ACCETTARE SE STESSI E GLI ALTRI - Psicologa e psicoterapeuta  Gabriella Ciampi

 

DOMANDA:

Dott.ssa Ciampi, sono un cristiano ed ho letto con interesse. i suoi articoli (http://www.ilritorno.it/comportamenti/12_da_mat-psico-a-mat-spirit-1.htm) - volevo chiederle un consiglio su una situazione in merito alla crescita personale/spirituale:

 Come faccio ad accettarmi come persona ed accettare serenamente i difetti se alcuni di questi feriscono gli altri? Come faccio ad accettarmi ma allo stesso tempo a cambiare alcune cose? Dentro di me le vivo come contraddittorie come cose. Ad esempio io sono simpatico ma a volte una mia battuta può far rimanere un pò male una persona, oppure, a volte se mi attaccano per difendermi lo faccio con scontrosità. Inoltre non tutto si può cambiare di se stessi quindi cosa scegliere di cambiare e quali difetti magari lasciar correre.  Grazie mille

 

RISPOSTA:

Salve, rispondo alle sue domande.

1. Come faccio ad accettarmi come persona ed accettare serenamente i difetti se alcuni di questi feriscono gli altri?

Io dividerei in due questa frase: un discorso è accettare se stesso, un altro è ferire gli altri. Il primo è una questione interiore, cercare di capire se stessi, le proprie dinamiche, bisogni, limiti, per essere benevoli verso se stessi come lo è Dio verso noi. A volte noi siamo più severi e ci stimiamo molto meno di quanto fa Dio verso noi! Accettarsi significa solo accogliere benevolmente ciò che non possiamo gestire meglio per poter continuare a provare a migliorare con animo sereno, senza rabbia né mortificazione.

Invece il fatto che alcuni propri tratti talvolta possano ferire gli altri, riguarda il comportamento, il modo che abbiamo di entrare in relazione. Trattandosi di relazione, significa che non siamo solo noi ad agire ma che il nostro carattere in quel momento sta interagendo con un altro carattere e quindi ciò che succede non dipende più soltanto da una persona ma diventa una dinamica di relazione, cioè anche l'altro manda stimoli che generano reazioni, si apre un circuito dinamico. Qui entra in ballo la capacità di dialogo, ascolto, comprensione, pazienza...ecc ecc. Per chi è cristiano il discorso è importante: dovremmo tener sempre presente tutto ciò che il Maestro ci ha insegnato sul modo di stare difronte al prossimo. Ovviamente qui inizia anche un altro discorso, quello dell'auto-esame per migliorarci, correggerci, rispetto alla coerenza verso il proprio Credo, la propria Fede.

 

2. Come faccio ad accettarmi ma allo stesso tempo a cambiare alcune cose?

Credo di aver risposto sopra. Accettarsi è riconoscersi, avere consapevolezza di ciò che si è per i pregi e i difetti. Non vuol dire "sono perfetto" e nemmeno che "Vado bene cosi". Una volta accettato chi sono, vado a confrontare questo "quadro di me" con il "quadro" di riferimento in cui credo (in tal caso i valori e gli insegnamenti cristiani), e vedo dove devo lavorare di più per avvicinarmi a quell'obiettivo.  È un lavoro, un impegno che dura tutta la vita perché sappiamo di non poter diventare perfetti come Gesù, come Dio. È però una promessa che possiamo ben fare a Dio ! Che ci impegneremo in questo lavoro...

 

3. Inoltre non tutto si può cambiare di se stessi quindi cosa scegliere di cambiare e quali difetti magari lasciar correre?

Non pensi di dover cambiare tutto il suo carattere! Ognuno ha un carattere specifico, un po' per genetica, un po' per ambiente/educazione, un po' per esperienza e un po' per propria scelta. I difetti sono chiamati così perché sono caratteristiche non utili, va considerato quanto danno fanno a sé e agli altri, per capire se sono difetti gravi.

La maturità personale, la riflessione, la preghiera, ci aiutano a capire dove concentrare i nostri sforzi per essere brave persone e, soprattutto, gradite a Dio.

Grazie per la sua lettera.  Gabriella Ciampi

 

 

 

 

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