Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

“NON CREDO NELLA MIA CHIESA, PERO’ MI CI TROVO BENE, ho ricavato una nicchia tutta mia..”

Renzo Ronca - (2-11-09) - 30-3-13-h.15,30 - (Livello 1 su 5)

 

 

 

 

 

Domanda: Non credo in molte cose che dice la mia chiesa però mi ci trovo bene, mi sono ricavata una nicchia tutta mia; poi non sono sola ho tanti amici ed amiche… cosa c’è di male?

 

Risposta: Non dobbiamo criticare la persona che ha fatto quella domanda; si può capire benissimo; come lei ce ne sono milioni. Una volta il nostro ironico “Giornalaio” parlò di una “super-religione” dai confini immensi, capace di trascendere persino le denominazioni: si trattava della  “fede-a-modo-mio”[1] come in questo caso.

 

Personalmente sono convinto che i cristiani “a-modo-mio” siano molti di più di quelli “a-modo-della-chiesa” che frequentano; non solo, ma penso che questi ultimi, siano a loro volta molti di più dei cristiani “a-modo-di-Dio”. Purtroppo.

 

Tutto dipende da cosa cerchiamo, da chi volgiamo soddisfare: noi stessi (a modo mio), l’istituzione (a modo della chiesa) o il Signore (a modo di Dio).

 

Il problema del nostro tempo è la solitudine, la mancanza d’amore. Più che normale che molte persone sentano il bisogno di stare insieme, di frequentarsi, di scambiarsi amicizia ed affetti. Tutto questo non ha nulla che non vada. Se poi vogliamo scambiare amicizie e scambi fraterni dentro le chiese la cosa è anche ammirevole. Il punto però è che questo non può essere il motivo principale per decidere di frequentare una chiesa, altrimenti le chiese sarebbero solo dei grandi club di amicizia. Ci vuole ANCHE l’amicizia certo, ma uno deve cercare Dio in primo luogo; deve essere “innamorato” di Dio totalmente, al di sopra di tutto: “Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua". (Marco 12:30). Il richiamo per andare in chiesa deve essere la “fame” del Signore, la necessità del Suo cibo che è la Parola. Il resto, come la fraternità, il piacere di stare insieme, può essere conseguente; c’è quasi sempre, ma se anche non ci fosse non cambierebbe nulla nel nostro desiderio di Dio che ci spinge a portare la nostra persona come offerta gradita (Rom 12:1-2)

Potreste dire “Ma se fosse così le chiese sarebbero semivuote!” In effetti forse avreste ragione, ma almeno quei pochi sarebbero “veri”.

 

La necessità di Dio non sempre coincide con la dottrina insegnata da questa o quella chiesa. Quando ci rendiamo conto di non essere d’accordo con ciò che viene insegnato abbiamo una grave responsabilità ed una necessaria decisione da prendere: restare o allontanarci. La “nicchia” di cui parla la nostra amica è solo un fattore di comodo, una sicurezza piacevole ma che non la giustifica. Uscire da una chiesa e frequentarne un’altra per noi evangelici è relativamente più facile; ma per chi è cattolico mi rendo conto che deve superare pregiudizi e critiche in quantità superiore; tuttavia si può fare lo stesso se uno è convinto, io ne sono la prova.  Quando decisi di uscire dal cattolicesimo non ci riuscii in un momento, fu una cosa lunga e sofferta: sulle mie spalle pesavano secoli di tradizione e il senso di colpa mi soffocava. Poi qualcosa accadde ed allora respirai e sentii proprio coma una liberazione. Una liberazione che non era un giudizio cattivo contro il cattolicesimo, ma una possibilità interiore di poter scegliere liberamente in tutte le direzioni. Questo è il dono della libertà. Potevo restare nella chiesa, uscirne, restare solo, andare in Africa, in Finlandia.. Il Signore aveva aperto qualcosa dentro il mio cuore e potevo “essere” comunque e dovunque. In questo modo, con estrema serenità, senza più peso di alcun genere cominciai a guardarmi intorno e a cercare di amministrare con saggezza questo dono. La saggezza consiste nel cercare PRIMA la volontà di Dio (che sicuramente è per il nostro bene) e poi di accoglierla e farla nostra in modo che diventi a tutti gli effetti fosse anche la nostra volontà. Dio agisce con noi davvero come un padre premuroso verso i propri figli: Egli sulla base delle nostre scelte e sui talenti che Lui stesso ci ha dato, propone sempre il meglio per noi; ecco perché seguirLo è bene e ci conviene.

A tutt’oggi la chiesa “giusta e perfetta” non l’ho trovata, ma non importa, vivo anche questo con tranquillità, sicuro come sono che ogni credente amato da Cristo è già nella Sua Chiesa invisibile.

Comprendo allora la necessità di molti di frequentare chiese solo per stare in compagnia e sentirsi “tranquilli”, però non posso approvarli.

La prima domanda che dovremmo porci, ed anche tu cara amica che ci hai scritto,  forse è questa: "Signore, cosa desideri che io faccia? Qual è la tua volontà di bene per la mia vita?".

 

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