LA VITA COME PROVA O COME DONO? - di Renzo Ronca - 28-7-18

  

 

 

DOMANDA:

“Renzo ho letto il tuo “BREVE ACCENNO AL PURGATORIO (e al LIMBO)”… Effettivamente questa vita è già un purgatorio, ma questa visione cozza con quella della vita come dono. Più che un dono mi sembra una prova, neppure troppo semplice..”

 

RISPOSTA:

Cercherò di esprimere il mio pensiero in maniera abbastanza approfondita, anche se ti ci vorrà una certa pazienza a leggere.

Quando l’uomo fu creato da Dio ricevette in effetti la vita come dono, in quanto appunto creato. Tuttavia Dio non ha costruito una macchina che una volta assemblati i pezzi era poi tutto finito, ma ha dato la vita ad un essere composto (spirito anima corpo) che poi avrebbe dovuto crescere “a sua somiglianza” con la caratteristica più importante: la libertà. Ora la libertà in un uomo come si esprime prima di tutto? Si manifesta con la possibilità di scelta. Se l’uomo fosse stato creato con “l’obbligo” di dover amare Dio, che amore sarebbe stato? L’Eterno voleva una creatura libera di amarLo così come Lui stesso è stato libero di concepirlo portarlo alla luce e amarlo. Cosa vogliamo dire con questo? Che la vita è si un dono, ma il come uno poi uno conduce questo dono è un potere grandissimo lasciato volutamente nelle mani dell’uomo, libero di giocarsi il suo destino. L’uomo appena nato aveva la possibilità di scelta tra seguire quello che gli aveva detto Dio e quello che gli aveva detto una creatura (il “Serpente”); se l’uomo avesse creduto in Dio solo, sarebbe cresciuto (nello spirito e nel corpo) nei suoi tempi previsti e sarebbe arrivato alla vita eterna senza intoppi; credendo al Serpente invece ha perduto questa possibilità.

Che significano queste cose?

1) Dio ha voluto presentare all’uomo una prova intesa come una scelta relativamente facile: “Se io ti dico che questo è bene per sempre e questo è male per sempre, ti fidi di me?” L’uomo ha esercitato liberamente il suo potere di scelta, e appena un estraneo ha detto il contrario di quello che ha detto Dio l’ha seguito rinnegando le parole dell’Eterno. In un certo senso ha perso il “gratuito dono della vita (eterna)” perché seguendo il consiglio del Serpente (e dunque rifiutando il consiglio di Dio), ha conosciuto il peccato e dunque la morte.

2) Il concetto di “prova” dunque era diverso da come lo intendiamo oggi: la prova era di mantenimento di uno stato benedetto di serena crescita in vista dell’eternità. Non essendoci ancora il peccato nell’uomo, non poteva essere tentato come oggi “dall’interno”, era una questione di scelta “esterna” oggettiva non oppressiva, non sofferta, non devastante. Si trattava solo di essere fedeli al Creatore.

3) Da un certo punto di vista dunque noi uomini da allora, abbandonato a causa dei ns progenitori il cammino graduale con Dio verso l’eternità, ci siamo avviati verso un degrado continuo verso la morte dell’intero essere nostro spirito anima e corpo. Questa sarebbe la nostra realtà attuale di esseri umani. Da qui dobbiamo cominciare a parlare di cristianesimo.

4) Noi non avremmo mai potuto riscattarci da soli dalla condanna della morte entrata in noi stessi per via del peccato iniziale. Quella era la legge. Non la legge di un despota, ma la condizione dell’universo: il creato è composto di Vita. Ciò che non è Vita non esiste nel creato. L’unico modo per poter riscattare l’uomo era ricominciare dalla creazione come con un nuovo Adamo e dimostrare che questi avrebbe potuto seguire la Vita per libera scelta. Ma chi avrebbe potuto farlo? Se Dio lo avesse fatto come Dio non sarebbe stato “valido” né giusto, rispetto alla legge dell’universo e a tutte le possibili creature che la prova invece l’hanno superata. Allora solo Dio poteva riproporsi come un nuovo Adamo, ma non più come Dio, bensì come un Dio che si fosse privato di ogni aspetto divino (incarnato), privato di ogni deità. Una persona spogliata della ricchezza divina e rivestita della debolezza umana. Ed ecco appunto il Cristo. Il Signore stesso, come uomo, è come se avesse detto: ".. mi prendo io la giusta condanna dell’uomo. Egli ha meritato la morte, e va bene, la condanna avrà luogo come esige l’Accusatore in base alla Legge, però sarò io a prendere su di me la morte stessa e a superarla. In questo modo avrò non solo adempiuto la Legge, ma l’avrò anche vinta, superata, riportando l’uomo che era “morto” per il peccato, a riavere la sua dignità di figlio mio, destinato alla vita eterna”

5) Ovviamente quanto abbiamo appena detto è il punto centrale della nostra fede di cristiani, relativamente facile a dirsi ma molto difficile a comprendersi, infatti non capiamo cosa significhi veramente “Dio”, “incarnarsi”, “eternità”, ecc. E’ per questo motivo che nella Sua infinta sapienza, il Signore –dopo averci dato la prova tangibile della croce e della Resurrezione, segno della Sua fedeltà e del Suo amore verso di noi-  dà e chiede anche a noi, oggi, la prova della nostra fedeltà. Infatti siamo chiamati a credere non in base alla nostra logica, ma in base alla fiducia della parola di Dio. Si tratta di una prova di fede, non di dimostrazione. Dio non ci deve dimostrare niente, siamo noi che POSSIAMO, se lo vogliamo, credere al Suo sacrificio sulla croce, che ci permette di essere reinseriti nel cammino verso l’eternità che avevamo perduto.

6) Allora ecco che il Signore ci offre di nuovo la vita come dono. Ma attenzione: questa dicitura semplice con l’andare del tempo è diventata di uso comune perdendo il suo significato profondo; penso che andrebbe spiegata meglio nelle chiese almeno con l’aggiunta di due termini: “possibilità” ed “eterna”, in questo modo: Allora ecco che il Signore ci offre di nuovo  LA POSSIBILITA’ della vita ETERNA come dono.

7) Infatti che il Signore sia morto e resuscitato per ciascuno di noi è una certezza di fede, però noi rimaniamo sempre liberi di crederGli o meno. Possiamo averla oppure no. La prova di fede (cioè decidere da che parte stare) la dobbiamo comunque passare tutti; vale a dire se crediamo in Dio (salvezza per fede) allora ovviamente crediamo in Lui, quindi accogliamo nella vita di tutti i giorni ciò che Lui dice essere “bene”, e allontaniamo ciò che Lui dice essere “male”. Per cui prima la fede entra nel ns cuore e diventa la nostra scelta spirituale, poi questa fede diventa anche comportamento nella vita terrena; ed ecco che il cristiano si impegna, col battesimo consapevole, a rinunciare ad ogni peccato, cioè ad ogni cosa che vada contro quello che Dio definisce ”bene”.

8) Questa prova di fiducia in Dio (o scelta di seguire Dio) è liberatoria, benedetta, apre i polmoni, fa respirare l’aria della libertà, ci fa sentire parte della vera Chiesa o Famiglia di Dio, è una conversione che fa bene allo spirito e al corpo…. ma non c’entra molto con “le prove della vita”, dove ci sono momenti difficili da superare, che è una seconda cosa. Allo stesso modo non c’entra con le “tentazioni”, che sono una terza cosa. Le prove possono venire da Dio che, conoscendoci intimamente, cerca di purificarci sulla base delle nostre possibilità, allenandoci alla santificazione (vedi il concetto di “purgatorio in terra”) in vista di una vita futura che nemmeno possiamo immaginare quanto sia meravigliosa; le tentazioni vengono dal diavolo che cerca sempre di ingannarci.

9) Conclusioni: la vita eterna che avevamo perduto è tornata ad essere un dono per i meriti di Cristo. La vita terrena per il credente cristiano è un processo di allineamento con la volontà di Dio, in cui vi possono essere fasi sofferte e fasi meravigliose; ma che rimane comunque un dono, perché senza di essa non avremmo l’opportunità del paradiso. Quelle fasi sofferte accadono quando il peccato che lo Spirito Santo vuole toglierci (e lo deve fare se vogliamo incontrare il Signore) è così “incrostato” nelle nostre abitudini, nel nostro carattere, che non lo distinguiamo dal nostro “io”; così allontanarlo e cambiare sembra farci soffrire. Un po’ come una padella incrostata, se potesse parlare nel momento in cui viene pulita, direbbe “ehi! Mi fai male! Lasciami il mio sporco che è parte di me!”  In realtà è una sottile operazione chirurgica che solo Dio può fare ed è sempre per il nostro bene. Non tutto capiremo, ma per chi ha fede l’unico senso è confidare in Dio che ne sa certamente più di noi. In questo senso la vita terrena come prova si traduce in “vita che si riallinea con la l’essenza santa di Dio”.

 

 

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