Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile - 1 Corinzi 10:23-31

- di Renzo Ronca - 25-7-16

 

 

 

 

23 Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa edifica. 24 Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri. 25 Mangiate di tutto quello che si vende al mercato, senza fare inchieste per motivo di coscienza; 26 perché al Signore appartiene la terra e tutto quello che essa contiene. 27 Se qualcuno dei non credenti v'invita, e voi volete andarci, mangiate di tutto quello che vi è posto davanti, senza fare inchieste per motivo di coscienza. 28 Ma se qualcuno vi dice: «Questa è carne di sacrifici», non ne mangiate per riguardo a colui che vi ha avvertito e per riguardo alla coscienza; 29 alla coscienza, dico, non tua, ma di quell'altro; infatti, perché sarebbe giudicata la mia libertà dalla coscienza altrui? 30 Se io mangio di una cosa con rendimento di grazie, perché sarei biasimato per quello di cui io rendo grazie?

31 Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio.

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Gestire la libertà è la cosa più grande e più difficile che ci sia. L’uomo non ne è stato mai capace e ancora non lo è. Per capire bene il passo in questione occorre avere in mente una specie di scaletta o di considerazioni ordinate:

 

1) E’ vero, Dio può dare alle persone più mature ed evolute in materia di fede un’ampia libertà comportamentale. Davvero molto grande. Persino all’occorrenza di passare oltre l’aspetto esteriore letterale di certi “comandamenti” acquisiti nella tradizione [vedi il sabato con Davide (1 Sam 21:3-6) e con Gesù (Lc 6:1-5)].  Teoricamente nessuna cosa è impura in se stessa (“Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso”  -Romani 14:14a)

 

2) La gestione personale di qs libertà (cioè nel rapporto che intercorre solo tra la mia coscienza di credente e Dio) è data dalla risposta -che nella stessa mia coscienza viene elaborata- alla domanda: “questo mio atto, questa scelta, questo comportamento, può dispiacere a Dio?” Il Signore in preghiera, tramite le comunicazione dello Spirito Santo può chiarire questa risposta; e di solito il credente maturo si adegua a questa coscienza “illuminata”. Ecco allora il primo limite dei ns pensieri: se a Dio una certa cosa dispiacesse, per noi diventerebbe cosa da non fare. Ed ecco perché la nostra coscienza lo avvertirebbe, ed ecco perché la frase di prima completa diventa: “Io so e sono persuaso nel Signore Gesù che nulla è impuro in se stesso; però se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura.”  (Romani 14:14). Infatti i nostri pensieri-scelte vengono organizzati dalla nostra coscienza che ha in sé la consapevolezza della volontà di Dio. Consapevolezza che lo Spirito Santo trasmette al nostro spirito “nato di nuovo”, il quale spirito lo trasmette all’anima cioè appunto, nella simbologia scritturale paolina, al nostro pensare attivo alla nostra intelligenza decisionale. 

 

3) A questo “limite della nostra libertà” chiamiamolo così, che è mettere al primo posto la volontà di Dio, ne segue un altro, nelle persone più matura secondo la fede; cioè quelle più evolute, che “avrebbero” la libertà di tutto: questo secondo limite è dato dalla coscienza degli altri che possono essere meno evoluti, meno forti o meno informati. Come se mi chiedessi: “la mia libertà ormai assodata di fare questa cosa, cosa potrebbe produrre in qs persona che ho davanti?”

Nell’esempio in questione (vv.28-29) si immagina una persona matura ed evoluta, dunque molto “libera”, che si trova ad ospitare una persona meno evoluta o comunque più legata a certe tradizioni; per esempio mettiamo che qs persona non mangi mai carne di un certo tipo perché per lui è come una cosa idolatrica, anche se io so che ogni cibo mangiato con rendimento di grazie di per sé non è impuro (vv.30-31), devo pensare che la mia libertà di poterlo fare potrebbe causare un piccolo-grande scandalo nella sua coscienza. Per questo motivo, per evitare in lui problemi che al momento non saprebbe risolvere, preferisco autolimitarmi, evitando di mangiare quello che per lui è peccato, anche se per me non lo è.

 

4) Se Dio ci ha donato la libertà di scelta, facciamo allora una scelta d'amore scegliendo Lui. Come in un matrimonio quando scegliamo di amare una persona per tutta la vita restandole fedeli, scegliamo Dio e restiamo a Lui fedeli, cercando liberamente le cose che a Lui piacciono. Piacere al Signore significa curare il nostro prossimo, specialmente quelli più deboli o di cui siamo più responsabili.

 

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