Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

CHI E' DIO?   PERCHE' SI CHIAMA COSI'?

di Angelo Galliani - (ott.2007) - 27-5-13-h.8,30 - (Livello 2 su 5)

 

 

 

 

 

[imm da curiosidelmare.blogspot]

 

 

 

 

 

 

Dio potrebbe essere definito come l’Essere Supremo.

“Essere”, ovviamente, in quanto “esistente”, anche se non nel senso in cui “esistono” le cose.

Infatti, l’esistenza di Dio si colloca su un piano superiore a quello delle cose. Il cosmo è costituito da tutto un intreccio di cause ed effetti, ed ogni cosa può essere considerata causa od effetto per qualcun'altra.

Dio, invece, si colloca al di fuori del cosmo.

Egli può anche essere definito come “Causa Prima”, da cui il tutto ha preso origine, comprese le leggi di causa ed effetto.

Inoltre, Egli non subisce “effetti”, nel senso che la Sua esistenza non può essere intaccata o modificata da alcunché.

Una cosa è certa: l’uomo che consideri l’esistenza di Dio si trova di fronte al più grande dei misteri: Egli rimane per noi inaccessibile, e quindi al di là di ogni nostra iniziativa umana.

La Bibbia afferma però che Egli può essere conosciuto solo se, e nella misura in cui, Egli stesso decide di svelarsi.

La fede dei primi cristiani, infatti, riconobbe nella persona e nell’azione di Gesù di Nazareth proprio la rivelazione del Dio invisibile, il Signore dell’universo, e tale fede è stata ben documentata tramite gli scritti dei vangeli canonici.

 

 

Il termine “Dio” è generico, entrato nell’uso comune. Ma nella Bibbia Egli viene chiamato con molti nomi, ciascuno dei quali, com’era usanza di allora, vorrebbe esprimere un Suo aspetto particolare.

A Mosè, per esempio, Dio dice di chiamarsi YHWH . E’, questo, il famoso “tetragramma sacro” scritto con lettere latine (nell’Antico Testamento, ovviamente, si fa uso di quattro lettere ebraiche). (1)

Il senso di tale “nome” potrebbe essere reso così: “Colui che è”, forse in contrapposizione alle divinità pagane, che “non sono”, a cui non corrisponde nulla di reale, perché sono frutto dell’ignoranza e della immaginazione umana (Forse non sarà inutile ricordare un importante principio: non può mai essere il Falso a negare il Vero, ma è sempre il Vero ciò che può smascherare e rigettare il Falso. Spero che se ne ricordino molti sedicenti “atei”, che negano il vero Dio solo perché quelli seguiti da gran parte dell’umanità sono inutili fantocci).

 

In effetti, non si può essere “sicuri” di nulla per quanto riguarda Dio, proprio perché, come detto, Egli non può essere ridotto ad oggetto delle nostre indagini, anche se portate avanti coscienziosamente.

 

La “certezza” umana, dunque, basata su criteri razionali, non può esistere in relazione a Dio: con Lui si può entrare in relazione solo tramite la fede.

Infatti, è questa (che fu a suo tempo degli Ebrei) a suggerire al nostro pensiero l’idea che Dio sia non all’interno del cosmo, ma “fuori e prima” di esso, quasi come un “Principio Cosmico” che determini le leggi dell’esistenza ben prima che l’esistenza stessa giunga ad essere reale.

Un Essere, dunque, in grado di rapportarsi con le sue creature, ma che si colloca al di là del tempo e dello spazio, in una dimensione assoluta.

Il tempo stesso, infatti, è “creatura” di Dio come lo è il cosmo.

 

La nostra ragione, comunque, è sufficiente a farci capire una cosa essenziale: noi esseri umani non abbiamo creato nulla; abbiamo un posto nel cosmo, ma non ne siamo i padroni; abitiamo la Terra, ma solo come semplici amministratori: essa non ci appartiene.

Se questa verità fosse capita ed accettata in profondità, di sicuro ci sarebbero meno ingiustizie e meno scempi sotto i nostri occhi.  
  

 

 

 

 

 

(1) Per chi volesse approfondire lo studio biblico su questo, può essere utile "Il Nome divino nelle versioni dell’Antico Testamento" di Giuseppe Guarino in http://www.studibiblici.eu/Il%20Nome%20nell%27Antico%20Testamento.htm

 

 

 

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