Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

ADULTERIO DA UN PUNTO DI VISTA CRISTIANO-p.1 – PARABOLA LAPIDAZIONE - RIDIMENSIONAMENTO DELLA IMMEDIATA CONDANNA - di Renzo Ronca - 14-1-16- h. 9,45 - (Livello  4 su 5) 

 

 

Si sente spesso dire: “ogni separazione nella coppia è peccato e genera adulterio e come tale va sempre condannata”, o al contrario: “Dio perdona ogni cosa e nei tempi odierni una scappatella non è niente”

Se vogliamo fare una riflessione seria occorre inquadrare bene l’argomento in un contesto ampio. Ci vorrà forse più tempo e magari ci dilungheremo un poco,  ma quando si tratta di giudicare il comportamento del prossimo o accettare con superficialità ogni tipo di comportamento,  cerchiamo di non avere fretta.

 

“ogni separazione nella coppia è peccato e genera adulterio e come tale va sempre condannata”

 

Giusto? Sbagliato? Cominciamo col dire che quando l’uomo condanna “in nome di Dio” istituendo un giudizio che vale sempre per TUTTI, in TUTTE le situazioni, è sempre preoccupante.

 

Il cristiano è uno che cerca di seguire Cristo, e Gesù nella Sua prima venuta non è venuto espressamente per giudicare, ma per salvare  (“…perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo” -Giov 12:47b), chiamare alla salvezza, riallacciare i legami di pace e d’amore tra l’uomo che si è allontanato e Dio stesso.  Sarà nella seconda venuta che il Cristo verrà per giudicare.

Questo non vuol dire che il peccato non sia giudicabile, ci mancherebbe! E’ solo che noi adesso dobbiamo mettere l’accento più sulla salvezza delle persone che sulla loro condanna. Se ci pensate bene è una differenza di mentalità non da poco! Se noi infatti cerchiamo, come giusto, di assomigliare a Cristo, più che diffondere condanne dovremmo occuparci di riconciliare le anime a Dio Padre; infatti ciò che va predicato oggi è il “periodo di grazia” per mezzo della fede (1).

 

Ammesso che una persona sia nel peccato (di qualunque genere) se io affronto questa persona puntandole il dito contro, aumento la separazione tra lei e la misericordia di Dio. Non per la paura della condanna si ama il Signore. Compito del cristiano allora è riallacciare prima di ogni altra cosa i legami d’amore e di stima tra anima e Dio, e ristabilire un nuovo patto di fiducia e fedeltà. Questo, tra anima e Dio, è il “matrimonio spirituale” più importante, che fa da sfondo al fatto specifico dell’adulterio nella coppia, della separazione, divorzio ecc.. Una riscoperta di un patto tra noi e Dio, dove la fedeltà è fondamentale.

 

Quando questo avviene, e solo quando avviene (chiamiamo questo nuovo stato del credente “nuova nascita”) siamo di fronte ad una persona che viene progressivamente riempita dello Spirito di Dio. Sarà questa santa presenza divina nel cuore che, allontanando con la Sua semplice presenza il peccato che c’era prima, indurrà nella persona “nata di nuovo” comportamenti più “santi”, ovvero senza peccato, non più legati alle opere del mondo. Più entra il Signore vivo in un cuore e più questo, senza bisogno che ci sia un giudice esterno, riconoscerà la differenza tra le cose sante di Dio e quelle ambigue o peccaminose del mondo. Frasi che dice il Signore, come “Io odio il ripudio” (Mal.2:16) potranno allora entrare nella nostra mente ed essere elaborate con calma.

Nascerà dunque una COSCIENZA che guiderà il credente in comportamenti sempre più giusti.

La legge insomma non sarà più data da un codice esterno, come succedeva prima di Cristo, ma sarà scritta direttamente nel cuore, perché Gesù risorto, che vive in noi, è la nostra Legge.

 

Tutto questo ci fa riflettere allora sul comportamento di molti “cristiani” e molte chiese, che invece di intercedere per le anime bisognose, applicano ancora oggi delle condanne per tutti, come quelle che si applicano nei codici giudiziari. Esattamente come i Giudei applicavano la legge del taglione o le lapidazioni; se fosse giusto così il cristianesimo, mi chiedo cosa sia venuto a fare Gesù; non bastava la legge che c’era prima?

 

Quando dunque si è in presenza di un adultero o presunto tale, andiamoci piano. Gesù ci ha insegnato a non condannare. Se non lo fece Lui lo vogliamo fare noi?

 

Rileggiamo il passo:

“Allora i farisei e gli scribi gli condussero una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 dissero a Gesù: «Maestro, questa donna è stata sorpresa sul fatto, mentre commetteva adulterio. 5 Ora, nella legge Mosè ci ha comandato di lapidare tali donne; ma tu, che ne dici?». 6 Or dicevano questo per metterlo alla prova e per aver di che accusarlo. Ma Gesù, fingendo di non sentire, chinatosi, scriveva col dito in terra. 7 E, come essi continuavano ad interrogarlo, egli si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 Poi, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. 9 Quelli allora, udito ciò e convinti dalla coscienza, se ne andarono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; così Gesù fu lasciato solo con la donna, che stava là in mezzo. 10 Gesù dunque, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». Gesù allora le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più»” (Giovanni 8:3-11)

 

E’ da notare che Gesù non dice che la donna non aveva peccato, anzi le dice di non peccare più (dunque era vero che aveva peccato), però non la condanna: “Gesù allora le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più»”

 

Questa frase è molto importante perché ci fa riflettere tra l’altro sulla differenza tra peccato e peccatore: il primo (il peccato) è da evitare, il secondo (il peccatore) è da rimettere sulla giusta via.

 

Anche un’altra frase di questo passo merita un approfondimento: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». Domandiamoci a chi è riferito quel “voi”:

a) In primo luogo alle persone presenti in quel momento davanti a Gesù che volevano lapidare la donna;

b) In secondo luogo alle persone subito pronte a condannare senza rendersi conto che non sono così perfette da poterlo fare;

c) In terzo luogo a tutto il genere umano, (quindi anche a noi) che nasce già nel peccato e che solo per i meriti di Cristo può essere perdonato, non certo per l’applicazione di una legge. Tutti nasciamo nel peccato. “Sono tutti adulteri e traditori” dice Geremia (Ger 9:2); e Giacomo va oltre: “Adulteri e adultere, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. Pensate che la Scrittura dica invano: «Lo Spirito che abita in noi ci brama fino alla gelosia»?” (Giac. 4:4-5).

Potremmo dire dunque che tutti nasciamo già in stato di adulterio spirituale. Perché dice così? Perché Adamo tradì e commise “adulterio spirituale” unendo il suo cuore ai dubbi del serpente contro Dio. Adamo credette al serpente ingannatore e non fu fedele a Dio. Noi nasciamo da una coppia che si unì ad “un estraneo”.

In un certo senso l’uomo si è autocondannato da solo. E’ solo attraverso la redenzione per il sacrificio di Cristo che possiamo osare riavvicinarci al Padre.

Tutto questa introduzione  non ci serve per annacquare il peccato di adulterio (come vedremo più avanti), ma ci serve prima di tutto per ridimensionare il nostro “sacro zelo” che ci spinge talvolta al giudizio facile o a interpretazioni troppo letterali della Parola. Solo con un giusto atteggiamento -che è lo sguardo di Cristo- si può esaminare seriamente peccato e peccatore.

(continua)

 

 

 

 

 NOTE

(1)Il “periodo di grazia” è iniziato appena Gesù cominciò a predicare (Luca 4:17-21), e terminerà col rapimento della Chiesa, poco prima del ritorno di Gesù Cristo sulla terra. Vedi anche:  IL PERIODO DI GRAZIA PRIMA DEL RAPIMENTO DELLA CHIESA

 

 

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