COME CONCILIARE IL DIO A VOLTE "SANGUINARIO" DEL VECCHIO TESTAMENTO CON IL CRISTO CHE DONA LA SUA VITA PER AMARCI?

Domanda di Anna Cuomo e risposta di Angelo Galliani - 30-1-09 - (6-2-18)

 

Domanda

Pace. C'è un argomento che vorrei sottoporre alla vostra riflessione [… ] ogni tanto mi confronto sui forum anche con persone atee. Alcune volte mi rendo conto che la loro mancanza di fede nasce da alcune contraddizioni che io stessa come cristiana trovo molto difficile conciliare. Noi sentiamo la presenza viva di Gesù in tanti modi, per cui i testi biblici rappresentano un importante punto di riferimento ma è soprattutto lo Spirito a fare da guida.  Per me è molto facile affermare che Gesù ci ha lasciato un solo comandamento: "Amatevi come io vi ho amato" e che nei vangeli emerge soprattutto l'amore paterno di Dio. Ma come fare a spiegare al rappresentazione di Do nel VT, senza correre il rischio  di cadere in contraddizione o essere poco credibili? Non si può negare che spesso il comportamento di Dio, rappresentato nel vecchio testamento sembra rasentare la crudeltà e la violenza. Ancora oggi gli ebrei affermano la presenza di Dio e l'aiuto che ricevono nello sconfiggere i nemici,anche durante le guerre. Nello  stesso tempo, i cristiani hanno cercato in tutti i modi di legittimare la loro  fede stabilendo una linea di continuità con il Vecchio Testamento ma Gesù stesso ha affermato che certe dottrine sono dottrine di uomini e non dottrine di Dio e mi sembra che il punto di riferimento fosse sempre l'amore e la carità.Ad un cristiano non si fa fatica a dire che tutta la scrittura è ispirata da Dio, utile per correggere, insegnare, ecc. ecc. ma un ateo non vorrà mai saperne di un Dio sanguinario. E  sono convinta che nemmeno nessun cristiano che ha sentito l'amore di Gesù si trovi a suo agio con un'immagine di Dio come si legge in alcuni libri del VT. A maggior ragione se si pensa che in virtù di questa credenza  uomini,  e non certo Dio,  continuano ad uccidere ed a commettere soprusi, affermando di farlo nel nome di Dio. Non è la più grande bestemmia questa? Pensate alle crociate, alla guerra santa, alla guerra in Israele in questi giorni. Dvb, Anna

 

Risposta

La domanda della cara sorella Anna è spinosa ma legittima, e nasce certamente da una sana coscienza, il cui desiderio è quello di giungere ad una concezione più coerente e credibile di Dio. Per tentare di rispondere, però, è necessario porsi preliminarmente un’altra domanda, altrettanto spinosa e legittima: “Tutto il testo biblico ha il medesimo valore?”; oppure, più direttamente: “Può essere fatta una distinzione fra versetti biblici, nel senso che alcuni sono da considerarsi più parola di Dio, ed altri più parola dell’uomo?”.

Se, per ipotesi, volessimo rispondere così: “Tutti i versetti biblici si equivalgono, perché sono tutti ugualmente parola di Dio”, allora sorgerebbe l’inevitabile e forte tensione rilevata dalla sorella Anna. In tal modo ci troveremmo nell’imbarazzante condizione di dover conciliare l’inconciliabile. E qualora riuscissimo a convincerci che cose tanto contrastanti possano davvero aver avuto origine dallo stesso Dio, allora ne scaturirebbe una concezione inquietante di quel Dio: Egli sarebbe Qualcuno incoerente con se stesso, e quindi sostanzialmente inaffidabile. Perciò, come si potrebbe aver fede in un Dio del genere?

Se, sempre per ipotesi, volessimo invece rispondere così: “I vari versetti biblici non si equivalgono, perché alcuni sono solo parola umana; parlano di Dio, ma sono pronunciati da uomini”, allora il problema su Dio sarebbe risolto, ma si aprirebbe contemporaneamente un problema sulla Scrittura. Però mi permetto di dire che questo sarebbe un problema meno grave del precedente, perché è preferibile pensare di avere una Bibbia incoerente, piuttosto che pensare di avere un Dio incoerente (le due cose non debbono essere confuse, perché la Bibbia non è il Signore).

Ora, parlando della Bibbia, tutti sanno che essa non è stata scritta direttamente dalla mano di Dio, e non è certamente scesa dal Cielo. La Bibbia è invece, o soprattutto, una testimonianza di fede. In altri termini, la Bibbia è primariamente una traccia storica di come la fede in Dio abbia percorso i secoli e le varie latitudini; di come tale fede sia stata vissuta in contesti diversi e da persone altrettanto diverse.

Per noi cristiani, poi, il punto centrale della Bibbia sono i vangeli, e la persona di Gesù che essi ci presentano attraverso la fede dei primi discepoli. E’ chiaro, dunque, come l’approccio cristocentrico alla Bibbia debba avere necessariamente le sue conseguenze: se Gesù Cristo è considerato da noi cristiani come la rivelazione per eccellenza di Dio, allora non possiamo evitare di fare nostra la parola di quel Gesù (almeno nei limiti in cui essa c’è stata riportata), per eleggerla a strumento privilegiato di orientamento nel contesto biblico più generale. Cristo, in questo modo, diventa allora come un “canone nel canone” per districarci in mezzo a questioni “spinose” come quella sollevata dalla sorella Anna.

Perciò, per concludere la mia risposta, mi viene da dire che certi versetti biblici, essendo più parola dell’uomo su Dio, anziché parola di Dio all’uomo, sostanzialmente mettono in luce certi sentimenti negativi dell’uomo stesso e li proiettano su Dio. In questo modo il Signore dell’universo viene ridotto, talvolta, a semplice vessillo nazionalistico da sventolare in battaglia; in questo modo il Dio che “è amore” viene trasformato, a volte, in uno spietato ed irriducibile vendicatore… In certi versetti, poi, il Dio misericordioso subisce una sconvolgente metamorfosi, per assumere i connotati di un padrone esigente e severo, pronto a punire duramente ogni minima infrazione alla Sue regole…

D’altro canto, è noto come la Bibbia non sia, in sé, un’opera omogenea; essa, anzi, è una semplice “collezione” o “raccolta” di testi che, per vari motivi, sono stati considerati come “ispirati” da Dio, nel senso che contengono cose utilissime alla fede e alla crescita spirituale. Dunque, questa conclamata disomogeneità della Bibbia potenziale è fonte d’ispirazione per molteplici problemi dottrinali. Non è un caso che, proprio per il suo vario approccio alla Bibbia, il mondo protestante abbia visto nascere in se stesso un fin troppo grande numero di denominazioni diverse. D’altra parte non si può evitare questo problema, perché se non si partisse dalla Bibbia si finirebbe per dipendere dall’una o dall’altra “autorità” religiosa, dall’una o dall’altra ideologia dominante, ecc. Quindi al problema dell’omogeneità (di un testo) si sostituirebbe il problema, ben più inquietante, dell’attendibilità, dell’obiettività e della sincerità (del nostro interlocutore umano).

Non so se questa mia risposta possa aver sollevato più problemi di quanti non ne possa avere risolti. Se fosse così, me ne scuso. Ma, in fondo, la mia risposta non è poi così essenziale, perché ciascuno di noi, pur confrontandosi con gli altri, dovrebbe alla fine trovare in se stesso le risposte specifiche alle proprie domande; con la speranza che tali risposte vengano da Dio, e non da noi miseri esseri umani.

Con fraterno affetto: Angelo Galliani.

 

 

 

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