Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

Qual è il vero ruolo della donna nel disegno di Dio? - Una lettera per il teologo - 3-9-17

 

DOMANDA: Gent.mo Prof. Sargentini, le porgo un quesito che sebbene abbia avuto molti dibattiti lungo il corso dei secoli, con varie rivoluzioni storiche, ad es. il diritto di voto delle donne nel 1948 (e via via con l'espansione del femminismo esteso in campi come la sessualità e in particolar modo la politica) continua a rimanere un chiodo fisso, un punto di domanda che provoca molteplici conflitti.

 

Nel secolo attuale vedo molta confusione di ruolo tra uomo e donna, non solo in ambito emotivo ma anche lavorativo  e addirittura religioso, per cui, le farò una domanda molto semplice, e dato che la sua risposta interesserà solo alla sottoscritta, mi risponda senza il minimo timore di risultare maschilista o fondamentalista.

Mi piacerebbe ricevere una risposta estremamente obiettiva e corrispondente ad una verità universale.

 

Qual è il vero ruolo della donna nel disegno di Dio?

 

Se è vero che sono cambiati usi e costumi, secondo lei, cosa dovrebbe rimanere invariato nel ruolo della donna, a prescindere?

 

La donna può lavorare in politica? Se sì, perché?

Se no, perché?

 

Può lavorare in ambiti che richiedono dispendio di energie notevoli, ad esempio nel campo della giurisprudenza?

Se sì, perché?

Se no, perché?

 

Può una donna avere la veste di giudice, avvocato, poliziotto, vigile, camionista, militare?

Insomma tutti quei lavori che, secondo la mia personalissima opinione, sono destinati alle menti maschili?

 

Tuttavia non vorrei esagerare. Ci sono esempi di donne eccellenti come Rita Levi Montalcini, Margherita Hack e scavando più ancora nella storia troviamo Marie Curie premio nobel della chimica e fisica ed Ipazia di Alessandria brillante filosofa, astronoma e matematica uccisa per odio e gelosia maschilista.

 

Qual è il vero equilibrio, il punto di incontro che fa della donna una vera donna e un uomo un vero uomo, senza battaglie di carattere intellettuale e scientifico? E soprattutto mi urge sapere, al di là di tutto questo dibattito, qual è il vero concreto ruolo della donna nel creato di Dio?

Esistono forse donne destinate solo a cambiare il mondo con la loro intelligenza e donne che mandano avanti il mondo con la prole?

 

La ringrazio.

 

 

 

 RISPOSTA: Ho letto con attenzione quanto lei mi ha scritto e devo confessare che rispondere in modo esaustivo ai complessi quesiti da lei posti mi risulta, data la sede e lo spazio limitato, alquanto arduo, tanto più che volendo approfondire i vari argomenti ne uscirebbe un libro. Tuttavia cercherò di rispondere nel modo più onesto e chiaro possibile senza pretendere di avere la soluzione dei vari problemi in campo.

  

Nell’affrontare gli argomenti posti dalle sue domande, credo sia necessario tenere a mente che quando Dio ha creato l’uomo e la donna li ha fatti lo stesso giorno (il sesto) e a sua immagine. La cosa è molto significativa perché vuol dire che l’uomo e la donna avevano ed hanno pari dignità (Gn. 1:26,27). In oltre nel secondo racconto della creazione Dio affida all’uomo, inteso come umanità (quindi maschio e femmina), la cura del giardino dell’Eden il quale non era un prato pieno di fiori ma un orto con alberi e ortaggi come dice la bibbia (Gn. 1:29; 2:15,16). Quindi, uno dei primi atti compiuti dal Creatore fu quello di dare un’occupazione sia ad Adamo che a sua moglie Eva, conferendo in questo modo una grande dignità al lavoro, sia maschile che femminile.

Le cose, purtroppo si sono complicate dopo il peccato. Lavorare la terra divenne una fatica immane, il lavoro in genere risultò più duro. In poche parole il peccato cambiò tutto. Perfino partorire divenne un evento doloroso. Questo significa che le attività dell’uomo e della donna prima del peccato erano di gran lunga meno faticose e meno dolorose.

Cacciata dall’Eden, l’umanità si è creata un suo mondo, cioè un proprio ordine sociale, con regole che nel corso dei millenni si sono dovute adattate alle circostanze, alle varie situazioni determinate dagli eventi. Eventi che hanno obbligato la società, cioè gli uomini e le donne, a dei cambiamenti, a degli adattamenti per poter sopravvivere, e di conseguenza anche ad una divisione dei ruoli.

In una situazione di pericolo o di incertezza era l’essere fisicamente più forte che doveva provvedere alla difesa, mentre quello fisicamente meno adatto allo scopo svolgeva dei lavori essenziali alla società ma che non richiedevano una particolare possanza muscolare, come ad esempio la cura dei figli e del focolare domestico. C’erano, e la storia ce lo dimostra, delle eccezioni. I testi epici del nord Europa ci parlano delle Valchirie, mentre quelli greci delle Amazzoni, cioè di donne guerriero, coraggiose e capaci di battersi e maneggiare le armi al pari di un maschio. Ripeto, sono eccezioni che come ogni eccezione conferma la regola. La donna, sia per temperamento che per struttura anatomica, non è fatta per la guerra o per la lotta o per lavori particolarmente gravosi dal punto di vista fisico. Tuttavia ci sono le circostanze, e questo cambia tutto.

Se si considera la storia del moderno Stato di Israele che Dio, secondo le profezie, ha creato facendo  ritornare gli ebrei, secondo le sue promesse, nella terra dei Padri, si comprende come delle circostanze particolarmente gravi - come il concreto pericolo di essere sterminati - possa indurre una società a chiamare alla guerra sia gli uomini che le donne. Molte donne, in tali circostanze, hanno compiuto atti eroici con sprezzo del pericolo e  si sono guadagnate onore e rispetto dai loro compagni d’armi.

Parliamoci chiaro: Dio non ha creato la donna per la guerra o per la lotta, ma neanche l’uomo è stato creato per questo fine. La guerra, le sopraffazioni, lo sfruttamento, la mancanza di rispetto ecc., sono tutte frutto del peccato e del difettoso ordine sociale che l’umanità si è andata creando.

 

Lei mi chiede qual è il vero ruolo della donna nel disegno di Dio. La bibbia dice che il Signore ha creato la donna affinché l’uomo avesse accanto a se qualcuno simile, ma non uguale a lui, che potesse aiutarlo in modo costruttivo ed efficace (è questo il senso dell’espressione “aiuto convenevole”). Ma aiuto convenevole non significa essere la serva di casa, quella che lava i piatti, che prepara da mangiare, che fa il letto, che lava il bucato, che mette al mondo figli, che fa la spesa, che ha l’obbligo di soddisfare sessualmente suo marito e zitta perché a questo è stata destinata. Una serva che dipende dal marito (il maschio che sgobba come un asino perché questo è il suo destino) anche per avere 50 centesimi.

Non erano e non sono questi i piani di Dio per la donna. Come esiste la dignità dell’uomo così esiste quella della donna.

Ovviamente I lavori domestici non sono un’attività da disprezzare, tutt’altro. Tuttavia trovo doveroso, qualora sia necessario, che anche la donna contribuisca con un lavoro al benessere della famiglia, soprattutto ai nostri tempi in cui la vita è così cara. E per quanto riguarda le faccende domestiche non c’è niente di disonorevole se il marito contribuisce alla tenuta della casa svolgendo dei lavori che gli sono più consoni.       Un tempo, per le donne, la stessa sopravvivenza, o comunque la possibilità di condurre una vita dignitosa, dipendeva essenzialmente dal fatto se era sposata o meno, o se aveva dei parenti disposti ad aiutarla e proteggerla; e, se era sola, dai beni lasciategli dalla famiglia d’origine… sempre che questa fosse benestante. L’esempio di Naomi e Rut è illuminante. Quelle due vedove erano realmente povere, avevano perso tutto con la morte dei maschi della famiglia. Erano senza protezione e sono sopravvissute grazie al coraggio di Rut che, in virtù di un precetto della Legge di Dio riguardo ai poveri, poté raccogliere le spighe di grano lasciate a terra dai mietitore dell’aia di Boaz, un timorato israelita, e provvedere così al suo nutrimento e a quello di sua suocera. Ma quand’è che la vita di Rut e Naomi cambia radicalmente? Quando Rut sposa Boaz. È così che andavano le cose, e poco era cambiato fino a 150 anni fa. Ma mi rifiuto di credere che il destino l’avvenire di una donna possa dipendere da un eventuale matrimonio.

Grazie al Cielo oggi non siamo nel 3000 né nel 200 a.C., né nel 100 o nel 1800 d.C. Oggi la donna, che nei secoli passati era scaduta ad essere insignificante o di deprezzato valore nella scala sociale, si è riappropriata della dignità che le è sempre spettata e che Dio le ha dato. Oggi esiste l’assistenza sociale, l’istruzione è aperta a tutti e lo Stato - anche se sempre meno spesso - si prende cura dei meno abbienti. Anche se ancora vige la vergognosa legge che stabilisce che a parità di mansioni una donna deve essere pagata meno di un maschio,  dobbiamo ammettere che le cose sono cambiate in meglio, e in modo notevole.

In ogni caso, ma questo è un mio parere, la grande conquista delle donne non è stato soltanto il diritto al voto, ma il sacrosanto diritto di lavorare e di vedere riconosciuta la propria capacità e intelligenza nei campi più disparati. Voglio dire che se un tempo contava la forza fisica, oggi conta sempre di più la forza della mente, del pensiero, dell’immaginazione, tutte cose di cui le donne dispongono, con le loro femminili peculiarità, quanto gli uomini.

Basandomi sull’insegnamento della Bibbia, credo di poter affermare che una moglie sottomessa al proprio marito nel senso in cui intende Paolo (Ef. 5:24), possa essere un’ottima consorte e un’ottima madre anche se lavora. Soprattutto se la coppia sa dare la precedenza alle giuste priorità. Ad esempio per me e mia moglie la famiglia è stata più importante del fare soldi; quindi, pur lavorando tutti e due, il tempo destinato ai figli e a noi due era intoccabile, anche se significava avere meno risorse finanziarie. Per una persona non sposata il discorso non cambia. Lavorare, avere un’indipendenza economica, essere in grado di provvedere a se stessa, è una benedizione, ma attenzione a non fare della carriera l’idolo della propria vita. Come ho detto è una questione di priorità.

 

Lei mi chiede se una donna può fare politica o essere un magistrato? La mia risposta è: perché no? Se ne ha le capacità, la passione e il tempo, perché non contribuire al bene pubblico. Il problema è che non vedo sulla scena pubblica donne e uomini all’altezza di un tale compito. La maggior parte dei politici mi sembrano degli incapaci, una banda di chiacchieroni assetati di denaro, che non hanno mai svolto un vero lavoro in vita loro  e che si tengono stretti i loro privilegi. Li trovo degli imbroglioni; siano essi uomini o donne… tranne rarissime eccezioni.

Magari ci fossero degli uomini e delle donne onesti, capaci, che amano realmente il loro paese e che per questo vogliono mettere le loro energie e competenze al servizio dei concittadini per rendere la loro vita più semplice e migliore. Magari. Gente del genere meriterebbe il nostro appoggio e le nostre preghiere.

 

Per quanto riguarda i vari tipi di lavoro, sicuramente alcuni sono adatti per le loro peculiarità soltanto ai maschi, come ad esempio il muratore, il falegname, lo scaricatore, il facchino, il vigile del fuoco ecc., ma i lavori intellettuali, e quello di magistrato rientra tra questi, può essere svolto sia da un uomo che da una donna. Si tratta di preparazione, intelligenza, rigore morale e senso della giustizia, prerogative che alle donne non credo che manchino.

Quel che desidero ribadire con forza è che Dio ha dato all’umanità (maschi e femmine) delle capacità comuni ed altre proprie al loro genere affinché potessero, completandosi, contribuire al bene l’uno dell’altro e poi a quello della società in cui vivono. Dopo l’unitevi e moltiplicatevi, Dio ha dato ad Adamo ed Eva un’attività lavorativa. Non ha chiesto loro di essere una fabbrica di figli. Oltre alla capacità di riprodurci il Signore ci ha dato anche molto altro. Dio non ci ha chiesto nemmeno di essere dei geni capaci di cambiare il mondo, ma di vivere in pace, nell’amore, nell’onesta e nella laboriosità. Sono questi valori, se vissuti, che cambiano il mondo e fanno la differenza. Del resto quanti geni sono sconosciuti e le loro invenzioni del tutto ignorate perché non hanno i giusti appoggi politici o perché toccano gli interessi di industrie potenti? Circa una quarantina di anni fa un ingegnere italiano ha inventato una macchina che nel giro di poche ore trasformava l’immondizia in petrolio puro. Voleva regalare la sua invenzione e il brevetto allo Stato Italiano in modo che non dipendesse più dal petrolio arabo. Conclusione: lo Stato lo ha denunciato accusandolo di esercitare abusivamente la professione di petroliere. Di questo ingegnere e della sua invenzione non se n’è più sentito parlare. Poteva cambiare il mondo, almeno quello italiano, ma è finita così. Eppure, se lei lo avesse visto, era una persona comune. All’inizio degli anni duemila un giovane ingegnere americano ha inventato un dispositivo per alimentare i motori ad acqua. Bastava fare il pieno dal rubinetto di casa e grazie alla sua invenzione che innescava un processo chimico assolutamente ecologico, la sua macchina faceva 80 km. con un litro d’acqua. Che fine ha fatto questo giovane genio? È stato ucciso in un bar con un succo di frutta avvelenato. I progetti della sua invenzione? Scomparsi nel nulla.

 

Circa la sua ultima domanda, le rispondo che - per quanto mi riguarda - vero uomo è quello capace di provvedere al benessere della famiglia, di amare i suoi figli, di amare e rispettare la propria compagna e di assumersi le proprie responsabilità nel prendere le decisioni come capo famiglia. Senza escludere sua moglie, ma tenendo conto dei consigli e delle obiezioni che lei può avanzare. Tuttavia, alla fine, dopo aver pregato Dio e sentita sua moglie, la responsabilità della scelta finale è la sua. La moglie, in tal caso, non deve ostacolarlo ma piuttosto incoraggiarlo e stargli accanto. Questo, per quanto ho potuto capire, e quello che ci insegna la parola di Dio.

Nella speranza di esserle stato utile, la saluto cordialmente.

 

 

 

                                                                                                      Prof. Roberto Sargentini

 

 

 

 

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