CHIARIMENTO SULLA FRASE DELL’APOSTOLO PAOLO DI  RIMANERE NELLA PROPRIA CONDIZIONE - RR 13-6-20

 

DOMANDA: Salve fratello leggo attentamente le risposte alle domande e grazie per questo e per tutto il lavoro che fai per il regno di Dio. In merito a quel passo dove paolo ci dice di rimanere nella configurazione in cui siamo quando siamo chiamati, [SATANA PUO' CONOSCERE I NOSTRI PENSIERI?  UN ANZIANO NELLA FEDE PUO' SBAGLIARE  NEL RIFERIRE QUELLO CHE DICE IL SIGNORE? PERCHE' PAOLO DICE DI RIMANERE NELLA PROPRIA CONDIZIONE? ] vuol dire quindi che noi oggi non dobbiamo prendere quei versi come era per i destinatari?

RISPOSTA: Salve, lode a Dio.  Le interpretazioni hanno sempre diverse chiavi: possono avere un significato rivolto a noi personalmente (quando a volte possono costituire un arricchimento per le risposte alle nostre preghiere); oppure possono avere un significato più generale di edificazione per la comunità, ecc.

In linea di massima, come ho detto, quel passo ci invita a non essere troppo inquieti, troppo preoccupati o troppo “liberi” di cambiare con disinvoltura la nostra situazione sociale o familiare, soprattutto quando ciò porterebbe a commettere peccato.

Non conosco la tua situazione, non so se hai qualche preghiera in sospeso col Signore e se Lui ti sta dicendo qualcosa.  A volte certi significati “trapassano” le parole e vanno dritti al ns cuore, e lo Sp Santo li traduce alla ns coscienza in modo da rivelarci ciò che per noi sia più giusto; tuttavia ci andrei sempre cauto con l’applicazione letterale. Non credo che la Scrittura in genere vada applicata come un codice legislativo, altrimenti riformiamo “la legge” che giudica. Direi invece: prendi la frase per quello che ti suggerisce e tienila a mente; intanto l’insegnamento adatto a te “lavorerà” da solo, e crescerà. Poi ci saranno altri punti nei seguenti giorni che confermeranno o contraddiranno la prima impressione… poi tutto troverà una risposta con un certo spessore.

Sempre in linea di massima, in modo generale, credo che quella frase per noi oggi (restare nella stessa condizione in cui siamo chiamati) sia abbastanza valida soprattutto per i tempi escatologici che si avvicinano (tutto diventa più relativo) e per l’invito a non seguire il caos e il disordine che si presenterà sempre più. Però certi cambiamenti rimangono necessari (se per esempio siamo in una situazione che va contro i principi di Dio), altrimenti non esisterebbero le conversioni. In fondo è Dio stesso che "ci cambia" in continuazione (c'è anche un bellissimo canto: "cambia il mio cuor"). Diciamo che il cristiano dovrebbe essere "fermo" nella fede, nella stabilità, nella speranza, ma anche "pronto" a muoversi senza perdere l'equilibrio, per obbedire al Signore e lasciarsi trasformare il cuore da duro a morbido. A volte certe rivoluzioni ci vogliono. Mi rendo conto che la risposta non è bianca o nera, ma credo che crescere significhi proprio questo: una spinta a dover ragionare anche con la parte buona della ns coscienza. Questo per esempio era l'intento di Gesù quando spesse volte compiva certe guarigioni di sabato: ampliare e correggere il senso dell'applicazione dogmatica della legge. Noi nella maturità dovremmo abituarci a non essere più portati in braccio (questo si quello no, di qua si, di là no), ma a camminare anche con le ns gambe per capirlo ed applicarlo.  Se sbagliamo il Signore ci correggerà come un Padre. Spero di non averti confuso maggiormente le idee.

Ricorda poi che generalmente le cose che vengono da Dio (pensieri, decisioni, comportamenti ecc) producono quasi sempre tranquillità, serenità, pace.

Un fraterno saluto.

 

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