Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

Quanto deve durare un culto?

In alcune chiese evangeliche, soprattutto non tradizionali, vi è una tendenza ad occupare circa mezza giornata tra prediche, canti,  annunci, testimonianze,  ecc. Ci chiediamo se questo sia sempre un bene e vi riproponiamo due pezzi del 2003, del caro fratello  Angelo Galliani e di Renzo Ronca che ci sembrano sempre validi.  -   23-3-17

        

 

 

 

Risponde Angelo Galliani: A questa domanda si potrebbe rispondere in due modi diversi, secondo il significato attribuito alla parola “culto”. Ci sono, infatti, due tipi di culto: quello reso comunitariamente, con una certa periodicità, e quello che è espressione di una vita di fede. Quest’ultimo, com’è chiaro, dura una vita intera, dalla conversione in poi. E’ il “presentare noi stessi a Dio come sacrifici viventi”, come raccomanda l’apostolo Paolo nel famoso brano di Romani 12:12. Questo culto si concreta in una vita spesa in obbedienza alla volontà di Dio, e quindi in un servizio per la causa dell’Evangelo. Esso è conseguenza diretta della fede, e perciò non può interrompersi finché questa anima il cuore dell’uomo.

La domanda precedente, dunque, è formulata in modo da indurci a pensare al culto inteso comunitariamente, quello reso insieme alla fratellanza.

Nella prassi di molte comunità, la riunione di culto ha una durata che varia dai tre quarti d’ora all’ora e mezza, e in taluni casi si arriva anche a toccare e superare le due ore. La diversa durata è dovuta a varie ragioni, ma certamente non può essere presa come misura di spiritualità; come Gesù stesso ha insegnato, infatti, una preghiera lunga ed articolata non è necessariamente più spirituale di una breve. Anzi, talvolta le lunghe preghiere sono proprio il segno di una fede “piccola”, una fede che ritiene necessario far uso di molte parole per ottenere la risposta di Dio.

Del resto, non mi pare che la Bibbia presenti indicazioni chiare su quanto “debba” durare un culto comunitario. Ci sono invece svariate indicazioni che ci aiutano a comprendere che cosa può trovare degnamente spazio nell’ambito del culto: la predicazione della Parola di Dio; la lode e il ringraziamento per quanto Egli fa nella nostra vita; la preghiera; gli atti sacramentali, con particolare riferimento alla Cena del Signore (o Eucarestia, o Comunione); la lettura dei testi biblici e l’insegnamento sul loro profondo contenuto; l’esortazione profetica; la testimonianza di fatti accaduti che possano guidare la fratellanza nel dar gloria a Dio; la richiesta di aiuto da parte di coloro che si trovano ad attraversare momenti particolarmente difficili, eccetera.

E’ chiaro che, essendo il culto comunitario espressione della comunità stessa (sia del rapporto che essa ha con Dio, sia di quello dei suoi membri fra loro), il momento del culto dovrebbe tenere conto di tutte le varie componenti, in modo da non soffocarne alcuna. Ogni cosa, infatti, è bene solo se fatta per la edificazione della chiesa. Quando però una parte prende il sopravvento su un’ altra, si crea inevitabilmente qualche danno, e quindi viene a costituirsi un problema, una mancata edificazione di una parte della realtà comunitaria.

Tanto per fare un facile esempio, si pensi ad un culto in cui la predicazione occupa quasi tutto il tempo. In tal caso la fratellanza sarebbe “schiacciata” dal predicatore, e messa di fatto nell’impossibilità di esprimersi. Oppure si pensi ad un culto in cui i membri della comunità sono molto attivi, scambiandosi testimonianze, lodi, preghiere, ecc, ma senza che giunga mai il momento della lettura biblica e dell’ascolto di quanto Dio ha da dire… In entrambi i casi, come si può capire, alla “minestra” mancherebbe qualche importante ingrediente, il che ne rovinerebbe inevitabilmente il “sapore”.

Pertanto, per concludere il discorso, il problema del tempo, cioè di quanto “debba” durare un culto, è riconducibile al fatto concreto di dare voce, nell’ ambito del culto stesso, sia a Dio, sia alle varie componenti della vita della chiesa, in un sano e rispettoso equilibrio. Penso che solo in questo modo il culto comunitario possa davvero essere un momento d’incontro e di dialogo, un momento che giunga a coinvolgerci profondamente.    

 

 

 

                                                                                                                                                             

Risponde Renzo Ronca: Vorremmo qui occuparci solo del culto evangelico; ed in questo, differenziare il culto settimanale dalla riunione di preghiera specifica. Le riunioni di preghiera specifica sono finalizzate (intercessione, guarigione, liberazione, discernimento, ecc.) ;  a seconda dalla loro profondità non è possibile prevederne con esattezza la durata. Chi vi partecipa è consapevole di questo e cerca di ritagliarsi un margine di tempo adeguato. Le riunione settimanali di culto invece sono generali, aperte a tutti. Nel culto settimanale abbiamo principalmente lettura e spiegazione della Parola e il canto degli inni sacri. Purtroppo, alle volte  il culto viene sovraccaricato da una serie di argomenti, testimonianze, annunci ed attività collaterali che appesantiscono e certe volte addirittura precedono la spiegazione della Parola di Dio. Qualche considerazione ci pare dunque necessaria: Partecipano a questo incontro settimanale le persone più svariate, sia come età che come impegni: giovani, anziani, casalinghe, professionisti, famiglie con bambini, fratelli di passaggio, ecc. ecc. E’ ovvio che si dovrebbe tener conto di queste diversità: i neonati devono essere nutriti, cambiati… i fanciulli sono vivaci… gli anziani possono avere dei momenti di stanchezza fisica… chi viene col treno ha degli orari da rispettare… chi deve lavorare non può fermarsi più di tanto… Qualcuno ha in casa persone da accudire… altri magari hanno marito o mogli non credenti poco tolleranti che possono provocare discordie…  Insomma ci sono tante esigenze e quando un culto per abitudine è troppo lungo, allora per evitare questioni o disagi ai fratelli per eventuali interruzioni si finisce per restare a casa. Alcuni fratelli vengono da paesi lontani sacrificando non poco del loro tempo per sentirsi aprire le Scritture, ora può capitare che la prima parte del culto sia riempita da testimonianze saluti di chi ci fa visita, di chi ritorna, di chi parte… tutte cose piacevoli, ma non essenziali che probabilmente andrebbero messe alla fine e non all’inizio. Iniziare a spiegare le Scritture dopo più di un’ora e mezza di canti e testimonianze, annunci e quant’altro, pare anche a noi eccessivo. Anche dal punto di vista dell’attenzione, della concentrazione, l’ascolto della Parola risulterebbe per molti gravoso e difficile.

Condividiamo quanto dice il fratello Angelo (tre quarti d’ora, un’ora) ma incrementandolo con il suggerimento del fratello Mirano basato su una sua precedente esperienza in un’altra chiesa: stabilire un tempo “standard” (ad esempio un’ora), poi nel caso si sentisse l’esigenza di continuare il culto con la preghiera o altre attività, avvisare i fedeli che il culto è finito, ma aggiungere anche che, chi vuole e ne ha la possibilità, può restare. In certi casi il “prolungamento” della preghiera può essere anche anticipato rispetto al culto; ma ci pare importante tuttavia sottolineare un aspetto: la puntualità. Quando la comunità “si trascina” per mezz’ora dopo l’inizio, è facile poi che si faccia tardi “slittando” tutto di mezz’ora. Questo diviene, purtroppo, un incentivo a ritardare l’arrivo in chiesa anche per chi di solito è puntuale, costringendo magari altri, che non possono trattenersi, ad uscire prima del termine. Certo guardare l’orologio è brutto, ma anche la mancanza d’orario può provocare problemi.

 

 

 

Indice posta - Home

-per porre domande  scrivere a email: mispic2@libero.it -

 

 

 

[1] Adorazione, intercessione, guarigione, discernimento, ecc. ecc.

[2] Quelle della domenica per intenderci o del sabato per i Cristiani Avventisti del Settimo Giorno.

 

 

 

CORRELAZIONI

PENTECOSTALISMO E SPIRITISMO – NECESSITA’ DI FRENARE L’EMOTIVITA’

"ANIMISMO E CRISTIANESIMO" 

LA RELIGIONE ANIMISTA IN AFRICA

QUANTO DEVE DURARE UN CULTO

TEATRO E CHIESA 

BATTERE LE MANI ED ALTRO NELLE MODALITA’ DEI CULTI

 

 

 

 

Questo sito ed ogni altra sua manifestazione non rappresentano una testata giornalistica - vedi AVVERTENZE