anche se molto stanco. Era tardissimo, le tre di notte; pensò di andare a dormire. Mentre chiudeva gli occhi disse serenamente: “Grazie”
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