Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

IL CONTADINO CAPARBIO E IL SENSO DELLA PROPRIETA'

di R.R. 14-7-13-h.9,30 -  (Livello 1 su 5)

 

Abitando in campagna faccio ogni giorno diverse volte una stradina bianca di circa un chilometro. In un campo c’era una fili di ulivi che sembravano abbandonati. Ultimamente il contadino di una certa età con la moglie è venuto a potarli e sistemarli. Ogni giorno passando vedevo l’ottimo lavoro che stava facendo: lui potava e la moglie zoppicando ammucchiava i rami. Poi hanno portato via tutti i rami tagliati e la fila di ulivi era bellissima. Pensavo avesse finito; la sorpresa invece nel vedere che col suo grosso trattore su cui aveva montato l’aratro, si era messo a fare un solco verticale allargando il suo confine direttamente sulla strada bianca, che risulta oggi più stretta. Un solco che dà fastidio a chi transita ma anche a lui quando dovrà raccogliere a terra le olive. Il suo campo non ha niente sopra, ha tolto l'uliveto e lasciato solo erba spontanea che evidentemente raccoglie come fieno; ha lasciato solo una fila di ulivi all’estremità, proprio sopra la strada. Ora già alcuni ulivi sono dove non dovrebbero essere, perché troppo sporgenti, adesso con questo solco è come se lui avesse detto “Mio! Da questo solco in poi è tutto mio! Voi camminate più stretti!”

Essendo io stesso di origine contadine posso anche capire il limite del suo cervello: diffidente e chiuso verso tutti, la strada per lui è un fastidio. Per lui la proprietà della terra è fondamentale guai a chi gliela tocca! Pensa alle sue piante di ulivo e dice: “Che me ne importa se dovete passare con le macchine? Siete voi che date fastidio a me, non io a voi”. Vagli a far capire che la strada è di tutti e che non si deve allargare in quel modo! Il senso della proprietà privata! E’ una guerra continua. Quando passeranno gli addetti del consorzio con le ruspe per gli aggiustamenti stagionali della strada copriranno di brecciolino il suo solco riportando la strada alla normalità e lui si caricherà ancora di odio per quei pochi centimetri e di nuovo col suo trattore farà un altro solco…

Pensavo al concetto di libertà. Ci sono volte dove noi uomini non la meritiamo. In questi casi occorre ritornare alla legge e forse sarà peggio per tutti.

Forse il contadino caparbio si ritroverebbe guardie comunali, precisi picchetti di confine, recinzioni, e magari perderebbe la metà di quelle belle piante.. chissà.

In fondo tutti noi ci allarghiamo troppo, come quel contadino, nella vita. Vogliamo avere, vogliamo possedere cose piccole che ci sembrano importantissime e non sono niente! Degli altri ci interessa poco, pensiamo solo a noi al nostro campicello. Sempre in lite con tutti e.. soli, sempre da soli, nemici di tutti.

 

Non capiamo che l’amore di Dio non è mai un possesso singolo, ma è una manifestazione pluralistica. Non c’è l’”io”, ma c’è il “noi” davanti a Dio.

Se insistiamo a voler possedere perderemo anche quel poco che abbiamo avuto, perché in fondo nulla ci appartiene nella morte. Nella vita invece il nostro possesso è solo Dio e noi siamo il Suo possesso.

Non ci perdiamo la grazia, gli spazi infiniti dell’Eterno, per qualche centimetro di grettezza.

 

 

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